Sono passati mesi dalle elezioni del 4 marzo, il governo si è formato, ma i toni da campagna elettorale sembrano non avere mai fine. Dopo il martellamento mediatico sul caso Aquarius, la lente d’ingrandimento si è spostata sulle dichiarazioni del ministro Salvini in merito al censimento dei rom. Continua così l’interminabile lotta tra Lega e opposizione fatta di slogan e contro-slogan. Il ministro dell’Interno tiene alti i toni con termini e frasi ambigui o esagerati come “situazione rom”, “disastro” e “i rom italiani purtroppo te li devi tenere in Italia”. Dall’altra parte, l’opposizione continua a ripetere come un disco rotto che il ministro è pericoloso, crudele, fascista e che un censimento sarebbe il preludio di nuove leggi razziali. Ma, a quanto pare, sembrano essere queste le regole formali di una politica e di un’informazione acchiappa-like.

Il caso-rom parte dall’articolo pubblicato dal quotidiano romano Il Tempo il 18 giugno, dal titolo: «Capitale ostaggio dei rom, “Salvini aiuto, pensaci tu”. Ecco la mappa dei 600 campi abusivi. L’appello di 13 comitati di quartiere al Viminale: “Così non si vive”». Salvini a TeleLombardia risponde al grido del Tempo affermando «Al Ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo l’intervento di Maroni […] nessuno ha fatto più nulla e siamo tornati al caos». Continua dicendo che occorre fare una sorta di «fotografia della situazione» per vedere chi, come e quanti sono. Salvini però, ingenuamente o consapevolmente, sbaglia i termini: quel che si può fare non è un censimento dei rom su base etnica (che non fa altro che ridestare il fantasma delle leggi razziali nell’opposizione e innescare il solito circo mediatico), ma «una ricognizione della situazione dei campi rom», come poi rettificato dallo stesso ministro dell’Interno su Twitter. Ma qual è la situazione? Dai rapporti annuali di Istat e associazione 21 luglio, rom e sinti in Italia sono tra i 120 e i 180 mila, quasi tutti con passaporto Ue; di questi, 26 mila vivono in emergenza abitativa in baraccopoli istituzionali (circa 16.400, di cui circa il 43% ha la cittadinanza italiana), in campi abusivi (9.600. L’86% è di origine romena e il 55% è composto da minori) o in centri di raccolta monoetnici. Al momento i vari tentativi per l’integrazione e la risoluzione dell’emergenza abitativa, da Maroni a Minniti, sono miseramente falliti. Il problema dei campi nomadi abusivi consiste nella loro totale inadeguatezza in termini di sicurezza e condizioni igieniche, ma soprattutto, nel loro essere fuori controllo e al limite della legalità; spesso anche bambini e adolescenti crescono dediti all’accattonaggio e ai furti. Ed è questo il principale problema da risolvere, questo il grido di aiuto dei cittadini romani (ma non solo), esasperati dalla situazione (nella capitale ci sono «Seicento insediamenti nomadi abusivi, più di 4.000 persone outlaw» come riportato da Il Tempo). Che non si scada, naturalmente, nella retorica dei Casamonica secondo cui si devono «cacciare i romeni, quelli che puzzano e rubano, quelli che vivono nella monnezza»!

Se Salvini riuscirà a risolvere il problema e fare quel che non è riuscito ai suoi predecessori ben venga. Ma che non sfrutti la questione per semplici fini propagandistici.