È notizia di questi giorni, anche se voci simili correvano ormai da tempo, della possibilità, a quanto pare legalmente realizzabile, di poter invertire una decisione presa dal popolo nel giugno del 2016 attraverso un referendum, conosciuto ai più come Brexit. Con il 52% dei voti, il popolo britannico aveva chiaramente fatto capire al proprio governo di non sentirsi allineato alle politiche e al sistema dell’Unione Europea e di voler intraprendere una strada diversa.

Non si vuole qui discutere sulla bontà o meno di un’uscita dai 28 del Regno (poco)Unito, ma si vuole invece evidenziare come ancora una volta una decisione popolare non venga presa in considerazione seriamente (non si possono dimenticare le campagne fatte contro coloro che hanno votato pro-exit, trattati da ignoranti e razzisti villani) e come il referendum, considerato universalmente come lo strumento democratico per eccellenza, venga ridotto ad una sorta di mero studio statistico, paragonabile a quelli fatti sul gradimento di questo o quel prodotto o di questo o quel programma tv.

Dopo aver ignorato la volontà democraticamente espressa dai cittadini greci nel 2015, con la costante propaganda terroristica attuata nei momenti decisivi nella vita democratica dei Paesi dell’Unione (basta ricordare le parole utilizzate durante le campagne per il referendum renziano e per le elezioni del 4 marzo) e la demonizzazione di personaggi più o meno deprecabili a livello globale (“populista” pare essere l’offesa del nuovo millennio), il bombardamento alle già traballanti fondamenta del potere popolare sembra non conoscere sosta.  

La sfacciataggine di un’oligarchia sempre più rincretinita dalla sete di ricchezza e volontà di potere, con conseguente scollamento da tutto ciò che è vita, che è quotidiano per i più, non fa che ridurre la democrazia ad uno status symbol, da appuntare alla cravatta durante inutili assemblee internazionali o discussioni da salotto ammuffito.

Se in Gran Bretagna si dovesse tornare al voto per ridiscutere una decisione già presa dal “popolo sovrano” e ratificata dal Parlamento, non si potrà che decretare in maniera definitiva l’inutilità del voto del singolo cittadino, e perciò celebrare il funerale del sogno di un’Europa vera, costruita all’insegna dei principi della democrazia, dell’uguaglianza e della libertà, e non quella che si cerca di introdurre basata su liberismo, interessi oligarchici e contentini di facciata.