I cittadini di Istanbul hanno scelto per la seconda volta in due mesi il candidato del partito repubblicano Ekrem Imamoglu come sindaco. Un’attestazione di stima che si ripete dopo che il primo voto era stato annullato a seguito della richiesta, poi accolta dalla Commissione elettorale, inoltrata dall’Akp – il cui leader indiscusso è l’autoritario presidente Recep Tayyip Erdogan – di cancellare i risultati delle urne a causa di presunti brogli elettorali.

La mossa dell’Akp, con il senno di poi, non è stata né politicamente vantaggiosa né umanamente furba, perché mentre alla prima votazione, il 31 marzo, Imamoglu aveva solo 13.000 voti in più rispetto al suo avversario sostenuto dal Presidente Erdogan, Binali Yildirim, nella seconda consultazione elettorale ha conquistato 806.000 voti sul suo rivale. Assicurandosi 28 distretti sui 39 di Istanbul, contro i 15 della prima elezione. Nella sua prima apparizione pubblica dopo l’amara sconfitta, il presidente Erdogan ha assicurato di aver imparato la lezione “del messaggio trasmesso dal popolo“. “In conformità con la nostra linea politica, non possiamo essere arrabbiati con la gente“, ha aggiunto parlando ai suoi deputati ed esortandoli a “non rimanere sordi al messaggio del popolo“.

Interrogato sulla prospettiva di un rimpasto di gabinetto, Erdogan lo ha immediatamente respinto, ma non lo hanno fatto i suoi compagni di governo che, rinvigoriti dalla sconfitta del loro stesso partito, hanno trovato il coraggio di dissentire ad alta voce contro lo storico, e temuto, leader turco. È notizia di queste ore che due figure di spicco del partito di governo, nonché tra gli originari fondatori, hanno in programma di lanciare entro l’anno un nuovo gruppo politico rivale che possa riproporre l’ideologia sui cui era stato istituito lo stesso Akp nel 2001: coniugare una visione islamista del mondo con un’apertura al libero mercato.

Della sconfitta del partito di Erdogan nella città simbolo della Turchia, sembrano essere contenti proprio tutti, anzi, appaiono quasi più lieti gli occidentali che gli stessi cittadini della “perla sul Bosforo”. Il New York Post ha titolato: “La sconfitta di Erdogan a Istanbul è un’occasione per ricostruire ponti con l’Occidente”, France24 lo considera un “punto di svolta”, l’Indipendent sanciscela fine della dittatura” e così a continuare. Ma siamo sicuri che una sconfitta elettorale, anche se nella importantissima città di Istanbul, sia sufficiente per intonare il requiem in onore di Erdogan? La fallibilità del leader del Akp non dovrebbe stupirci, piuttosto dovremmo interrogarci sul potere che ancora detiene e che gli potrebbe consentire, nei fatti, di inibire la vittoria dei suoi oppositori.

Qualcosa di simile è già avvenuto, come riportato dal sito asianews.it, che trae la fonte dal giornale turco Cumhuriyet. Grazie ad alcuni decreti ad hoc, posti in essere nel mese di maggio, i poteri del neo-sindaco di Istanbul e del sindaco della capitale Ankara (anch’egli membro dell’opposizione) verranno ridotti dando più potere alle assemblee municipali, tutte a maggioranza Akp, e levandolo ai primi cittadini.

Le presidenziali in Turchia si terranno nel 2023 e tutti hanno già affidato a Imamoglu il compito di lottare per sconfiggere Erdogan, ma l’attuale presidente ha creato un terreno difficile per chiunque osi detronizzarlo. Il “sultano” con l’esito del referendum costituzionale del 2017 ha accentrato su di sé i poteri più importanti. Ha abolito la figura del primo ministro e ha indebolito il ruolo del Parlamento.

Erdogan, quindi, non è certo da ritrarre come un vecchietto inerme dal passato glorioso che ora non fa più paura a nessuno. L’ultima notizia che lo riguarda tratta dell’incontro al G20 di Osaka tra lui e il Presidente americano Donald Trump. I due dovranno discutere sull’acquisto di Ankara di sistemi missilistici S-400 dalla Russia, circostanza chiaramente poco gradita agli Usa, ma su cui Erdogan ha detto di non voler cedere. Insomma, il vecchio sultano ha ancora tanti assi nella manica e sottovalutarlo per aver incassato una sconfitta è il più grande favore che gli si possa fare.