I media internazionali, e particolarmente quelli iraniani, hanno dato grande risalto all’incontro, avvenuto in giornata a Teheran tra il ministro della difesa russo Sergey Shoigu e il suo omologo iraniano Hossein Dehgan. Durante i colloqui intercorsi tra i due esponenti istituzionali, è stato firmato un importante accordo volto all’implementazione della cooperazione militare tra Russia e Iran; questo accordo prevede, tra le altre cose “l’espansione della pratica delle visite delle navi della marina militare ai porti russi e iraniani” oltrechè issues di comune interesse, come gli scambi a livello di delegazioni o nell’ambito delle diverse esperienze di peace-keeping e nel contrasto al terrorismo; altro passo importante delle dichiarazioni rilasciate dal ministro Shoigu circa i colloqui, è stato il sottolineare come le due parti si siano confrontate su diverse tematiche di politica internazionale e regionale, particolarmente sulla questione del flusso di droga proveniente dall’Afghanistan e l’annosa questione del già citato terrorismo che ha ormai fagocitato una porzione notevole di Iraq. E’ stato quindi dichiarato che “i nostri giudizi sulla situazione sono per buona parte simili o identici.”

E’ quindi più che facile concludere, come d’altronde affermano le fonti della nota agenzia La Voce della Russia, che questa nuova cooperazione tecnologico-militare possa essere una vera e propria prefigurazione ad una modifica dei rapporti intercorrenti tra Russia e Iran, attualmente piuttosto scarsi dal punto di vista economico a causa delle limitazioni dovute alla sanzioni ONU nel contesto del contenzioso internazionale circa il programma iraniano sul nucleare. Queste trattative e questo accordo, potrebbero quindi essere un’anticipazione di una rinegoziazione della posizione dell’Iran nella sede internazionale e l’avvio della soluzione della controversia anzidetta.

Questa eventuale modifica, insieme con una più che solida intesa geopolitica e militare con la Russia, porterebbe l’Iran ad inserirsi più saldamente nel contesto delle potenze alternative al blocco occidentale, prefigurandone un futuro importante attivismo regionale visto sia il suo sostegno alla Siria di Assad, sia la sua vicinanza con l’Iraq e l’Afghanistan, due Paesi che, vittime delle guerre di esportazione della democrazia made in USA, sono ormai piombati in uno stato di semi-anarchia e fungono da serbatoio di consensi per il terrorismo dello Stato Islamico e di Al-Qaeda; ammesso e non concesso che siano due entità differenti.