Pensare prima di parlare, soprattutto nell’era della comunicazione istantanea e di massa, è diventato fondamentale. Ma Oliviero Toscani, fotografo, politico e pubblicitario, a quanto pare non lo sapeva. Durante la trasmissione Un giorno da pecora, ha avuto l’infelice idea di sbottare: “a chi interessa che caschi un ponte?” Riferendosi alla tragedia del Morandi, crollato a Genova provocando la morte di 43 persone. Un uragano non ha tardato a scatenarsi sul nostro signor Toscani che, spinto dai venti di tempesta, si è scusato con uno sproloquio sul coraggio dei familiari delle vittime della tragedia, e cercando di arrabattare una spiegazione convincente per il “malinteso”. Nel dubbio, i Benetton hanno comunque deciso di “chiudere” con lui. Eppure, il fotografo dovrebbe conoscere bene l’importanza dell’immagine, soprattutto in un contesto delicato come quello in cui la sua dichiarazione ha avuto luogo. Infatti, il punto della questione era la visita alla fondazione Fabrica di Treviso, centro culturale creato da Luciano Benetton e diretto da Oliviero Toscani, da parte della Sardina immagine Mattia Santori e degli altri fondatori del “movimento spontaneo”. I “giovani” che danno voce alle piazze sono stati immortalati con l’imprenditore veneto e il fotografo, vicino al Partito Democratico. La foto incriminante è stata poi diffusa sui social dalla fondazione. Probabilmente, in quella trasmissione l’ex creativo dei Benetton avrebbe dovuto difendere l’ingenuità dei “giovani attivisti”, ma deve aver fatto confusione, esplicitando invece la linea del PD sulla (sospetta) “mala gestione” di Autostrade per l’Italia: “non mi interessa questa storia qui”.

La fotografia ha scatenato il panico tra le Sardine, che hanno cominciato a parlare di scissioni, tradimenti e auto-boicottaggi degni della nostra miglior sinistra, la cui ricetta per salvare capra e cavoli è sempre stata quella di riciclarsi in nuove sigle per ridare verginità alle solite facce. Eppure, la loro visita a Fabrica non dovrebbe essere una sorpresa. da Romano Prodi (al quale Mattia Santori, ricercatore in sostenibilità e comunicazione sociale, è collegato tramite il RIE e la rivista Energia) ad Autostrade per l’Italia (i Benetton sono i principali azionisti stabili di Atlantia, e quindi di Autostrade, perché detengono una quota del 30,25% nella holding cui fa capo la società) è un attimo. Che le Sardine sperassero di incoraggiare un cambio immagine per i Benetton, così come hanno fatto con il Partito Democratico in Emilia Romagna? D’altronde, la loro querelle contro “la Bestia leghista” come braccio armato del PD è terminata con una vittoria, ed è ben noto che il padrone Democratico non sia “convinto” riguardo la revoca della concessione ad Autostrade

A sentire i capi acciuga sembra che quella foto sia stata data in pasto ai social senza permesso. Non è da fargliene una colpa, si vede proprio dai volti sorridenti che si trovavano lì contro voglia. La verità è che il pesce puzza dalla testa, e che a pensar male non si sbaglia mai. La vicenda delle Sardine deve essere presa come monito e insegnamento. L’establishment ha imparato ad usare a suo vantaggio le parole d’ordine del dissenso di un tempo, riconducendolo sotto la sua cupola. I media sono troppo impegnati a trasformare le pagine di politica in pagine di gossip per fare anche solo finta di rendersene conto. Ma ricordate sempre: “se un bambino autistico quando gli passa un pallone da basket questo ritrae le mani, come riesce a passargli la palla e fare in modo che questo la raccolga con le mani che non sa usare?” (Mattia Santori, “miglior politico italiano” dal 2019).