“L’operazione militare e umanitaria Mare Nostrum è iniziata il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza sanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. L’Operazione consiste nel potenziamento del dispositivo di controllo dei flussi migratori già dal 2004”.

Questa la descrizione dell’ormai ben nota operazione da parte del Ministero della Difesa. Interventi che più che risolvere od attenuare un problema lo ingigantiscono spaventosamente. Si tratta poi di una questione non certo recente, ormai ultradecennale, acuita pesantemente dai diversi conflitti nelle zone arabe e del Nord Africa che hanno aumentato a dismisura l’instabilità del mediterraneo. Quali sono i costi materiali e sociali di “mare nostrum”? Unità navali, elicotteri, droni. Soltanto con i mezzi messi a disposizione si raggiunge un livello di spesa di circa dieci milioni di euro mensili. A questa “paghetta” vanno poi aggiunte le spese per il servizio di accoglienza, e quindi per gli alloggi (ormai stracolmi ai limiti di ogni ragionevolezza, tanto che molti vanno ad occupare stabili, parchi ed aree pubbliche), cibarie ed altre forme sussidiarie necessarie per la permanenza sul nostro territorio. Da qui in poi la stima diventa difficile. Il tutto ricade poi sugli italiani, due volte. Innanzitutto sulle loro tasche, trattandosi evidentemente di denaro pubblico (sebbene il ministro della difesa Pinotti abbia tentato – tempo fa – di rincuorare i cittadini sottolineando che le risorse utilizzate provengono dalle casse del ministero, non da quelle di Stato; curioso come ad una persona quale un ministro sfugga il fatto che le due cose, di fatto, coincidano).

La seconda volta poi per i pesanti impatti socio-economici. Sul nostro territorio risiedono oltre quattro milioni di italiani in stato di povertà assoluta, tra i quali grandi famiglie e numerosi minorenni. Abbiamo sedici e passa milioni di pensionati, tra i quali circa il 14 per cento riceve un mensile al di sotto dei cinquecento euro(!) e un altro trenta per cento percepisce cifre di poco superiori (nel frattempo ovviamente nemmeno un cinque per cento sguazza nello sfarzo). Ogni giorno falliscono più di trenta imprese, col risultato di circa 9000 fallimenti registrati nei soli primi nove mesi del 2013. Ci si chiederà – alla Di Pietro – cosa “ci azzecchi” tutto ciò col fenomeno immigratorio. Tutto! Perché nessuno nega il diritto ed il dovere di accogliere profughi, esiliati, rifugiati politici e vittime. Tuttavia è un lusso che, raggiunta una quota limite, non possiamo permetterci. Scavalcando la sterile (ed isterica) polemica “xenofobi/vs politically correct”, la soluzione è come sempre nel giusto mezzo. I flussi migratori fanno parte della storia dell’umanità da prima della scoperta del fuoco, e spesso qualche brontolone ricorda come gli stessi americani non ci vedessero di buon occhio nei primi del Novecento per lo stesso motivo. Tuttavia le nostre strutture letteralmente scoppiano, straripano di persone, non ne abbiamo di altre e non possiamo costruirne. Non prima di avere un tessuto economico sano, non fin quando non saranno risolte le emergenze abitative degli italiani, dato loro lavoro ed uno stipendio dignitoso. Non è razzismo, è raziocinio. Uno Stato socialmente ed economicamente debole senza un adatto controllo delle frontiere non può che barcollare e destabilizzarsi ulteriormente. Un Paese non può dare troppo aiuto se non è prima in grado di aiutarsi da solo, pena il solo ed unico incremento del disagio sociale e del degrado, tanto che si parli di italiani quanto stranieri.

E non destino allora stupore e sconforto le terribili morti marittime, le decine di corpi senza vita o malati che arrivano sulle nostre sponde. Questa è il primo dei risultati dell’ “apriti sesamo”, delle porte spalancate (si ricordi i nostri parlamentari “illuminati” che hanno recentemente abolito il reato di immigrazione clandestina): disperati speranzosi che sempre più arricchiscono organizzazioni criminali, che li sfruttano ed accrescono sempre più i loro affari sulla nuova “tratta degli schiavi”, poveracci (e a volte delinquenti) senza la benché minima idea di cosa andranno ad affrontare. La Sicilia non è il primo porto d’Italia raggiungibile dal Mediterraneo, ma d’Europa. Un continente ed un’unione assolutamente sordi alle nostre richieste di aiuto e di supporto. Diversa invece l’attenzione della stessa Ue nei nostri confronti quando si tratta di venire a batter cassa, e in quel caso a far le orecchie da mercanti dovremmo invece (condizionale) esser noi. Curioso poi che i maggiori Paesi interessati da continui flussi siano quasi tutti nei “Piigs”, cosa che se da una parte è giustificabile geograficamente, dall’altra dimostra ancora una volta l’infima considerazione dell’Unione nei nostri confronti, che loro sì, ci lasciano affogare nel “mare nostrum” di guai. Renzi intanto festeggia per il semestre italiano a Bruxelles, noi no, perché non cambierà assolutamente nulla, soprattutto perché la guida Juncker è solo l’ennesima garanzia di asservimento alla Germania e ai poteri forti.