La costituzione italiana è stata modificata la sera del 27 maggio dal presidente della repubblica Sergio Mattarella senza l’obbligo di dover ricorrere al procedimento di revisione costituzionale. Gli articoli che sono stati cambiati, senza fornire alcun preavviso ai cittadini e ai parlamentari, sono i numeri 1 e 92.

L’articolo 1 recita che “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro […] La sovranità appartiene al popolo”, l’articolo 92 riguarda i limiti e le funzioni del capo di Stato che “nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”.

La modifica ai due articoli ha permesso al Presidente della Repubblica di porre il veto sulla nomina dell’economista Paolo Savona al Ministero dell’Economia e delle Finanze, vanificando i tentativi fatti da Lega e Movimento 5 Stelle, le principali forze politiche votate dagli italiani in occasione delle ultime elezioni, di dar luogo ad un governo che garantisse stabilità economica e sociale all’Italia dopo un settennato di partitocrazia piddina e alternanza di governi tecnici.

Da quando Luigi di Maio e Matteo Salvini avevano annunciato d’aver raggiunto un accordo di governo, cogliendo di sorpresa sia Mattarella, che l’opposizione, che l’intera Unione Europea, il clima domestico e, soprattutto, estero è andato surriscaldandosi fra spread alle stelle, panico sui mercati finanziari con conseguente crollo delle borse, e minacce provenienti dai portavoce governativi di Francia, Lussemburgo e Germania al nascente esecutivo.

Mattarella ha quindi deciso di fare quel che nessun suo predecessore aveva mai fatto nella nostra storia repubblicana, in modo tale da difendere con un eroico senso d’abnegazione gli interessi (sovra)nazionali dell’asse Parigi-Berlino e della finanza euroatlantica: assumere dei poteri non previsti dalla legge fondamentale e quindi porre il veto sulla nomina di un ministro a causa delle sue convinzioni ideologiche, facendosi portatore dell’indirizzo politico a detrimento di esecutivo e legislativo.

Parlando alla televisione nell’immediato scioglimento negativo della riserva del professor Conte, Mattarella ha spiegato chiaramente quali logiche lo abbiano spinto ad agire in tal senso: il panico nei mercati causato dai toni utilizzati da Lega e Movimento 5 Stelle ed il timore di una possibile uscita dall’euro – non contemplata nell’accordo di governo e neanche nei programmi elettorali dei due partiti.

L’asse Parigi-Berlino oramai gioca a carte scoperte: un’Italia guidata da forze politiche con velleità antisistemiche e sovraniste sarebbe troppo scomoda, perché per la prima volta governata da politici votati all’interesse nazionale ed intenzionati a rimettere in discussione i trattati comunitari fondamentali per la creazione di un’Unione più equa e solidale. È dal 2011, ossia dal golpe finanziario che pose fine al governo Berlusconi, che l’Italia vive in un illiberale stato di semidemocrazia, totalmente sottomessa ai diktat delle potenze maggiori in campo economico, sociale e di politica estera.

La cosiddetta ondata di populismo che sta investendo l’Unione Europea è l’espressione più emblematica dei sentimenti generali di insoddisfazione, diffidenza, rancore e rabbia che aleggiano nell’intero continente. La crisi economica è stata fronteggiata attraverso politiche di austerità che avrebbero fatto impallidire persino gli ideologi del Washington consensus, e la crisi migratoria è stata gestita chiudendo ed armando i confini, costruendo muri, scaricando l’intera responsabilità su Italia e Grecia.

Mentre dagli ambienti piddini emerge una teoria del complotto, avallata da Mattarella e propagandata a macchia d’olio dall’esercito di troll liberato nei minuti successivi al veto, che vorrebbe il Presidente della Repubblica difensore della Costituzione e dell’Unione Europea, minacciate dalla tacita, inespressa e sottobanco ambizione del governo gialloverde di portare ad una Italexit, di cui la nomina a Savona al ministero dell’Economia e delle Finanze sarebbe stata; nell’immediato post-veto è avvenuto un fatto di gravissima importanza: la chiamata dell’economista liberista Carlo Cottarelli al Quirinale per l’indomani da parte di Mattarella.

Il vero complotto, quindi, non sarebbe altro che questo: l’utilizzo di uno strumento incostituzionale per far cadere un governo nascente inviso ai mercati finanziari e all’asse francotedesco per permettere la nascita dell’ennesimo governo tecnico guidato da ideologi liberisti che ufficialmente dovrà difendere i risparmi degli italiani, come sostenuto dall’ex ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta.

Il paradosso è che nel nome della difesa degli interessi del popolo italiano viene posto il veto su un economista euroscettico, intenzionato a riformare l’Unione per garantire all’Italia l’uscita da una dannosa posizione di succubanza, in favore di un tecnico del Fondo Monetario Internazionale, già consulente a cinque zeri per i governi Letta e Renzi. La Terza Repubblica è durata l’istante di un sogno, mentre la realtà è che la Troika è arrivata, questa volta per davvero.