Dal 23 febbraio è iniziata a circolare la notizia secondo la quale Maduro avrebbe fatto bruciare gli aiuti umanitari degli Stati Uniti. Divulgata in pompa magna da moltissimi giornali, ha avuto grande risonanza anche grazie a Guaidò che ha twittato prontamente: «Continuiamo a ricevere sostegno dalla comunità internazionale, che ha potuto vedere con i suoi stessi occhi come il regime usurpatore violi il protocollo di Ginevra, dove si dice chiaramente che distruggere gli aiuti umanitari è un crimine contro l’umanità». Peccato però che i famosi aiuti umanitari siano stati incendiati da un manifestante pro Guaidò, come documentato dal New York Times in questi ultimi giorni.

Uscendo fuori dai confini venezuelani, bisogna necessariamente citare il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, particolarmente attivo sui social networks e accanito sostenitore del presidente autoproclamato. L’8 marzo si esprime così su twitter: «No food, no medicine. Now, no power. Next, no Maduro». Volessimo anche sorvolare sull’infantilità dell’approccio adottato, risulta comunque ridicolo e aggressivo per il suo atteggiamento da “conquistatore”, da bullo che si arroga il diritto di parlare in tal modo di questioni di capitale importanza riguardanti un Paese straniero. Tra l’altro Pompeo si riferisce, nelle prime due istanze, al rogo degli aiuti umanitari causato, come detto, da un sostenitore di Guaidò. Per quanto riguarda l’affermazione «no power»è preferibile, anche in questo caso, maneggiare con cautela ciò che viene diffuso e astenersi dal prendere frettolosamente posizioni. Senza perdersi in superflue chiacchere da cospiratori è bene concentrarsi sui fatti: c’è un blackout e non c’è alcuna conferma su cause, mandanti ed effetti. Sta circolando in merito la notizia shock della morte di 80 bambini a causa della mancanza di energia elettrica negli ospedali, tuttavia non ci sono fonti attendibili che ne attestino la veridicità. Abbiamo infatti solo le testimonianze contrastanti del senatore americano Marco Rubio, che conferma la tragica notizia, e del presidente del Collegio dei medici dello Stato di Zulia, Daniela Parra, la quale invece nega che i bambini siano morti.

Non possiamo dunque sbilanciarci in inutili e dannosi proclami contro Maduro o contro Guaidò, cosa che sta contraddistinguendo le pubbliche relazioni del segretario di Stato Pompeo, probabilmente più interessato a deporre Maduro che a salvaguardare il popolo venezuelano. Addirittura Antonio Tajani, fervente sostenitore di Guaidò e nemico del «dittatore comunista Maduro», in un post su facebook dell’11 marzo dà la colpa per i fatti dell’ospedale alla «mancanza di manutenzione da parte del regime di  Maduro».Accuse che risultano a tutti gli effetti strumentali, dato che non sono state in alcun modo confermate.

Come se non bastasse, il 12 Marzo Pompeo si esprime così ai microfoni:«Cuba is the true imperialist power in Venezuela».In totale serenità, il Segretario di Stato accusa Cuba di essere la vera potenza imperialista (comunista) in Venezuela, aiutata inoltre dalla Russia, che ha da sempre sostenuto Maduro. Ancora una volta gli USA rispolverano la storia del nemico comunista da combattere, idealtipo perfetto per raccattare favori dall’opinione pubblica e stravolgere al meglio il conflitto: il dittatore Maduro e il comunismo di Cuba nell’ombra, la migliore rappresentazione del cattivo modello politico agli occhi del mondo occidentale. Senza soffermarci sulle differenze tra le repubbliche bolivariane e quelle sovietiche e comuniste, siamo di fronte all’ennesimo tentativo di stravolgimento delle parti in gioco: la storia del dittatore comunista che opprime il popolo, il quale necessita dell’aiuto della democrazia statunitense per liberarsi, potrebbe non reggere più. Dalla morte di Gheddafi – che ha portato la Libia nel caos più totale, nonostante la soddisfazione di Hillary Clinton – alla questione siriana – che ha visto gli USA. dalla parte dei ribelli (poi conclamati terroristi) – passando per la guerra in Yemen – dove Washington è apertamente schierata con Riyad – la credibilità dello Zio Sam è senza dubbio in discussione, considerando oltretutto che il Venezuela è tra i maggiori produttori di petrolio al mondo.

La mistificazione della vicenda sta raggiungendo dei picchi vergognosi da cui è necessario prendere le distanze. La subitanea presa di posizione da parte di politici di rilievo come il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, o come Matteo Salvini, Rubio e Pompeo non fa altro che aumentare la confusione e la tensione. La caparbietà del popolo venezuelano e il sostegno a Maduro, che nella realtà dei fatti non è mai venuto meno, fanno pensare che forse, ogni tanto, l’Occidente farebbe bene a non intromettersi nella politica interna dei paesi sovrani. Ma esportare la democrazia, a quanto pare, è troppo importante.