di Francesco Manta

La ventata di novità preannunciata dal grande entusiasmo che ha accompagnato la vittoria elettorale di Syriza con il suo leader Alexis Tsipras, si è momentaneamente configurata come una leggera brezza tra i capelli dei potenti d’Europa, che cercano di tenere a freno lo zelo di un capo di governo e della sua squadra di ministri, sempre più intenzionati a dare filo da torcere alla Troika.Nel Paese ellenico, la più antica democrazia del mondo, le difficoltà economiche hanno messo sempre più in ginocchio le esauste finanze statali, sempre più bisognose e avide  di aiuti dalle istituzioni europee, a loro volta sempre più impazienti per i faticosi passi percorsi dalle istituzioni greche verso le riforme strutturali promesse e non ancora concretizzate. D’altro canto, i governanti del Paese si oppongono con veemenza alle restrittive e soffocanti prese di posizione delle istituzioni centrali e della Germania in primis, così che vi sia sempre attrito tra le parti contraenti. Capita dunque, che negli scenari di incertezza si insinuino delle componenti che contribuiscano a destabilizzare un sistema che già risente della precarietà di equilibrio: così la Russia di Putin si è intromessa negli affari dell’Occidente. La visita di Tsipras a Mosca era pianificata per il 9 di maggio, in occasione delle pompose celebrazioni della vittoria della Seconda Guerra Mondiale, ma è stata anticipata di un mese, all’8 aprile, vista la drammaticità della situazione della Grecia, che cerca in tutti i modi di ottenere dei fondi per coprire le spese per stipendi e pensioni.

Il fatto che Putin abbia con grande interesse aperto le porte ad Atene, può fornire un ottimo spunto di riflessione su come la Grecia possa rappresentare l’ago della bilancia nelle relazioni Est-Ovest e come possa minare la tenuta dell’eurozona, quantitative easing permettendo. Un eventuale flirt politico-economico tra Mosca ed Atene non è una ipotesi azzardata come si potrebbe pensare, viste le grandi affinità storiche e culturali tra i due Paesi. Ciò rappresenterebbe un’arma efficace nelle mani del Cremlino: qualora la Russia dovesse accontentare le richieste economiche della Grecia, potrebbe contare sul voto contrario di Tsipras in sede di discussione delle sanzioni conseguenza della crisi ucraina che, senza l’unanimità, non sarebbero rinnovabili. Tale prospettiva produrrebbe delle conseguenze sgradevoli anche in ottica NATO, indebolendo il fronte sud-orientale del patto atlantico, rendendolo più vulnerabile. L’orbitazione della Grecia intorno alla Russia, quindi, sarebbe un duro colpo per la solidità militare americo-centrica.

Obama cerca dunque di salvare il salvabile, invitando Angela Merkel a cercare un accordo con il governo greco. Per questo anche gli USA sono scesi in campo al fine di mediare una soluzione diplomatica del contenzioso Grecia-UE, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo disastro di politica estera americana. In un’agenda internazionale ricca di appuntamenti per questa settimana, la carta russa risulterebbe l’asso nella manica di Tsipras che, qualora dovesse vedersi sbattere la porta in faccia dall’Europa, potrebbe trovare un’ancora di salvezza nei sicuri porti moscoviti. Ad Occidente temono questo allontanamento del Mediterraneo orientale dal blocco filo-americano che, a questo punto, si troverebbe a flirtare (Turchia inclusa), in un triangolo amoroso con Putin, ponendo delle basi critiche per una frattura difficilmente sanabile.

Quale che sia lo scenario più incline a configurarsi lo sapremo nelle prossime settimane, tuttavia non si può trascurare come una forma di clientelarismo tariffato e sovvenzionato dall’altro lato dell’Atlantico venga ad intromettersi (ancora una volta) nelle faccende europee. In una visione paneuropeista e solidalmente schierata, una spaccatura del continente dalle venature economiche e politiche metterebbe in discussione il progetto di estensione ad Est dell’Unione Europea e della NATO. Qualora ciò accadesse, sarebbe davvero così catastrofico? Liberarsi dai vincoli di hard power americano non è faccenda da ignorare. L’iniziativa di Tsipras, che corre su una doppia linea parallela, mette a nudo il fatto che l’arbitrio di una entità politica debba essere anteposto a delle perverse logiche di circuizione del consenso, e che questa UE, per come si sviluppa, non ha ancora maturato una concezione di conseguimento del bene comune.