Il vice direttore generale di Bankitalia Signorini sostiene che dalla nostra banca -una volta, presumibilmente, centrale- verranno forniti a maggio nuovi dati circa i debiti della pubblica amministrazione. Di certo sappiamo soltanto che tra il 2012 ed il 2013 questi si aggiravano tra i 70 ed i 90 miliardi, una cifra che sicuramente se corrisposta alle imprese creditrici avrebbe non solo evitato la chiusura di molte tra esse, ma avrebbe oltretutto garantito la famigerata “crescita” nei vari settori di interesse, proprio perchè gli introiti (dovuti, ma mai pervenuti) sarebbero potuti essere utilizzati per garantire l’attività, posti di lavoro e nuovi investimenti. Che le cifre a breve erogate siano alte o meno – saranno presumibilmente alte- ad ogni modo si tratta di provvedimenti presi in ritardo e comunque tremendamente scarsi, al contrario delle tante ed inutili promesse “spacciate” al riguardo.

Già Monti ad esempio, poco prima di lasciare il governo, sostenne che tra le operazioni primarie dell’esecutivo ci sarebbe stata quella di accelerare il pagamento dei debiti delle PA verso i fornitori. Letta, da parte sua, ha fatto la stessa, vana, promessa. E Renzi? L’attuale premier forse aspetta le mosse del “commissario alla spending review” Carlo Cottarelli che, dalla sua nomina dello scorso inverno ad oggi, ha perso tempo nell’alzare continuamente la posta in gioco per portare avanti un altro disperato “bluff”. Partito ad ottobre scorso con un “canovaccio” base, ha continuato improvvisando, da subito dicendo che non sarebbero stati toccati i palazzi di rilevanza costituzionale, promettendo tuttavia tagli per 16 miliardi tra il 2014 ed il 2016. Poi i miliardi sono scesi a sette, mentre da ultimo risalgono a diciotto, anche se di fatto a partire dal 2015.

IL piano prevedeva tagli a tutto campo, da alcuni piu’ interessanti (come il taglio alle auto blu), ad altri piu’ “dubbi”, quali i tagli (ulteriori) alla sanità. Bankitalia avvisa lo stesso che i tagli alla spesa così previsti (è difficile capire pure come siano effettivamente organizzati, cambiando ogni volta le carte in tavola) siano insufficienti per far fronte al nostro debito. Intanto gli unici tagli attuati negli ultimi anni sono stati quelli relativi a settori -si dirà- inutili, quali istruzione, difesa e sanità.

Proponibili o meno che siano, i suoi piani vengono regolarmente bocciati da Renzi, eppure non di meno i crediti che vantano le imprese verso lo stato ancora non si vedono, ne arriveranno, almeno non entro date certe. E Mentre ai piani alti si cerca come al solito di perdere tempo le imprese continuano a chiudere, e chi non lo fa si deve per forza di cose finanziare presso le banche, tanto che da un rapporto recente dell’ABI si intravede un “lieve aumento” dei prestiti concessi alle imprese. Ad ogni modo, solo a favore degli istituti creditizi.