Praga, 27 maggio 1942. Un uomo gioca con i propri figli in giardino prima di entrare in casa, infilarsi la divisa da obergruppenführer, montare sulla propria Mercedes decapottabile targata SS-3 e andare incontro al suo destino.

Cédric Jimenez mette in scena la parabola di Reinhard Heydrichl’uomo dal cuore di ferro, secondo la definizione dello stesso Hitler -, ispirandosi al romanzo di Laurent Binet “HHhH”, vincitore del Gouncourt 2010. Il film si presenta fin da subito radicalmente diverso dai numerosi precedenti cinematografici – da Anche i boia muoiono di Fritz Lang del 1943 al recentissimo Operazione Anthropoid del 2016 -, perché è proprio il biondo e determinato ufficiale delle SS a essere l’indiscusso protagonista della pellicola. Almeno per gran parte del film. La macchina da presa segue il giovane Heydrich dal suo congedo con disonore dalla Reichsmarine, a causa di una relazione sconveniente con figlia di un superiore, fino a diventare reichsprotektor del protettorato di Boemia e Moravia.

Il film, lontanissimo dall’estetica e dagli stereotipi hollywoodiani, gioca sul contrasto tra due coppie contrapposte: la prima è quella formata dal risoluto Reinhard Heydrich (Jason Clarke) e dall’algida moglie Lina Von Olsen (Rosamunde Pike); la seconda è quella dei due paracadutisti cecoslovacchi Jozef Gabcìk (Jake Reynor) e Jan Kubis (Jake O’Connell), incaricati di assassinare il “boia di Praga” dalla resistenza in esilio a Londra; la cosiddetta operazione Anthropoid

La vicenda ripercorre velocemente i turbolenti ultimi anni della Repubblica di Weimar e l’ascesa del Terzo Reich. È Lina Von Olsen, rampolla ariana di una nobile famiglia decaduta, a introdurre il neomarito al nazionalsocialismo. Sponsorizzato da un amico di famiglia, il giovane ex-sottufficiale di marina conosce Heinrich Himmler che ne rimane impressionato. Reinhard, abile schermidore, ha una mente brillante e grandi doti organizzative. Il Reichsführer ne intuisce le capacità mettendolo a capo di una piccola unità appena formata: il Sicherheitdienst (SD). Da questo piccolo ufficio che il rivale, capo delle SA, Ernst Röhm, definisce sprezzantemente nient’altro che “quattro persone in uno sgabuzzino”, inizia la scalata ai vertici del gotha nazista. Il servizio di sicurezza interno acquisisce informazioni sui nemici del partito e s’ingrandisce; in pochi anni Heydrich si ritrova a capo della più grande rete spionistica in Europa.

Dopo la presa del potere l’RSHA (Reichssicherheits), l’ufficio centrale per la sicurezza del Reich, raggruppa sotto di sé le SD, la Gestapo e, in seguito, le Einsatzgruppen. Un uomo solo controlla l’intero apparato. In molti definiscono Heydrich “la mente di Himmler”. Presto arriva l’ora della rivalsa e nel giugno del 1934 le SS si sbarazzano di Röhm e dei suoi uomini. Reinhard li comanda. L’obergruppenführer è uno degli uomini più temuti del Reich, zelante e ambizioso.

Con la guerra l’attenzione si sposta sugli ebrei dei territori occupati lungo l’avanzata su Mosca. Il fronte orientale è una guerra nella guerra e Heydrich riceve l’ordine di “ripulire” le retrovie e, immediatamente, si mette all’opera meticolosamente. Nemmeno i contrasti con i generali della Wehrmacht, inorriditi dalle esecuzioni in massa di civili, fermano la macchina ideata dalla “bestia bionda”. Heydrich, però, si rende subito conto che per un sistematico sterminio di quelle dimensioni non si poteva contare solamente sugli Einsatzgruppen; così si mette a studiare una soluzione (finale) che presenta alla fatidica riunione di Wannsee nel gennaio del 1942. È questo il lascito che lo spietato gerarca nazista lascerà al suo superiore Heinrich Himmler, dopo la morte in seguito alle ferite riportate nell’attentato di Praga.

Il film, grazie a un abile montaggio che sospende il climax dell’azione principale con un lungo flashback, ha il pregio di rispettare (quasi) fedelmente i fatti e non ha la pretesa di rifarsi a riferimenti alti come la “banalità del male” o indugiando sulla violenza. È essenziale nella contrapposizione tra due coppie contrapposte che, in nome di un’ideologia, sono disposte a tutto pur di portare a termine il proprio compito. Come Heydrich vive esclusivamente per il lavoro, la sua è “una missione da portare a termine per le generazioni future”; così i due paracadutisti sono disposti a tutto pur di dare un segnale. Sono consapevoli di rischiare non solo la loro vita ma anche quella dei loro concittadini, che saranno colpiti dalla furiosa rappresaglia. La Mercedes di Heydrich, distrutta nell’attentato, è ancora oggi esposta nel Museo dell’Esercito di Zizkov nell’omonimo quartiere di Praga; Jozef Gabcìk e Jan Kubis sono considerati eroi nazionali per essersi opposti all’occupazione nazista e hanno un piccolo memoriale nella cripta di San Cirillo, dove hanno opposto l’ultima disperata resistenza.