Nel 1988 gli italiani detenevano il 57% del proprio debito pubblico. Oggi la percentuale si è ridotta al 5% e se la propaganda mediatica continuerà a funzionare si tratta di un numero destinato a calare ulteriormente. Tenendo ben presente l’anno di riferimento (il primo negli archivi della Banca d’Italia) non possiamo non osservare come esso si collochi storicamente in un già ben avviato processo di finanziarizzazione dell’economia. Erano appena passati gli anni d’oro del neoliberismo europeo, Margaret Thatcher era ancora Primo Ministro così come Ronald Reagan era ancora Presidente, entrambi sul finire della loro carriera politica. Si preparavano già culturalmente gli anni ’90, carichi della rassegnazione giovanile e del diffuso senso di apatia e di impotenza generalizzato. L’ideologia che predicava la fine del controllo politico sull’economia enfatizzata in fondo la fine del controllo della comunità sulla stessa e di riflesso sui singoli individui. Il conflitto di classe veniva spostato su piattaforme dalle quali diventava progressivamente impossibile combatterlo, meccanismo che verrà portato a compimento dalla globalizzazione.

E’ perciò ovvio che il sovranismo culturale e politico non può essere scisso da quello economico. Si deve quindi guardare con favore alla bozza elaborata dalla Lega che prevede agevolazioni sui Conti Individuali di Risparmio, ponendo la deduzione al 23% sull’investimento in Titoli di Stato con annessa non imponibilità sui rendimenti di coloro che conserveranno i titoli fino alla scadenza. Investire sui titoli italiani, aumentando la quota che gli italiani posseggono del debito pubblico, fungerebbe da argine allo spread e dunque al potere di ricatto di chi oggi quel debito lo detiene. Bisogna tenere a freno le illusioni che vedrebbero il debito interamente in mano italiana (sarebbe impossibile, gli italiani non dovrebbero investire in altro modo che in Titoli di Stato, ma questo è un discorso che non può essere fatto qui per ragioni di spazio) ma bisogna plaudire a tali iniziative, che sorrette politicamente e culturalmente possono creare il terreno per una rinazionalizzazione economica, dopo decenni di propaganda liberista. Nel frattempo il “Sole 24 Ore”, già bolla l’iniziativa come “non consentita dalle regole internazionali trattandosi di un vantaggio competitivo non ammesso”. Una ulteriore prova della sua bontà.