Inesorabile e verticale la caduta della sinistra italiana, avviluppata tra i suoi no-sense e svuotata di reali contenuti politici, scivola sempre più lontano, non solo dal potere, ma anche da quei territori che solo cinque anni fa sembravano inespugnabili. L’appena trascorsa tornata elettorale amministrativa chiude definitivamente il sipario su questa sinistra, i suoi rappresentanti e i finti valori progressisti con cui si è voluto sostituire una base storico-culturale ben definita e che non ammette interpretazioni secolarizzate.

Perdere in una notte Siena, Massa, Pisa, Sondrio e Imola non è semplice. Se ti ci impegni non ci riesci, la differenza l’ha fatta il provarci con gli stessi argomenti già abbondantemente bocciati negli ultimi mesi. Difficile credere che i Senesi o i Pisani siano diventati leghisti nelle ultime settimane, semplicemente l’elettorato di sinistra, che ancora rappresenta una nutrita maggioranza degli elettori, ha deciso di punire quest’assurda involuzione politica a cui è stato costretto.

Tematiche nazionali e locali si sono sommate, costruendo una base di dissenso sempre più cospicua. Quest’ultima fomentata dalle passate opposizioni ha portato all’odierna debacle.

Il caso Siena, su tutti, la dice lunga sulla condizione di salute del PD e della sinistra in generale. Il comune senese, infatti, detiene le chiavi di MPS, la cassaforte ( alquanto svuotata) del partito e delle varie cooperative che negli anni sono state la base economica e di consenso della sinistra. Monte dei Paschi, già abbondantemente ridimensionata da investimenti che, per essere gentili, si possono definire demenziali ( acquisto di Banca Antonveneta a più del doppio del suo prezzo iniziale dalla spagnola Sant’Ander e operazioni in derivati con la giapponese Nomura) ha da tempo smesso di arricchire partito e nomenclatura e ora che il governo della città è passato, dopo settant’anni di rosso bulgaro, alla controparte, non potrà più neanche cercare di coprire le proprie inadeguatezze amministrative se non colpe ben più gravi. Questo perché la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, che controlla il 36% della stessa banca è diretta emanazione della politica. Il Comune elegge 8 dei 16 componenti del governino dell’istituto ( i rimanenti vengono eletti da Provincia di Siena, Regione Toscana, Università e Arcivescovado) che in questo caso creeranno sicuramente una cesura enorme nell’indirizzo fin qui seguito dal più vecchio istituto di credito italiano.

In una notte la sinistra italiana ha subito, forse, la sua più grande sconfitta. Perdere le elezioni nazionali è stata ben poca cosa rispetto a perdere il Territorio. Quella provincia appenninica, sicuro bacino di elettorato, fucina di sperimentalismo politico, base culturale primigenia e anche cassaforte.

Povera sinistra, piange il cuore a vederla così. Essa, nel bene o nel male, è stata parte fondamentale della storia patria e, vederla scomparire in tal modo, lascia basiti. Ma inutile dire che chi è causa del suo mal pianga se stesso.