La legge di stabilità assieme alla legge del bilancio dello stato è la manovra economica più importante per sondare le intenzioni di un governo. Il duo Renzi-Padoan l’altro giorno ha presentato misure che in totale valgono 36 miliardi, oltre ogni previsione. Renzi ha poi aggiunto, tutto inorgoglito, che vi saranno complessivamente 18 miliardi di minori imposte, il bonus degli 80 euro verrà stabilizzato, inoltre vi sarà -ma dagli annunci si prevedeva qualcosa di più- un taglio dell’Irap pari a 5 miliardi (tassa, l’Irap, ricordiamolo inventata dal governo Prodi). A prima vista, come si legge su quasi tutti i giornaloni di questi giorni, una “manovrona”. E’ bene però iniziare a scindere i due aspetti della questione: il lato propagandistico, tipicamente renziano, del “faremo”, dal lato puramente pratico: le coperture per tagliare le tasse non ci sono in quanto si crea un deficit da 11 miliardi di euro, questo vuol dire non solo un aumento del debito pubblico, ma anche uno sfioramento dei parametri europei: si passa dal 2,2% al 2,9% del rapporto deficit/pil e sappiamo che la soglia è del 3%. L’idea di base è anche corretta: utilizzare la leva fiscale vuol dire anche finanziarsi giustamente con debito

Il problema è che in una situazione europea, in sostanza assai poco comunitaria, nella quale le nazioni creditrici vogliono rimanere tali, e nella quale Renzi e il suo partito che invece rappresentano un debitore netto come l’Italia hanno tutta l’intenzione di rimanere, nulla ostacolerà una procedura d’infrazione. E questo si tradurrà in aumenti della pressione fiscale, che si genereranno comunque per via dei tagli che si effettueranno a livello regionale. Tagli che nel breve periodo non aiuteranno a far ripartire la domanda aggregata. D’altronde i 3,8 miliardi, i quali sempre dal punto vista delle coperture, il governo prevede di recuperare dall’evasione fiscale sono del tutto ipotetici. Di sicuro insomma non c’è nulla se non dal punto di vista dell’offerta: il taglio dell’Irap, taglio che inizialmente si doveva prevedere di almeno 6 miliardi e mezzo e che in definitiva è di 5 miliardi

Per cui questa legge di stabilità non è una manovra espansiva perché peggiora il disavanzo, sfiora il deficit o perché in qualche modo tenta sia dal lato della domanda, sia dal lato dell’offerta di “liberare le energie”. Una manovra economica non dipende unicamente da quante risorse finanziate con debito con tasse o con tagli alla spesa un governo riesce a generare, ma dipende anche da quali tipi di allocazioni avranno quelle risorse. Qua non si è fatta una riforma fiscale, qua si è finanziato con deficit – e a questo punto reso permanente- un bonus, quello degli 80 euro, che non avrà efficacia sui consumi proprio perché nel mentre, si taglia la spesa alle regioni e questo da parte delle stesse si tradurrà in un minor gettito che verrà ripreso con la tassazione. In definitiva, la domanda non ripartirà con buona pace del ministro Padoan e della sua visione economica che in qualche modo tenta di sviluppare profitti e salari non prevedendo praticamente nulla dal punto di vista degli investimenti, voce significativa in termini occupazionali di questo paese. La cosa più azzardata è stata appunto quella di voler concentrare 10 miliardi di risorse per far muovere in modo sbagliato i consumi. Praticamente quasi un terzo della manovra

Del resto non è esattamente vero che vi sarà una riduzione di imposte di 18 miliardi: la riduzione effettiva sarà di circa 13 miliardi perché bisogna bilanciare i soldi in uscita con i soldi che entreranno nelle casse dello Stato pari a circa 5 miliardi, senza poi considerare il discorso sugli enti locali, vero boomerang di questa manovra. I tagli alla spesa ribadiamo anche che non corrisponderanno solo a possibili aumenti di tasse, ma anche a minori investimenti se poi non teniamo presente i due principali azzardi di questo governo e cioè che non verrà recuperato tutto il sommerso ( cosa alquanto probabile) e che l’intero bonus degli 80 euro che in teoria rimpolperebbe la domanda non verrà speso. Per cui la crescita in termini di prodotto interno lordo sarà nulla. A tutto ciò i mercati reagirebbero molto negativamente ( come per la verità hanno già fatto la settimana scorsa) e ci si metterebbe poco a tornare ad una situazione che questo paese ha già vissuto nel tardo 2011 con lo spread elevatissimo. A quel punto verrebbero meno anche le poche cose che questa legge di stabilità contiene sul lato dell’offerta (sul lato della domanda più importante per l’attuale congiuntura economica si è fatto malissimo) come l’abbassamento parziale del costo del lavoro- che renderebbe più competitivo il sistema economico italiano-. Lo choc programmato dal governo, ma che nei fatti è molto meno espansivo di quanto si possa pensare a sentire il premier, potrebbe dunque non bastare. La “stagnazione secolare” che comunque è pur sempre meglio di una recessione montiana, è dietro l’angolo. E non sarà a tutele crescenti, ma a tutele costanti