Sembrava tutto finito. Non che il futuro economico della nostra penisola si prospettasse con sfumature più rosee, ma la procedura di infrazione per l’elevato debito pubblico (nonostante quest’ultimo continui ad aumentare) era ufficialmente terminata a fronte del rispetto del parametro sul deficit. C’era chi  in via XX settembre era pronto ad urlar vittoria, festeggiando con ipotetici allentamenti della stretta fiscale ed ancor più ipotetici fondi messi a disposizione da Bruxelles.

Invece no. La procedura di infrazione- provvedimento che scaturisce direttamente dall’iniziativa della Commissione europea- è tornata, seppur con motivazioni diverse. L’Italia sarebbe rea di non aver rispettato la direttiva UE, teoricamente recepita tramite un decreto legislativo del 2012, volta a fissare a 30 giorni le tempistiche di pagamento della pubblica amministrazione. Ciò che fa maggiormente specie è che è stato proprio il commissario italiano Antonio Tajani, con competenze nel settore della politica industriale, ad avanzare il procedimento giurisdizionale che potrebbe concludersi con l’adire la Corte europea di giustizia e, in caso di accertata colpevolezza, con sanzioni pecuniarie.

Le accuse scagliate al commissario Tajani non hanno affatto natura patriottica, come se  martoriare il proprio Stato fosse ormai pubblica amministrazione. Pardon, ordinaria. Si evincono invece dalle parole del sottosegretario Del Rio accuse di strumentalizzazione politica: Tajani lascerà presto la carica di commissario per sedersi nel Parlamento sotto le file di FI, e la procedura di infrazione si collocherebbe nella strategia di un preciso attacco all’operato dell’esecutivo renziano. Attaccare Renzi , convinto europeista e sostenitore del Patto di Stabilità, proprio da Bruxelles. Suona strano, no?

Poi vi sono i fatti: le stime di Bankitalia sul pagamento medio della PA si aggira intorno ai 180 giorni, con punte di mille giorni se si parla di sanità nel mezzogiorno. Dei 47 miliardi di debito stimati al 31 dicembre 2012, ne sono stati pagati 23,5; con il decreto Irpef ne verranno messi a disposizione altri 9, in attesa di un intervento della onnipresente Cassa depositi e prestiti. La situazione, insomma, non è buona. Inoltre, facendo riferimento alla direttiva europea, i dati potrebbero apparire sottostimati. Infatti essa prevede, per i debiti pagati oltre i 30 giorni, un interesse legale di mora calcolabile con la somma del tasso di interesse applicato dalla BCE caricato di altri 8 punti percentuali.

Ciò che maggiormente spaventa Padoan non è tanto la situazione che gli si pone davanti, bensì l’impossibilità di usufruire dei mezzi idonei a dirimerla. Con i tetti di spesa attaccati  in ogni angolo del ministero come precisi memorandum sulle politiche economiche da attuare (e su quelle da non attuare), debellare completamente il problema dei debiti della PA è una chimera: pagando i pregressi, infatti, si è impossibilitati a pagare il corrente. Con la diretta conseguenza che, anche se riuscissimo a pagare i debiti del 2012, fra pochi anni saremmo qui ad affrontare il problema dei debiti del 2013, in ciò che si prospetta un irrisolvibile recursus ad infinitum.