Gli americani sono una fiaba bipolare.

Da un lato, sono gli USA sono l’unica nazione capace di stoccare nella propria storia bombe atomiche, colonialismo postmoderno, cospirazioni, segregazione razziale, junk food, guerre in diretta televisiva, disastri ambientali, crolli finanziari, assillo dell’american dream. Dall’altra parte della barricata, ci sono i freaks, gli weirdos, le sottoculture, i movimenti musicali e cinematografici e narrativi, l’NBA, insomma: tutte quelle robe “fresh cool sound” che rendono gli USA un posto folle, affascinante e grezzo al tempo stesso.

L’ultima trovata sono dei sacchi gialli, probabilmente riempiti di stracci e sabbia e gommapiuma, che la brava gente newyorkese potrà sfondare di cazzotti testate calci gomitate in pieno stile rissa da bar alla Bukowski. Sarà uno spettacolo vedere agli angoli delle strade di NYC una sfilza di omini che prendono a pugni le punching bag di dtttww, l’agenzia fautrice della creazione di queste installazioni, a metà strada tra l’ennesima menata estetica e lo stress del concetto di “salute mentale”.

Tanto lo sappiamo che i bums homeless senzatetto di midtown li spaccheranno per usarli come giaciglio o come potenziale arma bianca. Finirà con questi cuscinetti gialli macchiati di caffè e di scritte a trattopen che sponsorizzano un numero di cellulare da chiamare per ottenere imprecisati servizietti orali da un imprecisato soggetto.

Fa sorridere pensare che, in una nazione incasinata e nevrastenica come gli USA, si creda che il culmine dell’isteria venga raggiunto in auto o per lo stress quotidiano. Paura e disgusto, avrebbe detto Hunter S. Thompson, si giocano le trippe degli statunitensi, ma di certo se la vostra (e la nostra) vita fa schifo, non è per colpa del semaforo che è diventato rosso quando ci stavamo approcciando all’incrocio, o della smart che s’è inculata l’ultimo posto a spina di pesce.

Fa sorridere pensare che, nella nazione dove si cannoneggia l’adderall come farmaco per migliorare le prestazioni lavorative – e addirittura scolastiche –, e che ha un forte problema di dipendenza da benzodiazepine a cui non viene sempre associato un percorso terapeutico concreto, si immagini di alleviare tutto il panico del vivere in una società cannibale con due cazzotti.

Per carità: chi fa boxe, anche non agonista, sa bene che 90 minuti di corpo libero sacchi sparring corda e addominali ti fanno tornare a casa coi polmoni sgonfiati e le braccia intorpidite e la sensazione di aver ovattato, per un lasso di tempo limitato, il flusso di pensieri.

Ma boh, fa troppo ridere come gli americani si diano un tono con queste robe. Sono davvero convinti che spompare uno pseudo sacco da boxe possa rallegrargli la vita.

Bene, allora sfogatevi pure, aggiungete un antistress per non pensare alla vitadimmerda che facciamo.

Occhio però che lo step successivo è armarsi e sparare sulla foll…

Ah no, mi sa che non è lo step successivo.