E’ proprio destino che quella zona di Pechino sia punto nevralgico di incontri, decisioni e svolte importanti che riguardano la Russia ed i suoi rapporti internazionali; è il quartiere olimpico, lì dove nel 2008 svettava la fiamma olimpica che simboleggiava l’ingresso della Cina nei ‘piani alti’ della comunità internazionale e dove in quei giorni frenetici dell’agosto di sei anni fa, capi di stato e leader da tutto il mondo si erano recati per assistere alle Olimpiadi. E fu proprio in quell’occasione, all’interno del quartiere olimpico, che Putin, allora primo ministro ed in visita a Pechino come rappresentante del suo paese per l’apertura dei giochi, ha deciso per una risposta militare all’attacco della Georgia contro la popolazione dell’Ossezia del Sud; leggenda vuole, che Putin abbia informato l’allora presidente USA, George W. Bush, propria nella tribuna d’onore dello Stadio Olimpico a pochi minuti dalla cerimonia di apertura. Oggi il quartiere olimpico ospita il vertice APEC, ovvero la riunione di tutti i paesi che si affacciano sulle acque del Pacifico e che negli anni ha accresciuto la sua importanza di pari passo con l’avanzata economica delle tigri asiatiche. Ed ancora una volta, Putin sceglie questo quartiere per importanti passi della politica estera della sua Russia.

Ci sono importanti differenze tra lo scenario informale del dietro le quinte della cerimonia di apertura di Pechino 2008 e quello di oggi; sei anni fa, a rubare la scena, nonostante una popolarità al minimo e nonostante la imminente chiusura del suo mandato, era Bush: fotografi tutti per lui, telecamere puntate su di lui mentre applaudiva la cerimonia di apertura o mentre salutava gli atleti americani; nonostante dalle poltrone dello stadio Olimpico avesse iniziato a comandare una guerra, Putin invece passava in secondo piano. Oggi il contesto è radicalmente cambiato: a Pechino quest’anno, la scena è tutta per il presidente russo, il quale è presente accanto al presidente cinese, Xi Jinping, in ogni foto di rito e l’impressione è che Putin sembri quasi il ‘co-padrone’ di casa dell’evento. Obama invece, proprio non riesce a scaldare i cuori della stampa cinese ed internazionale; defilato, cercato spesso soltanto dalle tv americane, l’attuale presidente USA a Pechino non sta trovando proprio un’accoglienza calorosa e soprattutto non sembra avere quell’aria da ‘primo della classe’ sempre avuta dai presidenti USA in ogni incontro internazionale.Anzi, il suo sembra essere il ruolo di un rappresentante di uno dei tanti di Stati partecipanti all’APEC, non proprio quello di una ‘superpotenza’ che da 70 anni a questa parte non ha perso occasione di rinfacciare con una certa arroganza la presunta superiorità economico/militare, che oggi più che mai però sembra supportata solo da pilastri di cartapesta visti gli insuccessi diplomatici e militari degli ultimi anni.

Un rovesciamento di prospettiva evidente quindi, tra il 2008 ed il 2014: cerimoniali e rituali da protocollo, indicano con maggior vigore delle stesse parole pronunciate dai protagonisti dell’APEC il profondo cambiamento intercorso in questi anni. In Asia, gli USA non riescono più ad avere quell’appeal anche mediatico, che invece attecchisce solo e soltanto in Europa ormai, visto che Sudamerica e gran parte dell’Africa hanno manifestato già da anni di avere insofferenza verso la bandiera a stelle e strisce. E non può essere diversamente: ciò che sotto gli occhi di Obama si sta verificando, è un momento di svolta storico fondamentale per le sorti dell’estremo oriente e quindi di gran parte dell’economia mondiale. In primo luogo, grazie agli accordi economici stipulati tra Russia e Cina: annunciati da mesi, a Pechino sono stati messi nero su bianco i contratti circa le nuove forniture di gas che Mosca garantirà ad una Cina sempre più assetata di materie prime. Ma tra i due colossi euroasiatici, c’è in ballo molto di più: rapporti culturali più stretti, visioni comuni sulla politica estera e, in generale, le basi per la creazione di un grande corridoio economico/politico che va a stringere sempre di più le relazioni tra questi due paesi.

Spiccano, in particolar modo, i toni molto accesi con cui Putin ha criticato la politica estera USA e con cui, senza mezzi termini, ha auspicato maggiori scambi con le monete nazionali di ogni singolo paese APEC per fare in modo (testuali parole) ‘che non siano più gli Stati Uniti l’unico centro del mondo’. Toni che proseguono quindi la nuova linea, più dura con gli USA, inaugurata al forum di Valdai nel mese scorso; ma se a Sochi il diretto interessato, Barack Obama, era lontano 11 ore di aereo, a Pechino Putin ha pronunciato queste importanti frasi mentre l’inquilino della Casa Bianca era, di fatto, nella stanza accanto a quella dove Russia e Cina firmavano gli accordi commerciali. Quel che è andato in scena nella capitale cinese, si potrebbe definire come vera e propria prova generale di un mondo multipolare, un sistema in cui altre potenze possano ricreare un certo equilibrio nella politica internazionale e colmare il vuoto lasciato dall’Unione Sovietica con la caduta del muro di Berlino di 25 anni fa. Ed in molti notano che, se sia un caso o meno non è dato saperlo, le frasi di Putin sono arrivate nell’immediata vigilia di un anniversario che Europa ed USA hanno festeggiato praticamente da sole, senza che il resto del mondo applaudisse alla sceneggiata atlantista portata avanti nella capitale tedesca.

Ma non solo Russia e Cina hanno monopolizzato l’APEC 2014: spicca l’accordo di libero scambio tra Pechino e Seul, in cui si abbattono il 90% di tariffe doganali attualmente esistenti a livello commerciale, così come il riavvicinamento tra Cina e Giappone. Due grosse potenze asiatiche da sempre ‘cani di guardia’ USA in estremo oriente, che stringono accordi con il dragone cinese che a sua volta si stringe sempre più alla Russia; e tutto questo, sotto il naso stropicciato di Obama. Da Pechino 2008 a Pechino 2014, la storia sembra decisamente cambiata. E dall’APEC di questi giorni, si intuisce un dato fondamentale: il Pacifico sarà l’ago della bilancia della politica internazionale nei prossimi anni.