di Alessandro Leonardi

Sono passati sette anni dalla prime avvisaglie della grande crisi finanziaria che ha investito, nel lontano 2007, il sistema occidentale. A seguito dell’esplosione della bolla dei subprime, le economie dei Paesi avanzati si erano ritrovate nella più grave recessione dal dopoguerra. Attraverso manovre finanziarie, deficit spending e l’attivismo estremo delle banche centrali, si è riuscito a tamponare e mitigare gli effetti delle follie finanziarie commesse nel decennio precedente, innescando una debole ripresa in alcuni paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, il Giappone, la Germania, ecc.

Sulle basi di questa “presunta” ripresa sono stati fatti spesso grandi annunci da parte dei leader europei e americani, salvo poi essere categoricamente smentiti dalle cifre e dai fatti successivi. Proprio negli ultimi giorni è uscito un interessante report[1] elaborato dal Centro Internazionale di studi bancari e monetari, in cui si contesta la comoda versione propagata dai media, nella quale viene spesso affermata la solidità del sistema finanziario/economico attuale e il suo lento disindebitamento, onde evitare in futuro nuove crisi. Al contrario, secondo nuove analisi, il tasso di indebitamento ha superato addirittura i livelli allarmanti della vecchia fase pre-crisi, intercorsa durante il 2006/7. Questa non è solo l’unica notizia negativa e inquietante che giunge dai siti specializzati. Altri allarmi arrivano dalla bolla dei prestiti studenteschi americani, che ha superato i 1000 miliardi di dollari. Così come il ritorno in grande stile dei “prodotti tossici” finanziari, i quali hanno rilanciato una fortissima speculazione globale[2] scollegando de facto i mercati dall’economia reale, come ha timidamente manifestato il capo dell’FMI[3].

Sulla base di questi molteplici segnali negativi, non può non sorgere una riflessione sulle due massime strategie adottate dai paesi occidentali nei confronti del tracollo finanziario del 2007/8. Negli ultimi anni abbiamo assistito, spesso attoniti, al feroce dibattito sulla strada da seguire per uscire definitivamente dalla morsa negativa. Da una parte i fautori delle manovre neo-keynesiane, attuate specialmente negli Stati Uniti, in Inghilterra e nel Giappone, attraverso l’esplosione dei debiti pubblici, combinate con una politica fortemente espansiva delle banche centrali (i famosi Quantitative Easing). Dall’altra parte il rigorismo nord-europeo, chiamato comunemente austerity, concentrato principalmente sulle riforme strutturali e il contenimento della spesa pubblica. Ma alla luce dei dati inquietanti e dai segnali minacciosi, incomincia a sorgere il sospetto che entrambe le “soluzioni” siano state in qualche modo fallimentari.

La presunta ripresa degli Usa mostra decisamente una faccia poco rassicurante, dato che la disoccupazione viene tenuta sotto controllo grazie ai minijob/working poor e il sempre più basso tasso di occupazione, tornato al livello del 1978. A questo si aggiunge l’aumento netto delle diseguaglianze, specialmente sotto la presidenza Obama[4] e l’emergere di bolle enormi dalla parte di Wall Street. Invece nell’area Euro, la tanto decantata austerity ha finito per produrre una depressione generalizzata in alcuni Paesi del Sud Europa (Grecia, Spagna, Portogallo) e una recessione o stagnazione in due dei maggiori Paesi: Italia e Francia. Senza contare il continuo incremento dei debiti pubblici, a discapito delle premesse della teoria in questione. Alla luce di un’analisi obiettiva della realtà, viene da affermare che le suddette “terapie” si sono rivelate una grande illusione, alimentata a tutto spiano dalle classi dirigenti per guadagnare tempo e nascondere la tremenda verità ai cittadini inermi. Oltre al continuo indebolimento della classe media, tenuta a galla attraverso i debiti (privati e pubblici), emerge il pressapochismo dei nostri leader, probabilmente alla prese con un sistema globale ormai fuori controllo. Così nell’anno 2014 si riaffaccia, come in un tragico deja vù, il film già visto all’inizio del 2007…

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[1]http://www.voxeu.org/sites/default/files/image/FromMay2014/Geneva16.pdf

[2]http://www.valori.it/finanza/i-fondi-speculativi-piu-indebitati-che-mai-7935.html

[3]http://www.wallstreetitalia.com/article/1745800/lagarde-andiamo-verso-una-nuova-era-di-mediocrita.aspx

[4]http://www.investireoggi.it/economia/negli-usa-disuguaglianze-mai-cosi-alte-come-con-obama-colpa-della-fed/?refresh_ce