Il parlamento greco non è riuscito ad eleggere il capo dello stato, e il premier Samaras è stato costretto ad optare per le elezioni anticipate, che si terranno il 25 Gennaio. I sondaggi danno primo partito Syriza, la sinistra radicale capitanata da Tsipras, inseguita da Neo Dimokratia, liberali pro Europa, e dietro anni luce il KKE, Alba Dorata, To Portami, Pasok e il neo-nato Movimento per il cambiamento di Papandreou, ex premier costretto alle dimissioni nel 2011. Syriza rappresenta l’unione della sinistra e raggruppa una moltitudine di medio-piccoli partiti che vanno dai socialdemocratici ai radicali, dai trotkisti ai maoisti, dagli ambientalisti ai femministi. Un programma politico certamente ambizioso, che fa della fine dell’austerità il suo cavallo di battaglia: nazionalizzazione delle banche, dei settori strategici e degli ospedali privati, aumento dei sussidi, delle sovvenzioni e della protezione sociale, uscita dalla NATO per una migliore organizzazione che salvaguardi la pace. Syriza ha aumentato i suoi consensi presentandosi come un’alternativa diversa ma non drastica, e i due punti fondamentali del suo programma lo testimoniano: audit del debito pubblico, rinegoziazione degli interessi e sospensione dei pagamenti da un lato, e finanziamento diretto dello stato da parte della BCE senza passare per ulteriori intermediari bancari dall’altro. Per Syriza quindi esiste un debito buono che va onorato, magari con un abbassamento degli interessi, e un debito cattivo che va ripudiato perché considerato illegittimo (come fecero Argentina ed Ecuador). Nel Febbraio 2014 l’economista del partito G. Stathakis ha affermato che la parte del debito che va ripudiata è del 5%, mentre l’altra rappresenta il debito “buono”. Continuare a far pagare al popolo greco il 95% di un debito non suo lo costringerà a vivere con il cappio al collo come ha fatto fin’ora. L’altro punto è quello di esigere dall’UE che la BCE finanzi direttamente gli stati e non operi su mercato aperto: e se questa, come aspettabile, si rifiuterà? C’è un piano di riserva? Piano che deve per forza di cose essere l’uscita dall’euro.

Per descrivere Syiriza, possiamo dire quindi che è la sintesi tra keynesismo e ’68. Economicamente infatti vuole aumentare la spesa pubblica andando a prendere i soldi dai redditi elevati e dalla sospensione del pagamento dei debiti. Ma aumentare la spesa pubblica essendo limitati dai vincoli europei (che vogliono revisionare, ma resteranno ovviamente identici) e non avendo il monopolio sull’emissione di moneta, significa continuare ad avere le mani legate, e nel migliore dei casi porterà ad un addolcimento della crisi. Dal punto di vista sociale è l’erede del ’68: diritti per tutti, femminismo isterico, ambientalismo, abbandono dell’idea di patria, rifiuto della “Forte Europa” ed apertura a tutti i paesi anche non europei. È insomma un partito pro-globalizzazione e anti-austerità: il calcio d’angolo per l’Unione Europa. Il nemico non è più il capitalismo, lo sfruttamento, i rapporti di forza, l’imperialismo: ma la Merkel, l’austerità e la casta. Per comprendere l’anti-imperialismo di Syriza riportiamo due frasi emblematiche: “Ieri si è aperta una nuova pagina per la Francia. La vittoria della sinistra”(12 Giugno 2012) riferita alla vittoria delle elezioni del “socialista” Hollande che avrebbe cambiato l’UE, e “Sento che è possibile avere un dibattito costruttivo con Washington sulla questione della crisi dell’Eurozona.” pronunciata da Tsipras in persona in visita nel Texas a fine 2013. Più volte si sono sentiti elogi del governo di Obama da esponenti di Syriza per la svolta democratica degli Stati Uniti, per il suo neo-keynesismo e per il suo capitalismo buono. Inutile ora ricordare quanto Obama e Hollande siano sempre in prima fila quando c’è da far cadere un governo straniero sovrano, quando ci sono da bombardare popolazioni innocenti e quando c’è da depredare uno stato delle sue ricchezze.

Syriza è l’esempio di quella che Preve definiva compresenza tra “ortodossia dei fini” e “integrazione nel sistema politico”, come in Italia lo era stato Diliberto con le tre unità (dei comunisti, della sinistra, dei democratici) e con l’appoggio di Veltroni, Napolitano e Bersani per battere Berlusconi. Syriza è una minestra riscaldata che raggruppa pseudo-comunisti, radicali, ambientalisti, socialdemocratici, femministi, per porsi come vento di cambiamento nell’Unione Europea e non come vera alternativa. La sinistra rappresenta il calcio d’angolo dell’Unione Europea capitalista, imperialista, braccio delle multinazionali e dei poteri (quelli veri) transnazionali, e prima dimentichiamo la vecchia definizione sinistra=anticapitalismo, meglio sarà per tutti. È bene sapere che per quanto Syriza potrà far bene alla Grecia non la farà risollevare e rinascere: riformare il sistema di emissione dell’euro e rimandare il pagamento dei debiti ritarderanno il collasso economico. Questa Unione Europea e questa moneta privata non sono riformabili: se l’Europa vuole veramente cambiare smetta di essere sottomessa agli Stati Uniti ed inizi a guardare ad est e a prendere esempio dall’ALBA, un vero processo di integrazione e collaborazione tra paesi. Questa è l’altra Europa: i tempi del riformismo sono finiti.