Una ruota panoramica per valorizzare il territorio nel periodo degli eventi annuali. Queste le dichiarazioni del sindaco di Pompei Pietro Amitrano, eletto due anni fa nelle liste del PD. A sostenere l’assurda iniziativa non poteva essere solo una più o meno ampia compagine politica. L’azienda incaricata di costruire il mostro metallico in questione è la Iesse International Strategies, una società tedesca già responsabile della costruzione della ruota panoramica di Salerno. Il presidente dell’impresa teutonica, Hendrik Boos, ha così definito l’opera, già confermata a quanto pare dal comune di Pompei:

Tra le gondole della Wheel of Pompeii che offrirà la magia delle antiche vestigia in un colpo d’ occhio, ci saranno anche quelle vip, con tanto di cestello con ghiaccio e champagne

Assistiamo al trionfo dello squallido e dell’orrido, dell’incolto e del brutto, tutto insieme. I tedeschi sembravano proprio non poter mancare, considerato il fatto che al loro mondo accademico, dobbiamo tanto in termini di preservazione e studio archeologico. Quale sorta di follia si è impossessata del sindaco e della sua giunta? Non saranno mica certi e soliti interessi economici – in terra di camorra –  a spingere verso un progetto così fuori da ogni logica sensata? Il sindaco si definisce entusiasta e sicuro del successo di tale attrazione, come se sostanzialmente il parco archeologico, i musei, il paesaggio, non bastassero a far comprendere la bellezza dei luoghi che si stanno visitando. Andatosene Massimo Osanna – ex Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei – per il momento sembrano non esserci freni a simili trovate, tipiche di città che hanno davvero poco da offrire culturalmente o che inseguono sogni di una contemporaneità priva di identità locali e senza gusto estetico.

Con tutto che le sovrintendenze non sono state neppure avvisate di simili intenzioni, il sindaco tenta di consolidare la sua posizione, spiegando come il progetto Wheel of Pompeii – e già questa nomenclatura tutta anglosassone disgusta – abbatterebbe il “mordi e fuggi” dei turisti, inoltre promuoverebbe il turismo ed incrementerebbe l’interesse anche dei residenti, per una generale valorizzazione dell’area; parole davvero pronunciate, non si capisce ancora con quali attributi e dati statistici alla mano. Il danno paesaggistico e il naturale svilimento che questo obbrobrio arrecherebbe all’area sono enormi, tuttavia il sindaco parla in termini temporanei, si tratterebbe dunque di uno “spettacolo viaggiante” destinato a durare in un tempo limitato. Insomma, si vorrebbe costruire una ruota panoramica alta 60 metri – come quella viennese – dotata di un basamento di cemento ciclopico, il tutto verrebbe innalzato davanti alle aree del boschivo foro triangolare e del teatro grande, con l’intento finale di poter poi smontare e rimontare il mostro di metallo da qualche altra parte. Tutto l’ambaradan – non ce ne vogliano male i campani – avverrebbe in una terra assediata da pesante corruzione e da onnipresente crimine organizzato. Scusateci, ma noi non ci crediamo. Inoltre, persino città come Torino e Milano hanno scartato l’ipotesi di costruire le loro ruote, proprio per evitare lo svilimento paesaggistico.

Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, parla di un insulto alla storia e alla cultura, una offesa verso tutti, un’idea folle che mira a trasformare uno dei siti archeologici più importanti al mondo in una sorta di Disneyland. Antonio Irlando, dell’Osservatorio Patrimonio Culturale, parla di violenza ai valori culturali dell’area e di violazioni sia delle norme di tutela per la fascia intorno al perimetro degli scavi, sia del piano strategico per lo sviluppo dei territori del Sito Unesco, nell’ambito del Grande Progetto Pompei. Giungono anche le nette e non interpretabili parole del ministro Bonisoli:

Non se ne parla nemmeno. Ai nostri uffici non è arrivato nulla, se arrivasse lo rispediremmo al mittente

Il fatidico 8 maggio, data scelta per l’apertura, sembra diventare già un brutto ricordo. Ma spaventano e mettono in allerta le idee, le volontà, le intenzioni di quella che possiamo definire una politica locale inetta, del tutto fuori dal mondo, un agglomerato di mentalità squilibrate, tarlate dalla spettacolarizzazione inconsistente, ai danni del nostro patrimonio invidiato in tutto il mondo. Tafazzi, fermati qui.