La piccola repubblica della Federazione Russa, la Cecenia, teatro di guerra civile dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica in poi, nonostante conti meno di un milione e mezzo di abitanti, oggi, forse per le sue riserve di petrolio, per l’importanza strategica nella diffusione di gasdotti e oleodotti o forse perché è un confine di fondamentale importanza geopolitica per la Russia, rappresenta più di ogni altro stato lo specchio dei conflitti globali. Il paese a maggioranza musulmana continua ad essere spaccato in due, non più però tra separatisti nazionalisti e fedeli russi ma tra ceceni mussulmani e fondamentalisti islamici uniti a milizie autonome armate sempre fedeli al califfato islamico. Il regime di Ramzan Kadyrov però, nonostante tutto è riuscito, similmente ad Assad in Siria, ma con meno difficoltà grazie alla ridotta misura del paese, a garantire stabilità, combattendo e sconfiggendo, in sintonia con le forze di Putin, il terrorismo armato.

Lunedì 19 gennaio a Grozny, alla luce degli attentati francesi, 800.000 persone musulmane, fedeli al regime e nemiche giurate del califfato, sono scese in piazza al grido “noi non siamo Charlie”, sulla scia delle posizioni del presidente Kaydrov, il quale ha dichiarato davanti al quasi milione di persone: “Il gruppo jihadista dello Stato Islamico si trova sotto la tutela della Cia e di altri servizi segreti occidentali… i dati attestano che il generale americano David Petraeus, ex Capo del Comando centrale Usa, avrebbe “arruolato” il capo dello Stato Islamico Abu Bakr al-Baghdadi”. “Gli Stati Uniti e i paesi Occidentali hanno trasformato il Medio Oriente in Un trampolino di Lancio gigante per addestramento dei terroristi. Hanno pensato ciò al fine di distruggere i singoli paesi, per denigrare l’Islam in tutto il Mondo, di stabilire il controllo per molti decenni nel Medio Oriente, ricco di risorse, e per distogliere l’attenzione da altri conflitti in questa parte del mondo”. Della stessa opinione sembrano essere i vescovi cristiani ortodossi i quali hanno espresso la volontà di collaborare con il leader ceceno unendo le forze con il popolo musulmano, come il vescovo di Makhachkala e Grozny Varlaam i quali hanno dichiarato “Oggi vi siamo vicini e diciamo ‘no’ al male che l’Occidente cerca di diffondere, seminando discordia tra le religioni”. Le sue posizioni hanno chiaramente collocato Kaydrov tra i principali nemici delle forze occidentali.

La gratitudine e vicinanza a Vladimir Putin ribadita recentemente nel suo discorso allo stadio Sultan Belimkhanov: “L’America e l’Europa hanno dichiarato una guerra economica alla Russia. Essi cercano di diffondere il caos, il panico e sconvolgimenti di massa. Ma il popolo russo è unito intorno al suo leader Vladimir Putin, e il popolo ceceno ha un ruolo centrale in quest’unità”. “Putin ha aiutato il nostro popolo per quindici anni. Ora chiediamo al leader russo a considerarci un corpo volontario del supremo comandante-in-capo pronta a difendere la Russia, la sua stabilità, i confini e lo svolgimento dei compiti di qualsiasi grado di complessità”. Il 16 dicembre ha espresso il suo incondizionato appoggio alle regioni dell’ Ucraina sud-orientale sul canale NTV commentando le dichiarazioni di Kiev sul suo possibile inserimento tra i ricercati internazionali ha detto: “Possono continuare a dire quello che vogliono. Ma ho intenzione di chiedere al presidente Putin il permesso di lasciare il mio posto per andare nel Donbass per tutelare gli interessi di quei cittadini che si battono lì adesso “. Nel suo profilo instagram ha manifestato le sue intenzioni di inserire simbolicamente nella lista delle persone bandite dal paese Obama, José Manuel Barroso, Herman Van Rompuy in risposta alle azioni occidentali in Ucraina, Libia, Siria, Iraq e Afghanistan, che ha definito “terrorismo di stato”.

In ogni caso, oggi la Repubblica di Cecenia oggi è pacificata, i problemi restano grandi ma come dichiarato dallo stesso Kaydrov, rimane un argine invalicabile per lo stato islamico e nonostante i ripetuti attentati subiti, l’intelligence è sempre meglio attrezzata ed in grado di respingere le forze della jihad provenienti da Siria, Iraq e dal vicino Daghestan. Le minacce inviate dal Califfato “gli aerei che hai inviato in aiuto ad Assad noi li manderemo contro di te” sembrano aver perso efficacia nei confronti di Vladimir Putin e dei suoi alleati Kaydrov, Assad, veri nemici dell’ estremismo e unici garanti dell’ ordine insieme all’ Iran, in un medioriente spinto sempre più verso l’orlo dell’ inferno, ridotto a polveriera pronta ad esplodere in un conflitto globale.