El Salvador è il più piccolo tra gli stati dell’America centrale ma con i suoi quasi sette milioni di abitanti, di cui la metà residente nell’area metropolitana della capitale, risulta anche il più densamente popolato. Dopo essere stato protagonista di una lunga e sanguinosa guerra civile, tra il 1980 e il 1992, è tornato alla democrazia vedendo alternarsi al governo un partito conservatore ed economicamente liberista e un movimento di sinistra ispirato più al progressismo lulista che al bolivarismo venezuelano. La guerra civile che ebbe inizio con l’assassinio di monsignor Romero l’11 marzo 1980 ha provocato la morte di 75 000 persone ed è terminata solo con gli accordi di pace di Chapultepec in Messico quando il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale, FMLN) smobilitò le sue divisioni armate per diventare un partito politico. Il FMLN, ispirato al rivoluzionario salvadoregno Agustín Farabundo Martí, nacque nel 1980 dall’unione del Partito Comunista Salvadoregno (PCS) con quattro organizzazioni guerrigliere formatesi all’inizio degli anni settanta: il Frente de Acción Popular Unificado (Fronte Unificato di Azione Popolare, FAPU), il Bloque Popular Revolucionario (Blocco Popolare Rivoluzionario,BPR), le Ligas Populares 28 de Febrero (Leghe Popolari 28 febbraio, LP-28) e il Movimiento de Liberación Popular (Movimento di Liberazione Popolare, MLP). Dopo diciassette anni all’opposizione il FLMN riuscì a vincere le elezioni presidenziali, per la prima volta, il 15 marzo del 2009 quando il giornalista televisivo Mauricio Funes sconfisse, con il 51% dei voti, il candidato dell’Alianza Republicana Nacionalista (ARENA) Rodrigo Avila. Fra gli Stati con il maggior tasso di criminalità e corruzione al mondo El Salvador ha visto anche il primo presidente eletto di sinistra accusato di appropriazione indebita e peculato durante il suo mandato. Funes, però, dallo scorso settembre ha ricevuto asilo politico in Nicaragua. In ogni caso impossibilitato ad una ricandidatura per le elezioni presidenziali dalla Costituzione che non permette la consequenzialità del mandato, Funes ha ceduto il testimone all’ex guerrigliero Salvador Sánchez Cerén, già suo vice, che in vantaggio di dieci punti percentuali dopo il primo turno del 2 febbraio 2014 si è dovuto accontentare di una risicatissima vittoria nel secondo turno del mese successivo che lo ha visto prevalere con appena il 50,1% sull’ex sindaco della capitale San Salvador, ed esponente dell’ARENA, Norman Quijano.

Ecco dove si trova il piccolo stato di El Salvador

Ecco dove si trova il piccolo stato di El Salvador

Nei giorni scorsi, El Salvador è riuscito a dotarsi di una norma, unica nel sistema centro – sud americano, che vieta ulteriori attività estrattive: il provvedimento, varato con una larga maggioranza dal Parlamento (69 voti su 84), vieta che da questo momento in avanti si concedano licenze estrattive e chiude la strada anche alle richieste già avviate che si trovano in corso d’esame e a questo punto dovranno essere ritirate. Inoltre, si procederà alla chiusura delle miniere attive e alla bonifica dell’ambiente circostante affinché sia restituito alle popolazioni del posto nelle condizioni migliori. La nuova misura non inciderà sull’economia nazionale dato che solamente lo 0,3% del Pil proviene dall’industria estrattiva in una nazione priva di idrocarburi e le cui uniche estrazioni, finora, sono state quelle di oro, argento e fingerite. La “Ley de prohibicion de la minería metalica en El Salvador” ha avuto una lunga gestazione, la sua discussione è, infatti, iniziata ben dodici anni fa durante i quali sono stati assassinati quattro ambientalisti impegnati nella difesa della terra dalla contaminazione mineraria. Si è giunta alla sua approvazione passando per sei diverse iniziative legislative e un processo intentato dalla multinazionale canadese-australiana OceanaGold che al tribunale speciale della Banca Mondiale aveva chiesto un risarcimento di 284 milioni di dollari, pari al mancato introito per lo sfruttamento di un sito che secondo l’azienda avrebbe garantito oltre 42 tonnellate d’oro e 323 di argento. Pur vincendo l’arbitrato internazionale, lo Stato di El Salvador è stato rimborsato dalla multinazionale per soli 8 milioni di dollari a fronte dei 30 necessari per le spese legali. Le basse royalties, pari ad appena il 2%, e i dati forniti dal ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali nel 2014 secondo cui il 90% dell’acqua di superficie della nazione è inquinata hanno convinto l’opinione pubblica dell’urgenza del provvedimento tenendo conto, inoltre, che oggi in El Salvador il 20% della popolazione non ha accesso a fonti idriche pulite. Nella nazione che dal 2011 ha adottato il dollaro come moneta ufficiale, l’economia è basata prevalentemente sull’esportazione di materie agricole in virtù di una popolazione legata all’agricoltura di sussistenza che spera, come gran parte del continente, in una riforma agraria che rompa l’egemonia dei pochi latifondisti che detengono la maggior parte dei terreni coltivabili.

L’approvazione in parlamento della legge contro l’estrazione mineraria

Il provvedimento è unico nello scenario del Sud America: nemmeno altri Stati dove da circa un decennio sono in atto politiche riformiste e popolari, come Ecuador o Bolivia, sono state adottate simili norme ed anzi proprio nei paesi sopra citati le vicende inerenti le attività estrattive sono attualmente tra le più delicate grane contro cui si scontrano i partiti di governo e la popolarità dei principali attori politici.