È più semplice plasmare ragazzini che adulti; ancora più semplice se immigrati e mancanti di figura paterna. In cerca di una guida, che non trovano in casa né a scuola, si affidano ai consigli dell’imam di quartiere. Come Ahmed, protagonista dell’ultimo film dei fratelli Dardenne, adolescente belga ossessionato dal corano e dalla purezza che tenta di accoltellare la propria insegnante urlando “Allah akbar”. Il film, come al solito diretto e senza fronzoli, ci presenta una storia comune a quella di tante famiglie d’immigrati mussulmani in Europa.

Una famiglia dal padre assente in cui la madre si arrabatta per arrivare a fine mese e sfamare i tre figli. Una vicenda come tante altre, eppure illuminante perché scardina l’opinione comune secondo cui sia la povertà o l’insoddisfazione a generare terroristi. Siamo quindi lontanissimi dalla realtà marocchina dell’ottimo Les chevaux de Dieu di Nabil Ayouch, dove i due fratelli abitanti di una baraccopoli erano stretti tra la cronica disoccupazione e la corruzione della polizia. In quel contesto, infatti, è in prigione che i “cattivi maestri” di al-Qaida conquistano l’anima del protagonista che, appena tornato in libertà, si mette a fare proseliti tra i suoi parenti e amici. Non esisteva ancora il califfato e l’odio dei seguaci di Bin Laden si rivolgeva contro i turisti occidentali presenti nel Paese; contro degli estranei che diventavano il nemico da colpire.

Le jeune Ahmed è, invece, un confronto che si gioca tutto in casa. I primi bersagli del disprezzo dell’adolescente protagonista vanno contro la madre, accusata di essere “un’ubriacona” per i due bicchieri di vino che si concede a cena, e contro la sorellina che si veste già “da puttana”. Anche il padre assente ha la sua dose di colpe perché “solo un debole” avrebbe permesso un tale comportamento alle donne di famiglia. Ma è verso l’insegnante che l’odio fondamentalista raggiunge il culmine (e anche il pathos dell’intera pellicola) perché la colpa da emendare con la morte appare risibile ai nostri laici occhi. Motivo del contendere è la decisione di fare dei corsi di arabo moderno per i figli di terza generazione che, avendolo imparato esclusivamente sul corano, ignorano completamente il vocabolario contemporaneo e lo parlano a fatica.

Sono queste lezioni pomeridiane date da un’insegnante mussulmana progressista a far scintillare il coltello nell’agguato che Ahmed prepara alla donna. La stessa insegnante che l’aveva aiutato da piccolo a risolvere il problema di balbuzie e alla quale ormai, da quando frequenta l’imam, rifiuta perfino di stringere la mano. È in questa sottile ma decisiva sfumatura che si rivela la differenza tra le due concezioni terroristiche. La stessa differenza che si trova anche nel lessico utilizzato dalle due organizzazioni: dalla sofisticata ampollosità dei video di Bin Laden e seguaci alla immediata brutalità dei sermoni di al-Baghdadi. Allo stesso modo si passa dall’ossessione per liberazione dei luoghi sacri all’Islam, a quella per la purezza prima individuale e poi collettiva.

La meticolosità con cui il giovane Ahmed pratica le quotidiane abluzioni prima della preghiera, lo stesso corano portato in giro dentro una busta di plastica sigillata, sembrano più delle fissazioni di un maniaco-compulsivo che i precetti di una religione. Gli insegnamenti di questo imam radicale sono benzina sul fuoco per la naturale intransigenza degli adolescenti, cui si aggiunge la fascinazione per il cugino morto in guerra che riposa tra i “martiri”. Il mondo è un posto orribile a causa degli apostati, dei crociati e degli ebrei che vogliono distruggere l’islam e continuare a sfruttare i mussulmani. Solo se si comprende questa “molla” irrazionale, si può capire perché la proposta di insegnare l’arabo “laicamente” scateni la furia del ragazzino. L’ennesimo tentativo di forviare la gioventù, allontanandola dalla religione. Il cattivo maestro, che ha solo armato una delle tante giovani mani pronte a colpire, resta perfino stupito dell’attacco come se avesse sottovalutato la determinazione di Ahmed. La taqiyya non è fatta per i cuori più giovani e ardenti.    

Lo Stato si manifesta ovviamente in cronico ritardo e, data la giovanissima età di Ahmed, gli riserva un percorso all’interno di una struttura di reclusione momentanea; una specie di riformatorio, dove seguire un percorso di de-radicalizzazione dal dubbio esito. E infondo, come spesso capita nei film dei fratelli Dardenne, la catarsi arriva (quasi) troppo tardi.