Dopo le altalenanti dichiarazioni di Jean-Claude Juncker – che sforna pareri contrastanti, alla stessa velocità con cui è solito alzare il gomito – degli scorsi giorni, si è unito al già corposo coro dei “preoccupati” per la situazione italiana nientepopodimeno che sua maestà, George Soros.

Il suddetto signore – che dovrebbe essere l’ultimo a cui concedere la parola su questioni nazionali – dal palco del Festival della Finanza di Trento, si è detto allarmato per la situazione politica che si è venuta a creare nel Belpaese. Oltre a ciò, ha sollevato il dubbio in merito a presunte “ombre putiniane” rintracciabili nei finanziamenti al Carroccio – mentre, ovviamente, i suoi finanziamenti disinteressati al partito/minaccia +Europa della Bonino dovevano lasciar sereni –. Le accuse, sono state subito rispedite al mittente da Salvini, che si è detto sorpreso dalla fonte da cui è provenuta la critica.

Questi discorsi, è bene ricordarlo, sono usciti dalla bocca di uno dei più grandi speculatori della storia, arricchitosi, senza porsi il minimo scrupolo, sulle pelle di intere nazioni. Basti ricordare che con le sue “organizzazioni filantropiche” ha interessi in tutto il mondo e influisce pesantemente nella vita politica di numerosi stati, soprattutto se questi non hanno ancora abbracciato, in toto, la messianica via della globalizzazione. Per di più, questo arzillo vecchietto, passerà alla storia come l’uomo che, giovedì 16 settembre 1992 – rinominato “giovedì nero” –, mise in ginocchio la banca d’Inghilterra, costringendola a svalutare la sterlina, guadagnando così, in poche ore, una cifra spropositata.

Date queste premesse, la sua presa di posizione non può che far sorridere. Il Nostro, non contento, si poi è lanciato in un accorata accusa verso Vladimir Putin, reo, a suo dire, di voler dominare l’Europa. Pare dimenticarsi del fatto che la Russia sia colpita da anni, in maniera sistematica, da sanzioni ingiuste, che recano danno allo stesso vecchio Continente. La situazione, a questo punto, appare davvero tragicomica.

L’unica cosa realmente inquietante, in tutta questa storia, è il fatto che ad un tal lestofante, travestito da agnellino, sia data l’occasione di proferire parola nel nostro territorio. Bene ha fatto l’Ungheria di Orban a fargli capire chiaramente, con le parole, prima, e con le leggi, poi, di non essere più il benvenuto. La speranza è che questo esempio possa essere seguito anche dall’Italia, in modo da non dover più aver a che fare con individui del genere, che hanno fatto del profitto ad ogni costo e dell’ambiguità il proprio marchio di fabbrica.