Nel mondo neoliberale, in cui il senso di empatia e simpatia verso il prossimo viene sostituito da una banconota verde, capita anche di veder trasformata la sanità non come un qualcosa che offre un servizio a chi ha bisogno di cure per la vita, ma come una macchina da soldi dal valore di mercato di 6 trilioni di Dollari. Il mondo che vorrebbero imporci, trasforma i pazienti in numeri ed in veri consumatori; in effetti, dentro gli ospedali si consuma di tutto: medicinali, flebo, pasti e quant’altro ed ogni reparto di ogni singolo ospedale, anche il più remoto, ha bisogno di una quantità industriale di forniture e servizi. Il grande business della sanità insomma, ha origine da qui: l’uomo di oggi, è riuscito a vedere lucro anche in un settore nato per accogliere umanamente chi rischia la vita. Non a caso, proprio la sanità in Italia è stato un settore interamente devoluto alle Regioni e da lì gli scandali che hanno coinvolto aziende pubbliche e cliniche private dal 2000 ad oggi non si contano nemmeno più; ma adesso, il business della sanità potrebbe diventare un affare a carattere globale.

L’offensiva sui sei trilioni di Dollari di valore del ‘mercato’ dei servizi della sanità, è partita negli scorsi mesi e fa parte di un disegno più ampio dal nome di TISA, ovvero Trade In Service Agreement. Il termine mercato non è un caso: il TISA è un accordo internazionale che si vorrebbe concludere a breve sulla liberalizzazione dei servizi, compresi quelli della sanità. Tale accordo, coinvolgerebbe tutte le principali economie dei servizi del pianeta: USA, Canada, UE, Australia, Nuova Zelanda ed in più altri 18 paesi che premono per la ratifica del trattato. E’ un qualcosa di analogo al TTIP, solo che in ballo ci sono esclusivamente i servizi di tutti i generi e riguarda non solo UE ed USA, ma il 70% del mercato globale dei servizi. Si verrebbe in pratica a creare un carrozzone che assorbe quasi interamente tutto il mondo dei servizi; da quelli dei trasporti, alle comunicazioni, fino appunto alla sanità. Liberalizzare i servizi di aree così vaste nel mondo, vorrebbe dire dare il via libera alle grosse multinazionali del settore di divorare una fetta enorme dei tanti milioni di miliardi di Dollari che ogni anno girano in tutto il pianeta per finanziare dai più piccoli ai più grandi servizi.

Quella della sanità, è soltanto l’ultima magagna scoperta in merito al TISA; è emersa nel terzo ed ultimo documento rivelato in merito al trattato in discussione in gran segreto da diversi anni e che starebbe subendo una certa accelerazione. A rivelare tale documento, è stata l’Associated Whistle-Blowing Press; in esso, si rivela per l’appunto il piano d’attacco alla sanità pubblica a livello mondiale, con servizi liberalizzati e quindi con il definitivo passaggio del concetto stesso di sanità da servizio da offrire al malato a grande azienda globalizzata da cui ricavare enormi profitti. Nei precedenti documenti, uno dei quali emerso nell’estate del 2013 dallo scandalo Wikileaks, si faceva presente la liberalizzazione dei servizi assicurativi, nel secondo invece si faceva riferimento a delle proposte volute dalla Coalition of Service Industries, dentro il quale troviamo colossi quali HP e Google, che intendevano portare avanti un accesso senza barriere ai dati inerenti scelte ed orientamento dei consumatori, da scambiare liberamente da paese a paese in barba ad ogni più basilare legge sulla privacy. Se con il TTIP si aggredisce il mondo del lavoro, con il TISA ad essere sotto attacco degli squali di quella finanza internazionale che intende promuovere con maggior ferocia un nuovo ordine mondiale regolato interamente dal cosiddetto ‘mercato libero’, sono i servizi e quindi i beni che materialmente servono al cittadino per soddisfare anche le primarie esigenze di vita, come nel caso della sanità.

Di fatto, con il TISA si smembra ogni residuo di servizio pubblico offerto dalla mano pubblica, a favore invece di una privatizzazione di ogni aspetto della vita quotidiana. Un attacco a tutto tondo quindi, non solo al sistema attuale ma anche al buon senso: tutto sarebbe controllato, con l’apparente nobile scusa del ‘libero mercato’, dalla mano privata e sarebbero pochi privati a gestire l’immensa e gigantesca mole di dati, beni e servizi che servono alla vita quotidiana di ogni singolo cittadino. Del TTIP si inizia a sapere molto ed il caso è anche approdato nel Parlamento Europeo ed è diventato un affare politico di non poco conto nel vecchio continente: Berlino frena su alcuni punti importanti del trattato, il nuovo governo greco di Tsipras dichiara di avere intenzione di non votarlo. Dunque, la pressione sul TTIP incomincia ad essere ben marcata e qualcosa a livello squisitamente politico ne frena la corsa; ma sul TISA si conosce ancora ben poco e soprattutto la gente non ne sospetta in molti casi neppure l’esistenza. E questo rischia di non creare grossi ostacoli ad una repentina accelerazione della definitiva ratifica di tale trattato; informarsi bene su cosa voglia dire e su quanti aspetti della nostra vita quotidiana inciderebbe il TISA, è l’unica arma per evitare di rassegnarsi di vivere in un mondo divorato dalla finanza ed in cui anche i servizi più basilari non vengono posti nell’interesse dell’uomo ma in quello del lucro.