Dopo le grandi manifestazioni delle scorse settimane, la tensione in Francia sembrava essersi raffreddata. Molti fattori stavano influendo in questo senso. Innanzitutto, col suo discorso, Macron sembrava aver fatto breccia nella contestazione molto più del previsto. Da martedì i giornali francesi avevano iniziato a parlare di divisione tra i gilets jaunes. Da un lato, c’era chi, come Jean-Luc Mélenchon, credeva fosse necessario continuare a scendere in strada e dar vita a un acte V de la révolution citoyenne. Eric Drouet, figura riconosciuta all’interno del movimento, si era espresso in maniera lapidaria sull’intervento di Macron:

“Troppo poco, troppo tardi, dopo troppa violenza e disprezzo”

Dall’altra parte, però, si invocava il dialogo. Jacline Mouraud, una delle capogruppo delle proteste, sosteneva la necessità di “trasformare il movimento in un’altra cosa”, insistendo sull’importanza delle negoziazioni col governo. Dalla piazza al palazzo, insomma. In secondo luogo, l’attentato di Strasburgo, dietro al quale i più maliziosi avevano visto un complotto da parte dell’Eliseo. Ipotesi che, almeno al momento, non è supportata da alcun fatto e quindi merita di essere relegata più alla distopia che alla politica. Ad ogni modo, rigettando complottismi vari, bisogna pure evidenziare che il ministro della giustizia Nicole Belloubet non aveva perso occasione per chiedere al movimento di cessare le proteste. Da mercoledì in Francia si parla di strumentalizzazione della vicenda e non a torto. Se è vero che esistono i complottisti, ci sono anche gli stregoni della notizia, non dimentichiamolo.

Infine, delle ragioni prettamente umane di un movimento per sua natura eterogeno e apparentemente spontaneo. Quattro sabati consecutivi in piazza iniziavano a farsi sentire, soprattutto in un periodo così delicato e redditizio come quello natalizio. L’insieme di questi elementi portava a pensare che questo sabato non sarebbe andato in scena nessun quinto atto della protesta; fino a ieri. A seguito della tragica morte nella notte di giovedì di un manifestante – il sesto decesso dall’inizio dei sommovimenti – all’uscita dell’autostrada nei pressi di Avignone, si è tenuta una conferenza stampa nella quale alcuni degli esponenti di spicco del movimento hanno ribadito la volontà di continuare la protesta, anche in questo fine settimana. Alle 15:10 di ieri è arrivata la notizia tanto attesa:

“Les gilets jaunes manifesteront samedi”

 Di fatto, Maxime Nicolle e Priscilla Ludosky considerano le promesse fatte da Macron come insufficienti e per questo hanno annunciato una mobilitazione addirittura maggiore rispetto a quelle delle settimane precedenti, per continuare a dare vita a un qualcosa di storico: una ribellione diffusa sostenuta dal consenso popolare nel bel mezzo dell’Europa. L’adesione de La France Insoumise è stata immediata, così come sono stati tempestivi i tentativi governativi e di alcune frange del movimento di placare gli animi, chiedendo, ancora una volta, di non manifestare. Intanto, l’evento principale su facebook ha raggiunto più di diecimila adesioni e quasi settantamila persone interessate, mentre continuano a moltiplicarsi le iniziative parallele. L’eterogeneità dei gilet jaunes sembra dunque essere più evidente che mai, ponendo interrogativi sempre più profondi sulla natura effettiva del gruppo e i suoi alleati internazionali. Insomma, si preannuncia un fine settimana caldissimo per la Francia. Noi saremo lì per raccontarvelo.