Polemico, controcorrente, anticonformista, rabbioso, seducente, scomodo ed emarginato dall’intellighenzia politica e cinematografica. Questo insieme di aggettivi definisce al meglio la storia umana e l’arte fisica del regista Pasquale Squitieri. Il personaggio machista e carismatico di Pasquale Squitieri celava in realtà un carattere timido e sensibile. Una sensibilità che il celebre regista trasferirà nelle tematiche dei suoi film dedicate agli eroi perdenti (il Prefetto Mori, il bandito Carmine Crocco) e alla difesa delle cause perse.

Nato a Napoli il 27 novembre 1938, figlio di un celebre avvocato partenopeo, il giovane Pasquale Squitieri si laurea in Giurisprudenza e in seguito viene assunto al Banco di Napoli. L’ovvia trafila nel settore del pubblico impiego del Sud Italia fu interrotta da un’accusa di peculato (il regista scontò cinque mesi di reclusione) che convinse Squitieri ad abbandonare il lavoro per abbracciare la passione cinematografica e il realismo meridionalista di Vittorio De Sica.

Fu proprio De Sica, infatti, a produrre il suo primo lungometraggio d’esordio, Io e Dio (1969), opera cinematografica attraversata dal conflitto tra passionalità e religiosità nell’Italia post-sessantottina.

Il politico Pasquale Squitieri di quegli anni fu un fervente sostenitore dei gruppi di contestazione, vicino a Lotta Continua e sottoscrittore della lettera aperta a L’Espresso sul caso Pinelli. Da regista invece scelse la metafora politica per cimentarsi nel cinema di genere degli spaghetti western (La vendetta è un piatto che si serve freddo – 1971) e nel cinema di denuncia sociale dedicato ai drammi e alle piaghe del Meridione: il banditismo (Li chiamarono…briganti – 1999), la mafia (Il prefetto di ferro – 1977) e la camorra (I guappi! – 1974).

Nel 1979 Squitieri girò Razza Selvaggia, un film sulle condizioni degli operai meridionali della FIAT a Torino (la tematica cinematografica riguardante il lavoro e le morti bianche tornerà ad essere affrontata dal regista nel film L’Avvocato Di Gregorio del 2003). L’inferno della fabbrica, descritto da Pasquale Squitieri, scatenò l’ira dell’avvocato Gianni Agnelli, il quale fece di tutto per ostacolare sul piano giudiziario il regista napoletano. Diversi anni dopo, Squitieri e Agnelli si ritroveranno paradossalmente l’uno di fronte l’altro sugli scranni dell’aula del Senato di Palazzo Madama. Squitieri sequestrò Agnelli in una stanza e cominciò a minacciarlo e inveire:

Secondo te il coltello in tasca ce l’ho o no? Ti apro in due come un maiale.

Agnelli era sconvolto e balbettava ma a un tratto il terrore gli suggerì un pensiero intelligente che spiazzò Squitieri:

Sei andato da Montezemolo e lo hai ingannato. Se giochi sporco non puoi aspettarti che gli altri giochino pulito.

Il gusto nazional-popolare, gli idealismi rivoluzionari e l’anarchismo cinematografico di Squitieri spiegheranno le sue controverse scelte politiche, da Sinistra a Destra:

Sono un narratore. Mentre preparavo Claretta” sono andato a frugare nelle fascisterie e mi sono sentito fascistissimo. Quando ho studiato i fratelli Cervi, comunistissimo. Il problema non sono io che devo essere libero per sentirmi vivo, il problema sono gli altri. Sono le etichette. I conformismi. La riflessione piatta, banale, apodittica.

In seguito all’uscita del film Claretta (1984), incentrato sulla storia d’amore tra la giovane amante Claretta Petacci e il disilluso Benito Mussolini, molte porte del cinema impegnato e dei salotti di Sinistra si chiusero per il regista Pasquale Squitieri. Così Squitieri decise di abbracciare la carriera politica, accettando la candidatura nelle file di Alleanza Nazionale nel 1994. Eletto nel collegio di Andria-Barletta, il senatore Squitieri si occupò di turismo, industria, commercio e di vigilanza dei servizi radiotelevisivi all’interno della X Commissione.

Nel 1978 fu incaricato da Mario Cecchi Gori di condurre un’inchiesta sul caso Moro (argomento che appassionò anche lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia) e fu ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, il quale rivelò:

Avevo firmato la grazia per alcuni brigatisti in cambio della libertà di Moro. Me lhanno strappata di mano due persone: Zaccagnini e Berlinguer. La Democrazia Cristiana ha sempre ucciso i propri figli. Como Crono, se li è mangiati uno dopo l’altro.

Nel 1996 si ricandidò con il Polo delle Libertà senza riuscire ad essere rieletto.

Sprezzante anche il giudizio che Squitieri esprime riguardo Nanni Moretti, ritenuto un regista di estrema destra.

L’ultima fase politica di Pasquale Squitieri coincise con un progressivo avvicinamento alle posizioni libertarie del Partito Radicale Transnazionale di Marco Pannella, con il quale condivise alcune campagne inerenti l’immigrazione clandestina e l’anti-proibizionismo.

Oltre al cinema e alla politica, un altro grande amore di Pasquale Squitieri fu Claudia Cardinale, amante, compagna e attrice-feticcio del regista. I due si conobbero quando Franco Cristaldi, allora marito della Cardinale, propose l’attrice per il ruolo di protagonista femminile nel film I guappi nel 1973. Dopo il film, la Cardinale lasciò Cristaldi e fuggì a New York per raggiungere Squitieri.

L’amore tra Pasquale Squitieri e Claudia Cardinale fu un incontro tra anime: due destini che si incrociano con alle spalle due rapporti sentimentali e coniugali in crisi. Un uomo contrario ai sotterfugi e favorevole a un cinema di aggressione e una donna stufa del vecchio star system. La coppia infatti subì inizialmente l’ostracismo delle grandi case di produzione cinematografica:

Siamo rimasti fermi per anni, nonostante il successo planetario de “I guappi” [sette mesi in prima visione a New York. Il film fu donato a Fidel Castro e fu trasmesso a Parigi in 11 sale delle Champs-Élysées con recensione su «Le Monde»], non si lavorava più. C’era il blackout da parte della produzione italiana. Ci salvò Franco Zeffirelli, offrendo una posa a Claudia nel Gesù di Nazareth.

Il sodalizio e l’amore tra Squitieri e Cardinale, nonostante un andamento altalenante, durò decenni e si concretizzò nella nascita della loro unica figlia. Claudia Cardinale continuò ad essere una preziosa confidente e collaboratrice anche dopo la loro separazione e il conseguente ultimo matrimonio di Squitieri con l’attrice teatrale Ottavia Fusco.

Nei primi anni ’90, non disdegnò frequenti incursioni e ospitate sul piccolo schermo. Esilaranti i suoi siparietti durante il Processo di Biscardi.

Questo il profilo umano e artistico di un regista fuori dagli schemi, emarginato anche a causa del suo carattere brusco («Non ho un cattivo carattere. Ho sempre avuto carattere, una cosa diversa») e del suo controverso orientamento politico (una sorte forse analoga a quella del regista Sergio Leone), coraggioso nell’affrontare tematiche scomode e visionario nell’anticipare un cinema di inchiesta che si affermerà soltanto nei decenni successivi.