Durante il soggiorno in Inghilterra, Giordano Bruno si recò a Oxford per tenere lezioni di astronomia, accompagnato dal nobile polacco Olbracht Łaski e dal poeta-guerriero Philip Sidney, che più tardi andrà a morire al fianco dei ribelli nei Paesi Bassi. In Europa gli intellettuali viaggiavano – e le idee circolavano – ben prima che a Schengen venisse sottoscritto il noto accordo.

La cultura dominante dell’età elisabettiana, fuori dai circoli universitari, era precisamente la filosofia occulta, con la sua magia, la malinconia, il suo scopo di penetrare in sfere profonde di conoscenza ed esperienza, scientifica e spirituale, la paura dei pericoli di una tale ricerca e della feroce opposizione che incontrò. Il suo più grande esponente fu John Dee, anch’egli figura errante di mago rinascimentale.

Giordano Bruno, la statua a Campo de’ Fiori, Roma

Tra i dottori di Oxford, ancora legati alla vecchia filosofia aristotelico-tomistica, si rideva delle bizzarre dottrine esposte dal Bruno, il quale suggeriva, tra le altre cose, di porre attenzione all’opinione di Copernico circa il movimento della Terra e la centralità del Sole. Il filosofo nolano si vendicò poco dopo, pubblicando forse il suo dialogo più famoso – “La cena delle ceneri” – ove si scagliò contro la pedanteria degli oxoniani. Copernico – scriveva il frate domenicano – aveva posto le basi della nuova scienza, ma essendo solo un matematico non era arrivato a comprendere il significato profondo della sua scoperta; ciò nonostante, aveva precorso l’avvento della verità e del profeta di essa – lo stesso Bruno – e dunque gli era dovuta gratitudine per la sua opera anticipatrice.

Tuttavia, neanche Copernico era stato soltanto un matematico, poiché aveva citato, vicino al suo diagramma del nuovo sistema, le parole di Ermete Trismegisto sul Sole come dio visibile contenute nell’Asclepius; né dimenticò di richiamarsi all’autorità di Pitagora e Filolao per corroborare l’ipotesi del movimento terrestre. Questa verità del passato, che veniva fatta rivivere, non era dunque l’eliocentrismo inteso in senso semplicemente astronomico, o come pura ipotesi matematica. Il Sole copernicano annunciava il risorgere vittorioso dell’antica, verace filosofia dopo il lungo periodo in cui era rimasta sepolta nelle tenebre. Ci troviamo innanzi a uno dei grandi crocevia della storia.

Una raffigurazione di Ermete Trismegisto nella cattedrale di Siena

Giordano Bruno riconduceva la magia rinascimentale alle sue fonti pagane: è la buona religione che fu relegata nelle tenebre quando il cristianesimo la distrusse, la proibì con le sue leggi e sostituì la sapienza ermetica, col suo fondamento neoplatonico, con il culto di cose morte, riti assurdi, cattiva condotta morale e guerre continue. Nei successivi dialoghi italiani si accentuava il compito del frate domenicano, in un programma di totale restaurazione pagana della religione di Ermete Trismegisto, reso evidente nello “Spaccio de la bestia trionfante”:

… siccome la divinità discende comunicandosi alla natura, così alla divinità si ascende attraverso la natura – così con la vita rilucente delle cose naturali si sale alla vita che vi soprassiede. […] quel che mi sembra deplorevole è che vedo alcuni insensati e stolti idolatri che […] imitano l’eccellenza del culto dell’Egitto e cercano la divinità, di cui non hanno alcuna consapevolezza, negli escrementi di cose morte e inanimate; con tutto ciò si beffano […] di noi […] e quel che è peggio, trionfano vedendo i loro pazzi riti in tanto grande reputazione e quelli degli altri affatto svaniti e abbandonati. […] il fato ha ordinato l’alternanza delle tenebre e della luce. […] Ma il male è […] che essi hanno la certezza di essere nella luce.

Il cosmo nell’ambito del quale operava un mago rinascimentale come Giordano Bruno non era diverso, nelle sue linee essenziali, da quello tipico del Medioevo. Era mutato l’atteggiamento del sapiente nei confronti di esso – non più il devoto spettatore delle meraviglie della creazione divina, colui che venera Dio al di sopra della creazione, ma un sottile operatore che cerca di far proprio il potere del piano divino e di astringere a mezzo di questo l’ordine naturale. Attraverso la magia, l’uomo imparava nuovamente a servirsi della catena che lega la terra al cielo.

Giordano Bruno desiderava realizzare una riforma duratura e permanente in cui tutte le lotte religiose sarebbero state risolte, e tutte le fedi unificate, dal ritorno alla primitiva religione ermetica. Dopo il fallimento di unità politica, naufragato con la nascita dei nazionalismi e delle scissioni religiose, la missione si incanalava su una via mistica.

Anticipato dall’opera teorica di Marsilio Ficino e Giovanni Pico della Mirandola, Giordano Bruno si rivolse ai più potenti monarchi dell’epoca sperando di ottenerne l’appoggio, dal cattolico Enrico III di Francia alla regina Elisabetta d’Inghilterra, da Enrico di Navarra (in seguito Enrico IV di Francia, un ugonotto guascone che si convertì al cattolicesimo perché “Parigi val bene una messa”), ai prìncipi tedeschi, nell’attesa che potessero condurre il mondo verso la riforma che sperava: una miscela mozzafiato di filosofia occulta intrecciata con uno spirito acutamente disgregatore, schierato in difesa della dignità umana contro la pedanteria, l’ingenuità, la pigra passività – contro l’immoralità del sostenere un’opinione per ottenere il favore di altri e l’irrazionale decidere secondo l’opinione della maggioranza, come se il numero dei saggi superasse quello degli sciocchi.

Il Medioevo aveva portato avanti la tendenza speculativa dei greci – la teologia costituì il coronamento della filosofia e la contemplazione il vero fine dell’esistenza umana – qualsiasi impulso operativo non poteva che essere ispirato dal demonio. Ma d’improvviso tutto muta: l’attività pratica acquistò importanza e dignità prima sconosciute; era conforme alla nuova religione che l’uomo-mago esercitasse i propri poteri.
L’impulso all’abbattimento della vecchia cosmologia, operato dalla teoria della centralità del Sole, trovò spunto nell’atteggiamento ermetico verso il mondo. Risuonavano ovunque gli echi di un imminente ritorno della meravigliosa religione degli Egizi, le loro leggi morali avrebbero sostituito il caos presente, e il segno celeste che proclamava il ritorno della luce egizia, a cacciare le tenebre correnti, era il Sole copernicano.

Non sai, o Asclepio, come l’Egitto sia l’immagine del cielo…? A dir la verità, la nostra terra è il tempio del mondo. Ma ahimè, verrà il tempo in cui l’Egitto mostrerà di essere stato invano un religioso cultore della divinità; poiché la divinità, rimigrando in cielo, lascerà l’Egitto deserto, e questo seggio di divinità rimarrà vedovo di ogni religione, abbandonato dalla presenza degli dèi, perché vi succederà gente straniera e barbara senza religione, pietà, legge e culto. […] Le tenebre si preporranno alla luce, la morte sarà giudicata più utile della vita, nessuno alzerà gli occhi al cielo, il religioso sarà stimato insano, l’empio sarà giudicato prudente, il furioso forte, il pessimo buono. E credetemi che inoltre sarà sancita la pena capitale a colui che si dedicherà alla religione della mente; poiché si troveranno nuove giustizie, nuove leggi; non si troverà nulla di santo, nulla di religioso; non si udirà cosa degna di cielo o di esseri celesti. Rimarranno solo angeli malvagi che mischiati agli uomini forzeranno i miseri all’audacia di ogni male come fosse giustizia, dando materia a guerre, rapine, frodi e tutte le cose contrarie all’anima e alla giustizia naturale: e questa sarà la vecchiaia, il disordine e l’irreligione del mondo. Ma non dubitare Asclepio, perché allora, dopo che saranno accadute queste cose, il signore e padre Dio, governatore del mondo, l’onnipotente provveditore, con diluvio d’acqua o di fuoco, di malattie, di pestilenze, o con altri ministri della sua misericordiosa giustizia, senza dubbio darà fine a cotal macchia, richiamando il mondo all’antico volto.

I primi anni del XVII secolo conobbero un lussureggiante sviluppo di ogni tipo di occultismo e magia. Crescenti grida d’allarme si alzarono da più parti contro l’intensificarsi delle pratiche magiche e richiedevano che fosse posto un freno all’intero movimento, nonostante i filosofi professassero di essere giusti e magnanimi, così negli atti come nelle intenzioni. Giordano Bruno finì sul rogo e le pretese di restaurazione pagana degradarono nella scienza moderna quantitativa e nel razionalismo geometrico cartesiano. Di fronte a un bivio, imboccando una delle due strade, si entrò in un mondo e ci si allontanò da un altro. Possiamo chiederci: che cosa lasciammo allora? Cos’era e cosa sarebbe stato il mondo che scartammo? E soprattutto: ci sono cose che, in modo inconsapevole, ci portiamo ancora dietro?

Così, in quegli anni decisivi, nei quali crollò il mondo rinascimentale dalle cui rovine nacque la modernità secolarizzata, correnti e flussi di ogni tipo irruppero impetuosamente dal passato e vorticarono intorno ai protagonisti di quest’epica lotta, gli aspetti della quale non sono, ancora oggi, del tutto chiari. Nelle sue fasi iniziali, la rivoluzione scientifica si produsse più per una modificazione sistematica sul piano delle concezioni filosofiche che per un progresso nella tecnica; perché sia accaduta una simile rivoluzione nel modo di pensare è un fatto del tutto oscuro, che appartiene alla storia segreta dei rivolgimenti sotterranei.

Purificato del suo spirito vitale, introdotte le leggi di gravità e di inerzia come nuovi princìpi di movimento, inteso oggettivamente e non in termini soggettivi, l’universo rinascimentale si trasformò in una macchina disanimata, in eterno movimento secondo leggi proprie, introdotte originariamente da un dio grande architetto e matematico. Ermete Trismegisto doveva essere messo da parte per consentire al secolo XVII di avviarsi sulla strada del progresso.

Dio come Grande architetto del mondo

La differenza fondamentale fra l’atteggiamento del mago e quello dello scienziato, nei riguardi del mondo, è che il primo volle attirarlo dentro di sé per modellarlo a sua immagine, mentre lo scienziato esteriorizza e spersonalizza il mondo con un atto di volontà che si muove nella direzione opposta a quella indicata negli scritti ermetici. Quando la meccanica e la matematica subentrarono alla magia, questa interiorizzazione, questa intima connessione fra mens e mondo, dovette essere evitata ad ogni costo. Nella necessità di questa energica reazione, si può probabilmente scorgere l’origine di quella sventurata impostazione che degradò radicalmente il problema dello spirito rispetto a quello della materia e del suo funzionamento.