L’ossessione Iran non tramonta mai. Donald Trump annuncia in pompa magna le sanzioni in arrivo per il paese persiano, attraverso una foto che lo ritrae come un personaggio della serie di Game Of Thrones. Dal celebre “Winter is coming” a “Sanctions are coming”, questo l’adattamento alla situazione USA/Iran scelto per annunciare gli imminenti provvedimenti. Andando oltre la dimensione comunicativa, è bene capire quali siano le ripercussioni sullo scacchiere internazionale e quali motivi giustificano, secondo gli Stati Uniti, tali sanzioni.

L’intero mandato Trump è stato caratterizzato da una vicinanza pronunciata a Israele che, come noto, è l’acerrimo nemico dell’Iran. La decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme, fa capire quanto gli Stati Uniti, soprattutto negli ultimi anni, abbiano virato decisamente verso lo Stato ebraico. Lo stesso conflitto siriano è esemplare: USA e Israele sempre in prima fila contro il cattivone di turno (in questo caso Assad) in nome della presunta lotta al terrorismo che lo stato canaglia prescelto (la Siria) finanzierebbe e sosterrebbe. Il tycoon americano si è dimostrato, per le questioni mediorientali, indecente quasi quanto il suo predecessore Obama, venendo meno agli accordi e alla distensione dei rapporti con l’Iran patrocinate proprio dal primo presidente nero della storia americana.

Ricapitolando, nell’ ultimo decennio gli Stati Uniti hanno sostenuto un avvicinamento all’Iran, devastando parallelamente la regione siriana al fianco dei ribelli e dunque contro quest’ ultimo, schierato con Hezbollah e Siria governativa. Con l’elezione di Trump e lo sciagurato trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme, l’attacco al mondo arabo in chiave filoisraeliana sembrava arrivato all’apice ma, con le eroiche sanzioni all’ Iran, la dichiarazione di guerra all’Islam sciita è fulgente come un raggio di sole. Una buona dose di imperialismo al tritolo va sempre bene nascosta dietro un nemico che non esiste.

E’ chiaro che il volere del Leviatano a stelle e strisce deve essere accettato dalle tante colonie sparse in giro per il mondo e per l’ Europa. Alcuni paesi, tra cui l’Italia, sono però momentaneamente esentati dall’ embargo statunitense. Lo Zio Sam ha concesso 180 giorni per poter trovare partner commerciali alternativi al paese di Rouhani e Khamenei, ciò significa che l’Italia dovrebbe rinunciare, tra le altre cose, all’approvvigionamento di petrolio dall’Iran che è il nostro terzo fornitore. Tra le alternative a disposizione dell’Italia, figura l’Arabia Saudita che, nella psicotica lista americana dei presunti amici del terrorismo antioccidentale, è completamente assente nonostante sia un Paese appartenente al Wahhabismo, una delle correnti più integraliste dell’Islam.

E l’Unione Europea? Come sempre dimostra di non essere nemmeno lontanamente alla pari dei colossi mondiali da cui mantiene una posizione di eterna subalternità. La struttura farraginosa che la contraddistingue la rende capace solamente di mediare i provvedimenti di Trump per cercare di salvaguardare i propri interessi a Teheran. E’ infatti indubbio che le aziende internazionali europee non rischieranno la compromissione dei propri rapporti in America per favorire quelli in Iran. Ancora una volta sono gli Stati Uniti a farla da padrone, in un’istituzione, l’Unione Europea, sempre più svuotata di qualsivoglia potere politico-economico.

In questo quadro complesso, l’Iran minimizza il provvedimento attraverso il ministero degli esteri.
Come scritto in precedenza, la guerra è anche sui social e, Qassem Soleimani, capo della Brigata Gerusalemme, ha risposto a Trump utilizzando lo stesso mondo fantasy, quello di Game of Thrones, postando una foto su Instagram dove appare insieme alla scritta “I will stand against you”. Un messaggio semplice ed efficace.

In conclusione, la vecchia retorica occidentale del dittatore sanguinario che nega ai propri sudditi i diritti fondamentali, che si rivelano essere l’utilizzo libero di Facebook e del 4G, sta venendo meno. L’Iran si è sempre posto, seppur con le sue contraddizioni, in netta contrapposizione a un Occidente decadente e sanguinario capitanato dagli USA, che ha contribuito a destabilizzare buona parte dei governi legittimi medio orientali in nome di un falso sogno di democrazia. E’ altrettanto chiaro come Israele sia l’alfiere più importante degli Stati Uniti in quelle zone: quasi mai le posizioni dello Stato ebraico e quelle americane sono state divergenti. L’Unione Europea rimane dipendente al colosso americano, che si dimostra sempre più imperialista e aggressivo. Le inutili stragi in Siria, gli orrori celati e mai pubblicati che avvengono quotidianamente in Yemen propinati dal wahhabismo saudita partner degli Stati Uniti, dovrebbero far riflettere su chi sia veramente lo stato canaglia.