Le elezioni in Emilia Romagna si rivelano perfettamente in linea con l’attuale momento politico: i partiti necessitano e gravitano attorno a leader carismatici. E così la differenza l’ha fatta il nome messo in campo dalle due parti: risultano 8 i punti percentuali di differenza tra i nomi dei candidati, 3 tra le coalizioni.

Nel centrosinistra c’è aria di festa. Il PD si trova davanti un bicchiere mezzo pieno: ha subito sì l’attacco in terra amica della Lega, ma, a differenza delle scorse Europee, torna primo partito, e guadagna duecentomila voti in più rispetto alle scorse regionali. Tanto deve alla partecipazione popolare messa in campo dalle sardine, le quali in un eventuale imminente scioglimento del PD otterrebbero un enorme potere contrattuale. Il ruolo delle sardine è stato comunque abbastanza chiaro: più che offrire una valida alternativa, ha trascinato la lega in un continuo gioco al ribasso nella dialettica politica, che ha messo in ridicolo entrambe le fazioni, lasciando intaccato il tradizionale centrosinistra. Bicchiere mezzo vuoto, invece, per tutto il centrodestra, in particolare per la Lega, che di voti in più ne ottiene seicentomila, ma che deve accontentarsi di restare alle spalle dei Dem e accettare una prevedibile sconfitta. Non sufficiente, dunque, la grande chiamata alle urne per cercare di captare i tanti astenuti delle scorse elezioni: cresce di trenta punti l’affluenza (67,67%), ma presumibilmente una parte è formata da un ritrovato elettorato di sinistra. A gola secca rimangono, infine, i pentastellati: un disastro annunciato, avvenuto proprio nella terra dove, 15 anni fa, dagli “amici di Beppe Grillo”, prendeva vita il Movimento 5 stelle. È inevitabile pagare una tale instabilità interna al partito, l’inadeguatezza della campagna elettorale (assai caratteristica la gaffe di Toninelli) e la conseguente bipolarizzazione tra le altre due grandi coalizioni. Molti ex elettori si ritrovano, quindi, tra le fila di quel +30% del numero di sostenitori Leghisti, altri praticano il disgiunto. Confermato, dunque, il precedente “buongoverno”. Bonaccini, dalla sua, si crea, negli ultimi mesi, la figura del buon amministratore, e, nonostante l’accusa di aver minacciato un sindaco e una presunta nomina “amica” di un primario, tutto sommato se la cava bene: prende un 3% in più della sua coalizione, e quasi il 2% arriva da fazioni opposte. Bocciata, invece, la candidata della Lega, sostituita nella campagna elettorale da un “trumpiano” Salvini. La spettacolarizzazione del caso Bibbiano, l’esaltazione all’estremo di realtà locali e cibi tipici, e un comportamento da “bad boy” (ricordiamo la mesta scena del campanello) portano a un risultato opposto: basti pensare che a Bibbiano, al quartiere del Pilastro e a Maranello (dove ha concluso la campagna elettorale) il vincitore è Bonaccini.

La regione non è però uniformemente conformata al risultato finale. Innanzitutto il centrosinistra perde sull’Appennino, a causa delle chiusure dei punti nascita e dell’inevitabile senso di abbandono dei paesini di montagna. Inoltre il cerchio rosso dei grandi centri lungo la via Emilia e, sorprendentemente, della circoscrizione di Ravenna, è circondato da un mare blu di piccoli comuni periferici che hanno preferito la Borgonzoni: è, dunque, confermato il “voto con il portafogli” dei grandi centri, dove la stabilità economica è sinonimo di conferma al governatore uscente, mentre i disagi dei piccoli e lontani comuni trovano voce nell’opposizione. Menzione d’onore alla sinistra radicale che, coraggiosamente, propone un’alternativa al voto “utile”, o meglio al voto del “meno peggio”. Le percentuali non sono granchè, sopratutto a causa della difficoltosa raccolta firme per presenziare in tutte le circoscrizioni. La forte resistenza dell’Emilia Romagna ai partiti di destra si è decisamente affievolita, ma il PD riesce a mantenere un importante fortino dal punto di vista industriale e produttivo. Se possiamo dire che i Dem hanno effettivamente giocato bene tutte le loro carte, impilandole con precario equilibrio, cercando di dare un senso di legittimità all’attuale maggioranza a livello nazionale, possiamo altresì dire che la spallata al bel castello è stata inflitta dal fuoco amico.