Tra non molto il celeberrimo motto “Mirare, puntare, fuoco” potrebbe risultare obsoleto anche in Italia ed essere soppiantato dal più avveniristico “Mirare, puntare, scossa”. Non è una novità, in una lunga serie di interviste il neo-ministro dell’interno Matteo Salvini aveva annunciato grosse novità sul fronte sicurezza, non solo ai confini del paese ma anche e soprattutto per le strade delle nostre città. Addio dunque, per polizia e (forse) vigili urbani, all’annosa incertezza attorno all’utilizzo delle armi da fuoco, fornite in dotazione ma, spesso e volentieri, non adoperate per paura delle ritorsioni e dei rischi legali.

Arriva il taser, giusto e valido compromesso tra le ben più pericolose armi da fuoco e l’inadeguata strumentazione con cui le forze dell’ordine sono costrette giornalmente a far rispettare l’ordine pubblico. Una soluzione già adottata in molti altri paesi in giro per il mondo che, tralasciando qualche raro caso limite, ha provveduto a migliorare notevolmente la condizione professionale e il tenore dei vari corpi di polizia.

Tuttavia in Italia – non è una novità – le polemiche crescono rigogliose e sono difficilissime da estirpare, un po’ come le erbacce che crescono ai bordi dei marciapiedi. I primi, in questo senso, a buttare grandi quantità di sementi, sono stati i maggiori esponenti di Leu, quel tale partito politico che sta alla sinistra come le “zanzare tigre” stanno all’estinzione della specie. A detta di Leu, che ha addirittura presentato un’interrogazione parlamentare a tale riguardo, il taser è uno strumento pericolosissimo poiché secondo le indagini effettuate da Amnesty International e dall’agenzia di stampa britannica Reuters, a partire dal 2000, anno di introduzione del taser, sarebbero stati circa 1.000 i morti a causa di questo tipo di pistola“. Un’arma di distruzione di massa insomma, talmente devastante da far impallidire e provocare remore etiche persino nell’equipaggio dell’Enola Gay.

In questi casi fare il punto della situazione, ovvero una sintesi “cartesiana” dei dati a nostra disposizione, è sempre ed indubbiamente utile. In tal senso, possiamo annoverare diversi elementi assolutamente certi. In primo luogo, sappiamo per certo che la delinquenza è un fenomeno ben presente sul nostro territorio che non si volatilizzerà, per pura magia, nel nulla pneumatico. In secondo luogo, sappiamo che, con l’attuale dotazione, la polizia ha un’indiscutibile difficoltà nel far rispettare l’ordine pubblico. In terzo luogo, sappiamo che è molto più facile arrecare danno servendosi di una pistola caricata con belle e affascinanti pallottole. A tal proposito, chiunque abbia portato a termine un minimo di addestramento nell’utilizzo delle armi da fuoco, sa quanto sia falso il mito dello “sparare agli arti per ferire e non uccidere”. Nella concitazione del momento nessuno, anche il più addestrato dei poliziotti, può garantire, in ogni situazione e in ogni contesto, il successo di un simile colpo. E, anche presupponendo una simile favoletta, talvolta anche colpire un arto può risultare letale, ad esempio quando ad essere colpita è un’arteria. In quarto luogo – e questa è la più grande delle certezze – sappiamo che nel 99% dei casi le opinioni dei rappresentanti di Leu sono fuorvianti.

Davanti a simili certezze, tiriamo le fila del discorso. Ben venga il taser se può aiutare i “professionisti della legge” a far rispettare le regole (sempre evitando di eccedere nell’abuso di potere). Per quanto riguarda i ronzanti e, quindi, fastidiosi amici di Leu, il consiglio è quello di prestare meno attenzione ai diritti dei delinquenti e di occuparsi maggiormente delle inadempienze di cui si macchiano i soggetti che infrangono la legge. Con questo non si vuole sostenere che anch’essi non abbiano dei diritti: per carità, siamo uomini, tutti dediti all’errore. Sta di fatto che, persino in uno Stato di diritto, il dovere è più d’un diritto e deve ricoprire un ruolo preminente. Perciò finiamola con il garantismo spicciolo.