Dopo ben 22 anni è stato ritrovato alla Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza il “Ritratto di signora” di Gustav Klimt, capolavoro da 60 milioni di euro. Il misterioso dipinto che si pensava fosse stato rubato nel 1997 era nascosto in una intercapedine del muro esterno della galleria. Oggi, dopo un tormentato conto alla rovescia, si è tenuta l’attesa conferenza stampa durante la quale i tre periti del Ministero dei Beni Culturali, incaricati dalla Procura della Repubblica di Piacenza, hanno reso note le conclusioni delle proprie analisi: il “Ritratto di signora” ritrovato è autentico.

“Una notizia di importanza storica per la comunità artistica e culturale per la città di Piacenza” hanno affermato il sindaco piacentino Patrizia Barbieri e l’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi, ringraziando la procura, i periti e le forze dell’ordine che “non hanno mai abbandonato le indagini”. In effetti, dopo lo scherzo delle false teste di Modigliani dell’84, ci si poteva aspettare di tutto. Si ricorderà che tre burloni decisero di buttare nel Fosso Reale di Livorno delle sculture fasulle e nello stesso fiume ne fu trovata anche una che Angelo Froglia, artista e amante di Modigliani, aveva gettato nella corrente, come gesto “estetico-artistico”. Tutte sculture che persino Giulio Carlo Argan non aveva esitato a garantire autentiche opere di Amedeo.

Ritratto di signora – Gustav Klimt (1917)

Data curiosa quella di un venerdì 17 per avere un verdetto rispetto ad un’opera di Klimt del valore di decine di milioni. Tra gli storici dell’arte più scaramantici ci sarà chi avrà fatto tutti gli scongiuri del caso. E, dopo il comunicato, si può essere certi che non c’è sinistra data che tenga: il dipinto è proprio dell’amato Gustav.

Naturalmente i dubbi sono molteplici, poiché in questo caso non si tratta che di un giallo artistico molto gustoso. Come mai nell’arco di più di due decenni nessuno si è accorto che il dipinto non era mai stato rubato? Oppure il dipinto è stato rubato e poi riportato al Museo per qualche enigmatico motivo e in seguito nascosto? Alcuni sostengono che i presunti ladri potrebbero aver sistemato il ritratto in un posto sicuro, alla larga da occhi indiscreti per poi recuperarlo qualche giorno dopo. Poi, però, forse anche per l’attenzione mediatica e la sorveglianza delle forze dell’ordine, non ci sono riusciti.

“Non è da escludere che il quadro sia rimasto sempre lì” in attesa che per i ladri giungesse il momento opportuno per portarlo via, ha ipotizzato il generale Roberto Riccardi, alla guida del Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Appena rinvenuto sono state fatte le prime verifiche e il direttore della galleria Massimo Ferrari aveva notato che “i timbri e la ceralacca sul retro della tela sono originali”. Ma un altro dettaglio ha incuriosito molti, nutrendo le aspettative circa la conferenza stampa di oggi, poiché era risaputo che sotto il “Ritratto di signora” c’è un altro disegno di Klimt. Questo dettaglio fu scoperto proprio pochi giorni prima della scomparsa del dipinto, 22 anni fa, dalla ricercatrice piacentina Claudia Maga.

Il disegno sottostante sarebbe un altro ritratto di donna, con un cappello, esposto a Dresda nel 1912 e poi dato per disperso. In realtà il maestro austriaco lo aveva ritoccato trasformandolo nel quadro sparito a Piacenza nel 1997. Dunque sembra quasi che il personaggio ritratto dall’artista abbia preso vita, cambiandosi d’abito in base al clima: la signora di Klimt che in Germania indossava un cappello, giunta nel mediterraneo stivale, ha preferito scoprirsi il capo.

Gustav Klimt

Dopo essere stato ritrovato il quadro è stato consegnato alla Polizia di Stato e sulla vicenda si sono attivati poi anche i carabinieri che hanno avviato a loro volta alcune verifiche. Il vero scopritore del dipinto è stato uno degli addetti alla ripulitura del muro della galleria:

Ho trovato questa scatola dentro un sacco nero, pensavo fossero rifiuti, ma ho subito chiamato il responsabile.

L’allarme del furto del «Ritratto di signora» risale al 22 febbraio del ‘97. L’opera in realtà sparì in uno dei giorni precedenti, ma i curatori del Museo se ne accorsero in ritardo a causa di un trasloco di questa e altre tele nella vicina piazza Cavalli, in vista di una mostra su Klimt a Palazzo Gotico. Da subito emersero delle zone d’ombra e molti interrogativi: non fu mai chiaro infatti se il capolavoro venne fatto uscire dal tetto poiché la cornice fu trovata vicino al lucernario oppure se i ladri passarono dall’ingresso principale. Le indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Piacenza portarono a indagare sui custodi della galleria, ma l’inchiesta fu presto archiviata per mancanza di prove.

Nel 2016 poi l’inchiesta venne riaperta dopo il ritrovamento di tracce del dna di uno dei ladri sulla cornice. Una testimonianza accennò addirittura a una pista esoterica secondo la quale il dipinto sarebbe stato utilizzato per un rito satanico. Il quadro è poi stato trasferito in una località protetta a disposizione della magistratura, che ha nominato i periti incaricati di attestarne l’autenticità.

Il capolavoro ritrovato e che oggi può dirsi con certezza autentico, fa parte di un gruppo di ritratti femminili creati da Klimt negli ultimi anni della sua attività, tra il 1916 e il 1918, alcuni dei quali rimasti incompiuti.

Abituati come siamo ai fondo oro, al fulgore e alle eleganti linee dell’Art Nouveau che caratterizzano gran parte dei quadri più noti, come “Il bacio” o “l’albero della vita” il “Ritratto di signora” appare molto diverso. Il periodo maturo di Klimt infatti vede la sua pittura in dialogo con l’espressionismo viennese da una parte, dall’altra con l’impressionismo di Monet. L’ultimo Klimt volle una tavolozza dai cromatismi più spontanei, abbandonando i fondali dorati. La terza fase dell’artista o periodo fiorito vede un significativo cambiamento anche nel modo di concepire i ritratti. Si prenda ad esempio quello notissimo e sublime di Adele Bloch-Bauer, al paragone con il “Ritratto di signora”: il passaggio ad un altro periodo pittorico è lampante.

Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907)

Quello che resta però comune a ciascuna fase artistica di Gustav Klimt, leit motiv delle sue opere, sono le figure femminili, che hanno sempre rappresentato per lui il simbolo di un universo misterioso, di una forza segreta. Nessuno dopo di lui ha saputo cogliere con la stessa profondità e lo stesso tocco unico, l’eleganza delle donne viennesi di inizio Novecento, trasmettendo al fruitore l’energia primordiale che dalla donna-musa scaturisce in maniera inevitabile.

La donna di Klimt è in linea con l’eroismo femminile romantico poiché è tentatrice seducente, sfuggente e curvilinea. Con uno sguardo può condurre alla perdizione. È ribelle, insinuante, imprevedibile, in una parola fatale, quanto una signora che si toglie il cappello dopo vent’anni per diventare un’altra.