La deontologia, questa sconosciuta, è collassata definitivamente nella redazione del Tg1. La cronica ed endemica sudditanza nostrana in politica estera non basta a sottolineare il nostro esser colonia a stelle e strisce. All’indomani della proditoria e vigliacca aggressione statunitense al Generale iraniano Soleimani In Iraq, nazione sovrana terza, non è stato strano ascoltare dichiarazioni della Farnesina dal tono episcopale. Quello che ha dell’incredibile, invece, è la faciloneria e/o la disonestà intellettuale con cui tutta la vicenda è stata narrata dai nostri media. La rete principe del servizio pubblico, per una “svista” post eccessi natalizi, ha mandato in onda una cartina esplicativa del possibile conflitto venturo in cui le nazioni a maggioranza sciita ( Iran – Iraq – Libano ) sono state descritte come a maggioranza sunnita, e l’Arabia Saudita, culla del sunnismo e delle sue degenerazioni odierne, a maggioranza sciita.

Anche prendendo per buono l’errore veniale, è mai possibile inciampare, in un momento del genere, su un fatto così sostanziale? Una svista inaccettabile, che risulta funzionale ad una narrazione semplicistica e tutta occidentale dell’Islam. Le variegate differenze di una cultura e di una religione millenarie vengono filtrate fino ad esserci mostrate come sussulti filosofici secondari e trascurabili. Niente di più lontano dal vero. Al netto delle “regole” globali della geopolitica odierna, non si possono ignorare i fattori regionali che in quell’area hanno determinano i rapporti di forza in secula seculorum. La rivalità tra Iran e Arabia Saudita, per quanto secolarizzata e annacquata dalle ingerenze di potenze diverse, affonda le proprie radici nell’alba della religione islamica, ed è tutt’oggi un fattore politico determinante. Alla Rai non sembra che l’abbiano capito.

Ergo, non meravigliamoci se la nostra politica estera è così debole. Se un popolo non possiede gli strumenti per capire determinate situazioni estere, non si renderà mai conto dei toni di cui sopra, e non si renderà mai conto di dove i suoi reali interessi alberghino. Bisognerebbe poter guardare allo scacchiere mediorientale e nord-africano con occhio diverso, senza retorica e senza buonismi di sorta. La politica estera è qualcosa di amorale, dove il giusto o lo sbagliato devono fare rima con l’interesse nazionale, e dove non ci possono essere fraintendimenti. Quanti in Italia hanno capito quali sono gli schieramenti in questo enorme puzzle che, dalla Libia fino all’Iran, sta prendendo corpo? Quanti conoscono i nostri reali interessi economici ed energetici in queste aree? Quanti capiscono a cosa stiamo rinunciando con il nostro immobilismo ecumenico? Di certo, nessuno di quelli che si affidano all’informazione prezzolata, pardon, distratta, di casa nostra.