Ad oggi, nel nostro Paese, chi trae un beneficio economico dalla presenza di immigrati? Certamente non la persona che scrive, e come lei,neppure la maggior parte degli italiani. La domanda potrebbe essere posta in maniera differente. Dal finire degli anni Novanta (dall’inizio dunque dei primi flussi migratori) ad oggi, la presenza diffusa di immigrati nel territorio ha contribuito in maniera positiva all’economia italiana? La risposta é negativa, come verrá esposto meglio nel seguito della trattazione.
Viviamo in un Paese in cui la libertá di espressione diviene permesso e ci si puó esprimere solo se lo si sa fare. Il relativismo culturale ed ideologico impongono la massima cautela, bisogna stare attenti a dosare le parole, a rispettare ciascuna posizione in gioco e la sacrosanta pluralitá che compone la nostra nazione ormai.
E poiché nella pluralitá é difficile avere un comune punto di vista se non coincidente a quello della maggioranza almeno compatibile, ecco che il discorso politico diventa idiozia e il giornalismo mero gossip. Cosí per placare gli animi che giá si scalderanno alla lettura di un articolo in odore di razzismo si precisa che non é nessuna presa di posizione ideologica in nome di razza,etnia o presunta superioritá. Le considerazioni seguenti sono relative alla sfera economica, e se sulle coste italiane fossero approdate e continuassero ad approdare eschimesi estenuati dal rigore delle loro terre,sarebbe lo stesso.

Questa precisazione é doverosa in un Paese che anni di brainwashing generalizzato hanno trasformato in un Paese impensante,dove la realtá é quella vista in televisione, i giornali sono per intellettuali e il pensiero dell’individuo medio é quello dell’opinionista che fa piú ospitate. A nulla valgono le ragioni dell’uomo economicus,per l’uomo televisivus sono solo chiacchiere. I telegiornali con le riprese televisive al limite del docu-reality, le trasmissioni del pomeriggio e le soap-opera all’italiana- forti  del facile condizionamento che puó essere provocato dal media televisivo- hanno contribuito alla formazione nell’immaginario collettivo di uno stereotipo dell’immigrato inerme, bisignoso di aiuto, in fuga dalla guerra e dalla povertá, che solo in pochi casi corrisponde alla realtá.  Si é detto generalizzato poiché tale condizionamento non ha riguardato solo le persone di livello socio-culturale piú basso( prive cioé degli strumenti di difesa, quali ad esempio il pensiero critico) ma tutti indistintamente. Scuole, universitá, media hanno lavorato di concerto per spianare la strada all’avvento di una societá pluralista, e poiché le conseguenze economiche sarebbero state devastanti,bisognava mutare in primis la mentalitá. Dal punto di vista antropologico, si puó dire un successo inaspettato.
Fin dalla notte dei tempi il rapporto con lo straniero ,l’alter,é stato di diffidenza se non aperta ostilitá. In Italia, invece, prevale un forte senso di solidarietá ed altruismo. Centri di accoglienza, onlus dedicate, corsi gratuiti rivolti agli stranieri….Chi é contrario alla presenza massiccia, pervasiva e continua di immigrati nella penisola,chi si rifiuta di accoglierli é un razzista,un mostro, peggio un assassino!

Prima della famosa crisi del 2008, che dagli Stati Uniti si é trasmessa per contagio alle economie europee e prima che questa perdurasse per un periodo talmente lungo da spingere taluni economisti a parlare di “un nuovo paradigma”, prima della recessione e della strage di piccole imprese, prima che la disoccupazione giovanile sfiorasse il 14 %…prima, insomma,quando la situazione non sembrava cosí preoccupante e i giovani non si iscrivevano all’universitá con tristi auspici e le cose nel nostro Paese andavano abbastanza bene, giá vi era modesta presenza di immigrati. La politica di accoglienza, allora, poggiava su motivazioni piú pratiche: i lavoratori stranieri erano utili perché svolgevano i lavori che i choosy italiani si rifiutavano di svolgere (coltivare la terra, assistere gli anziani, fare le pulizie). Cosí l’economia italiana sarebbe andata avanti e gli immigrati avrebbero comunque vissuto una vita migliore che in patria.
Capra e cavoli salvi. Questo precario equilibrio si é retto abbastanza bene fino a che la presenza di immigrati stranieri si é configurata come fenomeno limitato in numero e a talune realtá geografiche. Con una media di due sbarchi al mese, l’immigrazione non sembra affatto un fenomeno limitato nel tempo o destinato a stabilizzarsi. A questo si aggiunga la questione della mancata integrazione degli immigrati(non solo di prima generazione),il loro isolamento culturale e sociale in quartieri ghetto (ad esempio Tor Pignattara a Roma), la difficoltá di conciliare stili di vita e culture diverse fa della questione immigrati un problema da risolvere in via prioritaria, che tuttavia non viene affrontato come tale.

Come si é detto all’inizio la politica di accoglienza e la leggerezza con cui si é affrontato il tema della clandestinitá, sono stati giustificati come funzionali allo sviluppo dell’economia italiana. Oggi questa scusa non va piú bene. L’ultimo rapporto Istat sul mercato del lavoro italiano descrive un quadro a tinte fosche. Disoccupazione in aumento tra tutte le fasce di etá ed i livelli di istruzione, sempre meno contratti a tempo indeterminato e full-time, aumento della richiesta di figure professionali non qualificate mentre sempre piú laureati si rivelano sovraistruiti e pertanto faticano a trovare un impiego. Gli italiani non sono piú tanti choosy. Qualche tempo fa un programma televisivo in onda su MTV ha mostrato alcuni giovani laureati siciliani che, dopo un periodo di disoccupazione, si sono reiventati dando vita ad una cooperativa agricola. Ora i pomodori li raccolgono gli italiani
Grazie anche a Papa Francesco, l’Italia ha spalancato le porte ai profughi.[1] Il buon senso vorrebbe che a fare beneficienza fosse un Paese che puó permetterselo. Puó un Paese che pochi passi lo separano da un Terzo Mondo accollarsi l’accoglienza di oltre un milione di immigrati? Quanto ci costa l’accoglienza degli immigrati? Difficile quantificarla.

In sostanza a parte i fondi europei che finiscono non si sa per quale scherzo del destino altrove, molto altrove in qualche paradiso fiscale, gli immigrati beneficiano del nostro sistema di sicurezza sociale finanziato mediante i contributi assicurativi versati dai datori di lavoro e dai lavoratori (subordinati e autonomi), nonché dalle risorse statali e, per le prestazioni assistenziali, da fondi pubblici nazionali e locali. Si dirá: la maggior parte degli immigrati ha un lavoro con un contratto regolare e dunque ha gli stessi diritti di un italiano. Esatto. Sapevate che se un immigrato con regolare carta di soggiorno fa arrivare in Italia i suoi genitori (con più di 65 anni) può chiedere (pretendere) per loro un vitalizio senza che essi abbiano mai versato un soldo di contributo? Ebbene si, l’IMPS eroga ben 7.156 euro l’anno (550,5 euro al mese per tredici mensilità) ai genitori degli immigrati in Italia che ne fanno domanda.  L’extracomunitario regolare, dopo aver fatto venire in Italia i congiunti, manda i familiari o il familiare ultra- 65enne all’Inps. Qui l’interessato autocertifica l’assenza di reddito oppure dichiara la pensione minima nello Stato di provenienza – che deve essere certificata – e il gioco è fatto. L’Inps a quel punto eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale, più 154,9 euro di importo aggiuntivo. In totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7.156 euro l’anno, esentasse. In sostanza genitori, nonni e parenti tutti over 65 di lavoratori extracomunitari, percepiscono i 7.156 euro all’anno, senza aver mai versato alcun contributo all’Inps.[2] E che perfino chi non ha un lavoro (dunque non paga tasse) beneficia oltre che della sanitá e dell’istruzione, di sussidi econonomici comunali ( assegni famigliari e quant’altro).

La conseguenza della politica dell’accoglienza é l’allargamento della fascia dei poverissimi (ad oggi gli immigrati), a danno della classe media italiana. Ad oggi la piú colpita dalla crisi, la classe media non puó piú neppure contare sul sistema di sicurezza sociale che in uno Stato equo e democratico dovrebbe garantire pari opportunitá ed una vita dignitosa a tutti i cittadini. Un welfare sempre piú costoso ed insostenibile giustifica gli aumenti indiscriminati alle tasse, i tagli alla sanitá, le borse di studio oramai concesse quasi esclusivamente ad immigrati di seconda e terza generazione….In nome della solidarietá verso popoli sfortunati, si é di fatto creata una corsia privilegiata dove le poche ricchezze vengono riservate agli immigrati, mentre la disoccupazione dilaga, le imprese falliscono, il costo dei servizi di pubblica utilitá aumenta.  La leggerezza con cui di fatto lo Stato italiano ha gestito la questione immigrati ha reso facile restare in Italia, la prodigalitá del sistema di sicurezza sociale lo ha reso perfino conveniente. Ma non chiamateli furbi….

 

[1]http://www.huffingtonpost.it/2014/09/10/immigrati-washington-post-papa-francesco-politica-progressista_n_5798076.html

[2]http://www.rightsreporter.org/ridurre-i-benefici-agli-immigrati-prima-di-intaccare-il-welfare/