Diverse settimane fa si è svolta la quinta edizione della Leopolda renziana, dove era presente il finanziere Davide Serra, il quale aveva espresso in modo diretto il sotterraneo pensiero di una buona parte della classe affaristica planetaria: «In Italia siamo rimasti agli Anni 60: ma che vadano a vedere come funziona in Russia e in Cina!» . Non è la prima volta che vengono espressi elogi nei confronti della nazione cinese, a tutti i livelli, dagli amministratori delegati delle multinazionali fino al comune cittadino, il quale sprona gli altri a “globalizzarsi” perchè il “futuro” è a oriente. Dietro questa continua grancassa sull’ascesa inarrestabile e meravigliosa del Dragone, ci sono ovviamente gli interessi delle èlites, che in tutti in questi anni hanno aumentato oscenamente i propri profitti, ma anche un profonda ignoranza sulle “conseguenze” del modello cinese. Eppure un breve ripasso della storia cinese e i suoi rapporti con il modello industriale-tecnologico eviterebbe le sirene di certi incantatori “progressisti”.

Una delle prime drammatiche conseguenze della modernità e della sua industrializzazione spietata, la vissero i contadini e le popolazioni povere della Cina sul finire degli anni 50. Con la politica del “Grande balzo in avanti”, Mao e gli ottusi leader comunisti imposero una folle accelerazione industriale “collettivistica” che si tradusse in milioni di morti, carestie e tragedie su larga scala. Da questo disastro immane vennero gettati i semi per la successiva rivoluzione industriale, questa volta di matrice capitalistica, sotto la guida di Deng Xiaoping e i suoi alleati di partito, rimasti profondamente scossi dall’evento precedente. Negli anni 80 venne avviata una vasta riforma economica che creò le famose ZES (zone economiche speciali), le quali posero le basi per il decollo che abbiamo visto negli ultimi 30 anni. Al contrario della precedente modernizzazione fallimentare, l’integrazione della dittatura comunista con il turbo-capitalismo ha portato la nazione cinese ad essere una potenza economica globale, vera rivale degli Stati Uniti, facendo uscire dalla povertà materiale milioni di cinesi. Ma dietro questo boom economico, si cela un terrificante prezzo, che sta venendo condiviso con il resto del pianeta.

Uno degli aspetti più drammatici riguarda sicuramente l’impatto ambientale causato dall’apparato industriale cinese e dal suo sviluppo senza alcun controllo. Intere zone della Cina sono state inquinate in modo irreversibile, tra cui numerosi fiumi e falde acquifere, con risultati a dir poco inquietanti. Le stesse grandi megalopoli sono diventate invivibili a causa dello smog , mentre i cittadini soccombono di fronte alle malattie respiratorie, che decimano 1,2 milioni di persone all’anno . L’impatto dello sviluppo orientale si riverbera poi continuamente sul riscaldamento globale e sulle altre nazioni, addirittura fino in California, dove raccolgono le piogge acide del Dragone. L’altro orribile aspetto del loro “progresso” si riflette sulla condizione psico-fisica degli abitanti, costretti in massa a ritmi folli, in condizioni anti-umane, nelle immense fabbriche del Paese, cosa che ha aumentato il livello delle psicosi e dei suicidi . Lo stesso benessere materiale vale solo per una piccola parte della popolazione , mentre il resto si aggrappa al miraggio della ricchezza futura, vivendo in condizioni “ottocentesche”.

A tutto questo si aggiungono le disfunzioni economiche cinesi, i quali copiando dall’Occidente, hanno imparato tutti i trucchetti della finanza per premiare gli eletti al potere, a discapito delle generazioni attuali e successive. Fra un debito pubblico sempre più elevato e un’evidente opacità dei conti statali, si intravede all’orizzonte un’enorme bolla immobiliare che ha portato alla creazione di intere città fantasma ; cosa che in futuro potrebbe comportare una devastante crisi combinata con le bolle alimentate dalle banche centrali di mezzo pianeta. Il “progresso” cinese (e non solo…) ha dei costi e delle esternalità negative talmente elevate, che il suo “successo” diventerà quasi sicuramente una delle minacce più gravi del XXI sec. Con buona pace di Obama e i suoi patetici accordi sul clima .