“Ehi, li senti ? E’ questo il mio mondo. Devo andare”. Così termina uno degli ultimi dialoghi di uno dei migliori film dell’ultimo decennio The Wrestler, interpretato da un personaggio tanto famoso quanto controverso al contempo: Mickey Rourke.

L’attore americano veste i panni di un lottatore, Robin Ramzinski – famoso con il nome d’arte di The Jam -, il quale vive la sua vita inscenando fasulli spettacoli di pugilato dai quali esce sempre vincitore. La folla è in visibilio per lui ogni volta che sale sul palco. Ma i tempi sono diventati difficili anche per lui. The Ram è invecchiato inesorabilmente e l’uso di anabolizzanti e di droghe lo sta distruggendo. Non vuole ammetterlo ma sarà costretto a farlo. L’infarto che porterà la star quasi alla morte ha un effetto devastante sulla sua vita di per se già miserabile. Rourke/Robin vive in un quartieraccio popolare, è sordo, non ha famiglia e l’unica persona con la quale si confida è una spogliarellista in un night club.

L’unica persona sulla quale può riporre un po’ di speranza è la figlia; la quale però, a sua volta, non ha intenzione alcuna di rivedere il padre dopo moltissimi anni d’assenza e di stenti a seguito della scomparsa della madre. Robin, però, volta pagina. Smette di allenarsi, abbandona il mondo del wrestling, si trova un lavoro decente e riallaccia i rapporti con la figlia. L’euforia è troppa, la felicità lascia spazio alla debolezza. Per festeggiare si arriva a bere un bicchierino di troppo che porta l’uomo a ricadere nel vizio della droga. Questo allontana definitivamente Robin dalla figlia, dall’amica e da tutto il suo mondo. Tutto ha tirato un “pugno in faccia” a The Ram. Tutto tranne il wrestling. Malgrado non possa più lottare per via del danno al cuore, Robin non bada alle raccomandazioni dei medici. Combatte l’ultimo grande show contro il suo nemico di sempre e muore, probabilmente, facendo quello che più gli piace: finire i suoi avversari nella “Ram Jam”.

La carriera di Rourke fino a questo momento era stata un susseguirsi di alti e bassi. Nato da genitori di origini irlandesi e francesi, il padre operaio body builder e la madre casalinga, di fede cattolica (tratto peculiare di Rourke), trascorse molto tempo con la nonna materna. La madre, però, si separò presto dal marito troppo rude e spesso litigioso per trovare fortuna altrove, a Miami per la precisione. Ivi la stessa si sposerà con un poliziotto. L’uomo, tuttavia, era molto manesco e ciò non portò all’instaurazione di un buon rapporto con i figli. Specie con Philip.

A Miami Philip Andre, chiamato Mickey da amici e parenti stretti, frequenta assiduamente la palestra locale a causa anche delle difficoltà scolastiche che lo allontanano dalla “retta via” del bravo ragazzo. Mickey dimostra un talento unico nello sferrare pugni e ciò lo porta ad intraprendere la carriera di pugile professionista. Il palmares di Rourke nella sua prima adolescenza conta quasi 20 vittorie e sole 4 sconfitte, risultati straordinari data la giovane età dell’atleta. Un giorno, per puro caso, Rourke incontrò un suo vecchio amico che gli propose di recitare nella piece Sorveglianza speciale di Jean Genet. Il ruolo lo entusiasmò a tal punto che decise di abbandonare il pugilato e di trasferirsi a New York per studiare all’Actors Studio. Da lì parte il successo di Rourke che, sulle orme di Brando, reciterà in film come Il papa del Greenwich Village, Barfly e 9 settimane e 1/2.

Rourke adora gli animali. Sarebbe stato proprio il suo chihuahua a impedirgli di spararsi. Il cagnolino infatti si sarebbe messo ad abbaiare e a cercare il contatto con l’attore quasi a “supplicarlo” di non commettere tale azione

Una vita di eccessi porteranno Rourke sul lastrico, nel dimenticatoio degli attori americani. Recitò in film di minor importanza e in ruoli assolutamente non sui come in Francesco nel ruolo del santo italiano (anche se poi si rivelerà una scelta magistrale). Sincera l’amicizia tra Rourke e Tupac o con Axl Rose dei Guns ’n’ Roses. Il cantante della band americana permetterà l’utilizzo del loro singolo Sweet Child o Mine come base per le entrate sul ring di Rourke nel film citato in apertura The Wrestler. Proprio con questo film e con l’apparizione in Iron Man 2, Mickey Rourke dimostrò la sua tempra inossidabile di attore e atleta d’altri tempi ma quanto mai apprezzabile.

Il ritorno al mondo della box sarà una scelta di redenzione, se così la si vuol chiamare, dell’attore o, forse, una trovata pubblicitaria. Sta di fatto che, chiunque voglia conoscere la vita di questo attore, altro non deve fare che vedere quello che può tranquillamente essere considerato il suo maggior successo. Un uomo distrutto dalla fatica, dal dolore e dalla solitudine auto-inflitta, un vizio che non lascia scampo. Un uomo che, alla fine di tutto, ha vissuto una vita di eccessi e che, come ovvio che sia, non sa fare altro.