Il 23 gennaio 2019 Guaido si autoproclama presidente del Venezuela, rovesciando Maduro, in nome della democrazia. Guaido viene immediatamente riconosciuto da Trump, Trudeau e Bolsonaro, in Europa è Tusk a dirsi favorevole al nuovo leader venezuelano. Nei giorni successivi, nonostante l’approccio cauto del governo italiano, Salvini si appresta a twittare contro Maduro. Come sempre, il Ministro dell’interno si contraddice col suo ormai sepolto passato, quando si dichiarava putiniano e anti Unione Europea. Infatti la Russia, con Cina, Cuba, Turchia, si è dichiarata per Maduro contro le ingerenze straniere e, in questo caso, prettamente americane.

Si è venuto così a creare uno scenario internazionale particolare, per cui vediamo convergere sulle stesse posizioni anti Maduro, leader e politici ideologicamente opposti in tutto e per tutto, come Emma Bonino e Salvini, o come Bolsonaro e Trudeau. Tutto ciò a dimostrazione che non esiste movimento politico nel mondo “occidentale” fuori dalla pressione e dalle logiche Atlantiste, a prescindere dal fatto che il presidente americano sia Trump o Obama. Nessuno ha realmente il coraggio di mettere in discussione il pensiero di Lady USA, nemmeno la fiacca UE, che tramite Pedro Sanchez, in teoria socialista, ha già intavolato le trattative per il riconoscimento di Guaido e lo stop delle relazioni con Maduro. Lia Quartapelle, rappresentando il PD, presenta una mozione in aula per lo stesso motivo, giustificando il suo punto di vista sulla base delle scelte di quei 21 paesi europei già piegati ai diktat americani. Sui socials, Giorgia Meloni ci delizia con un improbabile sovranismo atlantista per cui non può esistere uno stato sovrano socialista, perché socialismo e comunismo sono nemici ben più grandi dell’imperialismo americano, soprattutto in ottica elezioni europee.

Rimanendo sul fronte “sovranista”, sono tanti i finti patrioti inebriati dai proclami del Matteo Salvini di turno ma la strada per la sovranità è ancora lunga e disconoscere un leader come Maduro, seppur decisamente discutibile, non denota la tanto auspicata spaccatura con il passato. La vicenda venezuelana ricorda per certi versi il caso della Siria di Assad, nel quale i ribelli democratici vennero supportati dal mondo occidentale per poi rivelarsi come terroristi islamici della peggior specie. Eppure la drammatica vicenda siriana non ha insegnato nulla: chiudere i rapporti con un partner come Assad, elogiato anche da Napolitano nel 2010 prima di allinearsi alla politica estera americana, si è rivelato negli anni un grandissimo errore diplomatico.

Sarebbe bene riflettere invece di affrettarsi ad accontentare il padrone d’oltreoceano, con tweet infantili e iniziative politiche in nome di una democrazia che sta rischiando seriamente di perdere tanta credibilità.
Aspettiamo tweet in merito da parte di Salvini e Lia Quartapelle, magari di Giorgia Meloni, professionisti della politica ben attenti dal prendere posizioni scomode.
Altre facce, stessa medaglia, il cambiamento è ancora lontano.