Il grande giorno delle Presidenziali francesi è infine arrivato. I milioni di elettori che affolleranno le urne per celebrare il primo turno della tornata elettorale decideranno probabilmente il futuro prossimo della Francia e dell’Unione Europea: in tal senso intervistare Alain De Benoist ci permette di passare in rassegna le principali tematiche dei vari candidati offrendo dal vivo uno spaccato originale ed autentico della realtà transalpina.

Alain De Benoist, partiamo dallattualità. Pochi giorni prima delle elezioni presidenziali c’è stato lennesimo attentato terroristico in Francia, sui Champs Elysées di Parigi. Si è discusso molto su chi ha tratto benefici da questo episodio di violenza.

Se proprio dovessero favorire qualcuno credo personalmente che l’attentato dell’altra sera abbia favorito i candidati anti-sistema, in particolare quelli che hanno accentuato la matrice terroristica e la necessità di trovare una soluzione. Quello che colpisce nella campagna elettorale è che a parte qualche eccezione pochi candidati hanno parlato in generale di terrorismo. Tra le eccezioni ci sono  stati Marine Le Pen, Nicolas Dupont Aignan e François Fillon ma in linea di massima non è stato uno dei temi principali. Eppure la Francia vive in un clima contaminato dagli attentati e quello sui Champs Elysées è solo uno dei tanti.

Venendo al tema del populismo, tema centrale della sua ultima pubblicazione. Vorrei dissertare con Lei il candidato Jean Luc Mélenchon del Parti de gauche, che in Francia è diventato un vero e proprio fenomeno elettorale. Che opinione si è fatto? Ci troviamo di fronte ad un populismo autentico?

Mélenchon è il candidato che ha fatto la miglior campagna elettorale. E’ salito molto velocemente nei sondaggi affossando Benoit Hamon del Partito Socialista. La sua “Francia indomabile” è un evidente fenomeno populista. Ma c’è un dato più interessante: la sua ascesa politica è proporzionale alla sostituzione della parola “popolo” con la parola “sinistra”. Più ha parlato di “popolo” e più è salito nei sondaggi, più diceva “sinistra”, più perdeva consenso. Possiamo dire dunque che Mélenchon incarna un populismo di sinistra.

Durante le elezioni americane molti elettori di Bernie Sanders, dopo lendorsement ad Hillary Clinton, hanno detto di votare per Donald Trump. E possibile uno scenario simile in Francia?

Il contesto politico negli Stati Uniti è molto diverso da quello in Francia. Credo che questo passaggio di voti sarebbe molto più marginale qui da noi. Comunque una piccola parte dell’elettorato di Mélenchon, in particolare i nuovi elettori, quelli più sensibili agli accenti populisti, potrebbero senza dubbio votare una Marine Le Pen al secondo turno qualora il loro candidato non dovesse arrivare al secondo. Aggiungo un’altra cosa. L’ipotesi inversa pure sarebbe valida. Immaginatevi un secondo turno che vedrebbe Mélenchon contro Macron. Una parte dell’elettorato del Front National darebbe il proprio voto al primo piuttosto che al secondo.

E stata una campagna elettorale in cui tutti i candidati hanno utilizzato la parola sistema con unaccezione negativa. Anche lo stesso Emmanuel Macron, leader di En Marche. Che opinione si è fatto su questo uomo politico?

E’ un prodotto di marketing, è una sintesi, Macron è un algoritmo che ha utilizzato delle tecniche elettorali americane per portare avanti la sua campagna elettorale. E’ evidente che sia il candidato dell’élite contro le quali si scagliano i movimenti populisti.

 I cattolici in Francia da che parte stanno?

La proporzione dei cattolici che votano Front National è aumentata radicalmente negli ultimi dieci anni. François Fillon è il candidato di una parte degli animatori della Manif Pour Tous, e lo scelto hanno in maniera un po’ azzardata perché potrebbe rimanere delusi qualora non riuscisse a mantenere le sue promesse.

 In che modo queste elezioni presidenziali sono state diverse da quelle precedenti?

 Sono radicalmente diverse perché mai nella storia ci sono state così tante sorprese. L’aspetto più importante rimane la decomposizione del sistema politico francese. Per la prima volta possiamo assistere ad un ballottaggio senza i partiti tradizionali.

 Il momento populista che Lei ha descritto è un fenomeno passeggero? 

 Ho titolato il mio libro “Il momento populista” e non “L’era populista” proprio per questo motivo. Il populismo è in crescita ovunque ma finirà un giorno. E’ un fenomeno di transizione che si ritirerà dopo la cancellazione dello status quo. Il populismo non è un’ideologia ma uno stile.

Ripubblichiamo l’intervista pubblicata in esclusiva su Il Giornale del 23 aprile 2017