E’ andato tutto come doveva, come forse era anche giusto che fosse. Nessuna sorpresa sconvolgente, del resto il risultato di quelle che sono le consultazioni più importanti dallo scoppio della crisi del debito nell’eurozona, era ampiamente scritto fin dalle elezioni europee dello scorso maggio. Ha vinto Syriza ma soprattutto ha vinto Alexis Tsipras, il volto nuovo della politica europea, un altro quarantenne che ha fatto della parola elpida, speranza, il suo cavallo di battaglia. Del resto è proprio grazie a quella parola che ha ottenuto un risultato straordinario riuscendo a portare al governo un partito che fino al 2009 a malapena arrivava al 4%, un vero e proprio miracolo politico il cui merito va tutto all’ex leader degli studenti ateniesi. La Grecia ha quindi voltato le spalle in massa alle politiche neoliberiste di austerità, promosse dalla Germania e passivamente accettate dagli storici partiti greci, Pasok e Nuova Democrazia, che hanno pagato duramente il loro servilismo incondizionato ai diktat della Troika e della tecnocrazia di Bruxelles.

In particolare il Pasok, lo storico partito socialdemocratico greco al governo per ben otto volte dal 1974, è quasi completamente scomparso dalla scena politica , e fa anche una certa impressione vedere quello che era tra i maggiori partiti socialdemocratici d’Europa passare in meno di sei anni dal 44% ad un misero 4 %. Il contrario di Syriza, insomma, che deve ringraziare proprio le sciagurate scelte del Pasok se oggi si prepara a governare legittimamente il “grande malato” d’Europa, dal momento che i voti mancanti al partito socialdemocratico sono andati a confluire in gran parte nel partito di Tsipras. Una migrazione di voti che spiega anche le scelte riformiste di Syriza che, da coalizione di partiti della sinistra radicale, movimentista e anticapitalista, si è trasformato in un moderno partito moderatamente di sinistra, completamente riformato, lontano dalle posizioni massimaliste dei cugini del KKE e delle altre numerose organizzazioni affini come la neonata Antarsya, insomma più una Sel in salsa greca che non un vero partito di sinistra con la S maiuscola. Syriza è diventato un partito presentabile, una sinistra moderata, profondamente europeista, contraria all’uscita della Grecia dall’eurozona, un partito che piace proprio a tutti, in primis ai media, che hanno trasformato il leader Tsipras da giovane in prima fila nelle manifestazioni anti globaliste dei primi anni 2000, a superstar della politica, con una sovraesposizione mediatica difficilmente riscontrabile altrove. La scelta dei greci è stata, però, anche una scelta innegabilmente sovranista, una scelta di rottura ma che rischia di risolversi in un clamoroso flop, non tanto per volere delle istituzioni finanziarie europee, quanto più per le possibili difficoltà che potrebbe affrontare il nuovo governo alla prova dei fatti.

Il fenomeno Tsipras rischia di rivelarsi un buco nell’acqua, uno specchietto per le allodole, insomma, rischia di essere l’utile idiota al servizio di quei poteri economico-finanziari che si propone di abbattere, un buon collettore per indirizzare la rabbia dei greci verso un partito antisistema ma non troppo, in grado di rabbonire gli stremati greci con la promessa del cambiamento. Un cambiamento ancora tutto da dimostrare, la cui prospettiva sarà più chiara solo dopo che sarà sciolto il nodo relativo alle alleanze, una mossa decisiva dal momento che Tsipras per un soffio non riuscirà a governare con un monocolore ma dovrà guardarsi attorno. In prima fila ci sono i centristi di Potami, l’ennesimo partito “anticasta”, creato ad arte da un ex presentatore televisivo dall’incerta collocazione politica, seguono a ruota i socialdemocratici del Pasok, che però, visti i loro precedenti nel governo uscente pro-austerità, rischiano seriamente di vedersi sbattere la porta in faccia. A bussare alla porta di Tsipras potrebbe esserci anche il partito dei Greci Indipendenti, un piccolo raggruppamento di centro-destra nato dalla costola anti-Troika di Nuova Democrazia. Un raggruppamento abbastanza composito ma tutt’altro che sulla linea di Tsipras. Ciò significa che, probabilmente, alcuni dei temi caldi della campagna elettorale cari all’elettorato di Syriza potrebbero essere sacrificati sull’altare delle alleanze. Non ci saranno i comunisti del KKE sull’uscio di casa Tsipras. Quello che a tutti gli effetti dovrebbe essere l’alleato naturale del neo primo partito di Grecia, ha da tempo detto no al giovane leader della sinistra radicale (ma non troppo), accusandolo di essere il cavallo di Troia del capitale, colpevole di non aver individuato i veri nemici della Grecia e del suo popolo: capitalismo, Nato ed Unione Europea. Costituisce poi un capitolo a parte Alba Dorata, che sebbene in notevole calo, complici gli arresti che ne hanno dimezzato la leadership e la totale ostracizzazione dal sistema politico-istituzionale, è ormai la terza forza politica del paese anche se con un misero 6%. Insomma la partita greca è appena iniziata, il calcio d’inizio lo ha dato Syriza con il suo capocannoniere Tsipras, un goleador nato che però ora dovrà misurarsi con ben più importanti sfide, come l’imminente elezione del capo dello stato e le trattative con la Troika sul debito greco. Importante sarà anche la posizione che assumerà nei confronti della Nato e della Russia, dopo che in campagna elettorale si era espresso contro le sanzioni a Mosca e a favore delle popolazioni del Donbass massacrate dalla guerra civile. Staremo a vedere, intanto facciamo gli auguri al popolo greco, perché possa essere finalmente padrone del suo destino.