Arrivati a Parigi in mattinata, giusto il tempo di preparare l’attrezzatura e subito in strada. Gelo sferzante, sugli Champs-Elysèes i bagliori sprigionati dai fari dei grossi suv della Parigi bene si mescolano all’esanime luce rossa delle sfarzose luminarie abbarbicate sugli alberi del viale più noto di Francia. La capitale francese si preparava al quinto atto della protesta dei gilet jaunes in programma oggi. Parlando con le persone e camminando per le vie della città si è percepita un’aria di tranquillità apparente. Venerdì sera il centro di Parigi smette gli abiti del lusso e dello sfarzo per indossare i gilet catarifrangenti della sommossa.

I punti vendita dei grandi marchi internazionali, le banche e le altre attività commerciali si preparano ai possibili tumulti: tra l’Arc de Triomphe e Place de la Concorde, fervidi operai erigono con reverenza mura di legno compensato a difesa di quello spaccato di Francia per il momento ancora non trucidato dall’affilata scure della deflazione salariale. Le parole di Macron che invitano alla quiete in tutte le parti del paese rimbombavano nella testa dei passanti, non ricevendo riscontri positivi. Del resto, la giornata di ieri ha accertato un fatto preannunciato giovedì: sabato 15 dicembre i gilet gialli manifesteranno ancora per le strade di Parigi. Il prefetto di Parigi, Michel Delpuech suonava l’allarme:

Questo sabato, avremo 54000 persone interessate a partecipare. Dobbiamo prepararci al peggio”

Quella che si prospetta per le forze dell’ordine parigine è forse la sfida più ardua dall’inizio delle proteste. Oggi diverse fermate della metro di Parigi, che rientrano nella zona calda delle manifestazioni, sono chiuse per precauzione. Raggiungere con i mezzi gli Champs-Élysées è praticamente impossibile. A noi non importa nulla: le stringhe delle scarpe stritolano in una morsa d’acciaio piedi pronti a macinare chilometri pur d’intercettare il dissenso del popolo francese, comprenderne cause e origini. Miriamo alla pancia dei Gilets Jaunes e ai loro “leader:

Saremo in prima linea per documentare quello che si preannuncia come l’ennesimo sabato di fuoco e fiamme all’ombra dei palazzi residenziali più facoltosi di Francia. Ottomila uomini delle forze dell’ordine sono attesi nella sola Parigi. L’Intellettuale Dissidente si lancia sul campo e approda in una terra di manifesta illogicità: quella del marciapiede, degli umori, della strada, della folla inferocita, del popolo. Qualsiasi cosa succederà oggi ve la racconteremo, senza filtri.