L’Italia è ormai il secondo paese per numero di contagiati e vittime da Covid-19, subito dietro la Cina. L’aggiornamento del 22 marzo, ore 18, è un bollettino di guerra: 46638 persone attualmente ricoverate, 5476 deceduti, 7024 feriti. Il mondo si è mobilitato per il Bel Paese, anche se solo simbolicamente: statue e palazzi sono stati illuminati con il tricolore italiano, da Rio de Janeiro ad Aleppo. Altri paesi, invece, come la Cina, hanno lasciato da parte l’inventario del simbolismo, della fratellanza a distanza, impegnandosi in prima linea nella lotta al Covid19.

La Cina è, indubbiamente, il paese che ha aiutato di più l’Italia negli ultimi due mesi, sia attraverso cospicue donazioni che dando priorità alla nostra domanda di beni igienico-sanitari ed ospedalieri. Soltanto la settimana scorsa, la Croce Rossa Cinese ha trasportato oltre 30 tonnellate di aiuti umanitari e medicinali.

Domenica, invece, è stato il turno della Russia: il presidente Vladimir Putin ha istruito il ministro della difesa, Sergei Shoigu, affinché organizzasse in tempi celeri un’imponente missione umanitaria con destinazione l’Italia. Giuseppe Conte ha chiamato, il Cremlino ha risposto: positivamente. Una sola missione, ma di dimensioni significative: nove aerei II-76 adibiti al trasporto di una squadra di 180 persone, fra epidemiologi, virologi e personale medico generico, e oltre 2 tonnellate di aiuti di vario tipo, strumenti all’avanguardia per la disinfestazione urbano-stradale.

Il protagonismo russo-cinese non è passato inosservato a Washington, e nei giorni scorsi la Casa Bianca ha iniziato a dedicare maggiore attenzione al (finora) trascurato alleato. La notizia non ha avuto grande riscontro mediatico, ma la settimana passata un aereo cargo DC8 proveniente dagli Stati Uniti è atterrato a Verona. L’aereo conteneva un ospedale da campo, medici e 20 tonnellate di aiuti: tutto gratuito, tutto gentilmente offerto da un’organizzazione evangelica, la Samaritan’s Pursue. Domenica, sullo sfondo dell’arrivo del primo II-76 russo in Italia, un altro aereo statunitense carico di aiuti atterrava ad Aviano ed altri aiuti arriveranno nei prossimi giorni, stando al Pentagono e alla Segreteria di Stato.

È una corsa a chi aiuta di più, ma dietro l’umanitarismo di facciata si nasconde l’ennesimo braccio di ferro geopolitico fra Washington e Pechino, e Roma è la vittima che viene trascinata dalla forza della corrente, come sempre, incapace di una scelta di campo autonoma, eterna indecisa, perennemente pavida. Quando la crisi sarà rientrata, l’Italia non potrà più permettersi alcun tipo di corteggiamento manifesto da parte cinese. Non si potrà dire sì alla Nuova Via della Seta e continuare a rifiutare il 5G, non si potranno alternare visite fra Washington e Pechino. L’Italia è il ventre molle dell’Unione Europea, ma mentre la Russia ha abbandonato da tempo il proposito di utilizzare il Bel Paese come un cavallo di troia, dopo la svolta ultra-atlantista della Lega e il nulla di fatto ottenuto nel luglio dell’anno scorso a Roma, la Cina sembra aver deciso di tentare il tutto per tutto, sfruttando al massimo la presenza dei 5 Stelle, di Luigi di Maio alla Farnesina.

Fra Cina e Italia si trova un importantissimo mediatore, il Vaticano, che mai come nel dopo-Benedetto XVI ha creduto nella necessità storica di intavolare un dialogo con l’impero celeste, normalizzare i rapporti bilaterali, porre fine alla persecuzione e facilitare la trasmigrazione della chiesa cattolica in Asia. È noto, infatti, fra gli addetti ai lavori, che la diplomazia della Santa Sede abbia avuto un ruolo nel dare manforte al governo durante la firma del memorandum d’intesa sulla partecipazione alla Nuova Via della Seta, avvenuta a marzo dell’anno scorso.

Se l’Italia non avesse deciso di legarsi alla Cina, difficilmente si sarebbe visto tanto attivismo filo-italiano in questo periodo – questa è la dura verità – Xi avrebbe risposto alle richieste di aiuto di palazzo Chigi, ma forse ci sarebbero state meno donazioni e più vendite. Lo stesso Trump non avrebbe probabilmente inviato un ospedale da campo e aiuti per 20 tonnellate per fronteggiare l’insidia cinese.

L’Italia è l’eterno ventre molle d’Europa, vittima di un trattamento ignominioso da parte dei partner europei fra sequestri di mascherine, annullamenti degli ordini delle merci, e attacchi contro le borse e le aziende dei settori strategici. La Cina vorrebbe cogliere l’occasione per aumentare la propria influenza sul Bel paese, gli Stati Uniti ambiscono ad evitare ogni ulteriore infiltrazione cinese nel Vecchio continente e potrebbero anche soffiare con successo sull’euroscetticismo, alla luce dello scioccante atteggiamento antagonistico ed egoistico che sta tenendo ogni singolo paese dell’Ue.

In ogni caso, a crisi finita, l’Italia non potrà più rivolgersi alle cancellerie di tutto il pianeta alla ricerca di aiuto. L’Italia appartiene al blocco euroatlantico, è così dal secondo dopoguerra e si tratta di un posizionamento difficilmente mutabile, e la prova di ciò sono le minacce velate giunte all’indirizzo del nostro esecutivo, negli ultimi tempi, da parte del segretario di stato Mike Pompeo e dell’influente stratega Edward Luttwak.

Ma, appunto perché l’Italia è un anello debole, un giocatore tradizionalmente votato al doppiogiochismo e alle svolte, ai cambiamenti improvvisi di fronte, il suo posizionamento geopolitico potrebbe non essere così inamovibile. Una classe politica lungimirante e realmente dedicata alla difesa dell’interesse nazionale dovrebbe tenere in considerazione i continui rifiuti ricevuti dall’Unione Europea ed anche gli aiuti chimerici degli Stati Uniti, alternati a minacce, perché gli alleati si vedono nei momenti di crisi, le alleanze vengono stabilite per avere la certezza di un appoggio in situazioni emergenziali.

L’epidemia di Covid-19 è una situazione emergenziale, una crisi umanitaria, e l’Italia, in questo momento di buio, ha ricevuto più aiuto da Cina, Russia, Cuba, Egitto e Venezuela, che da qualsiasi altro paese-alleato europeo. E sarà proprio l’Europa, o meglio l’Unione Europea, l’argomento centrale della nuova puntata di Confini. Quali effetti potrebbe avere il Covid-19 sulla tenuta del sogno europeo? Quali conseguenze per i capisaldi dell’Ue, ossia Germania e Francia? In che modo il Covid-19 potrebbe ridisegnare gli equilibri continentali e mondiali?