Sembrava ieri, o forse era proprio ieri, quando eravamo rimasti attoniti di fronte al numero di zeri che spiccavano nell’accordo per la fornitura di gas naturale fra la russa Gazprom e la cinese Cnpc. Ma le relazioni fra la madre Russia e il colosso Cina non accennano a battute d’arresto. Di fronte all’inerzia economica europea e alle timide riprese statunitensi trainate dalla FED, nel sistema globale si può finalmente elicere- economicamente parlando- un assetto multipolare non più incentrato sul ruolo degli Stati Uniti e sulla scia dei satelliti occidentali.

Un’altra azienda statale cinese operante nel settore energetico, la CNOOC, ha firmato un accordo di 1,6 miliardi di dollari finalizzato alla costruzione di infrastrutture volte alla lavorazione del gas naturale liquefatto nella penisola siberiana di Yamal. E non è finita qui: la seconda azienda russa in termini di produzione di gas-la Novatek-è in procinto di investire nella stessa penisola 27 miliardi di dollari nello sviluppo della produzione di gas che porterà nel 2017 a godere di una capacità annua di 5,5 milioni di tonnellate. Chi sono i suoi partner? La ormai illustre CNPC (prima azienda cinese nel settore energetico) e la francese Total.

Nei prossimi tre decenni, 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno varcheranno il confine russo per rifornire la Repubblica Popolare Cinese, attraverso l’accordo di 400 miliardi di dollari  per il gasdotto siberiano. Tale ammontare di gas corrisponderebbe, oggigiorno, ad un quarto del fabbisogno cinese. Economicamente, la scelta di dimenticare gli attriti della guerra fredda e di riavvicinarsi, comporterebbe un aumento per entrambe le potenze del proprio benessere economico. Gli interessi in gioco, infatti, sono speculari: la Cina ha bisogno di sostegno per non allentare i suoi tassi di crescita esponenziali, la Russia ha bisogno di acquirenti per non cadere nei piani di isolamento orditi dagli Stati Uniti. A livello monetario poi, le ingenti  transazioni avverranno con le rispettive valute nazionali, screditando sempre di più l’egemonia del dollaro nei mercati valutari.

Ma i vantaggi relativi non possono essere circoscritti solo all’ambito economico: con le forniture russe, la Cina potrà finalmente rifornire di gas le regioni esterne garantendone il tanto anelato sviluppo. Il problema centro-periferia è infatti uno dei punti deboli della coesione interna cinese, dato l’abissale gap di potere d’acquisto presente fra le metropoli e le campagne. Inoltre, la diversificazione energetica gioverà sicuramente all’ambiente, altro punto debole del colosso cinese:  nelle aree urbane il consumo di gas rappresenta ancora solo il 27, 5% dell’approvvigionamento energetico. Il resto, neanche a dirlo, è garantito dal carbone. La qualità dell’aria, oltre a quella del portafoglio (valute più forti e credibili a livello internazionale), verrebbe nettamente migliorata.