L’insediamento al Viminale di Matteo Salvini ha indubbiamente segnato dei concreti cambiamenti nell’atteggiamento tenuto dal Ministero degli Interni. Dopo una prevedibile maggiore durezza nel trattare la questione clandestini ed i vari tentativi di cambiare la filosofia europea dei confini aperti, si aggiunge all’elenco delle novità anche il pugno duro nel trattare una delle questioni più delicate del Bel Paese: le occupazioni abusive. Un problema affrontato variamente nel corso del tempo (spesso in base all’indirizzo politico dell’amministrazione di riferimento) e considerato più che altro come una questione locale, riceve ora attenzione nazionale, con il Viminale a fare pressione sulle prefetture affinché diano una definitiva svolta alla vicenda: basta situazioni di “tolleranza” finora comuni a molte città d’Italia, chiunque viva in uno stabile senza regolare contratto va sgomberato senza scrupoli. Nonostante qualche eccezione venga fatta per i soggetti in estrema difficoltà, la maggioranza degli occupanti sono quindi ora a rischio sfratto.

La questione in sé è ben più grave di quanto possa apparire e si lega indissolubilmente al più grande e preoccupante problema dell’emergenza abitativa. A guardare infatti le stime fatte da Federcasa per il ministero degli interni qualche mese fa, si rimane esterrefatti: oltre un milione e settecentomila famiglie italiane si ritrovano senza una casa di proprietà. Seicentocinquantamila sono quelle in graduatoria per una casa popolare, di cui però vi è una penuria cronica. Sembrerebbe insomma che non vi siano abbastanza tetti per i cittadini di questo funestato paese. Una volta analizzati questi dati, la questione delle occupazioni appare come una spia della gravissima situazione abitativa prima descritta. Nei quarantottomila stabili ad oggi occupati vivono una quota di quel milione e mezzo di italiani in difficoltà, svolgendo il ruolo di “valvola di sfogo” di una problematica più ampia e dai risvolti potenzialmente ancora peggiori. Infatti dal 2000 ad oggi è aumentato dal 50 al 75% il numero di famiglie che spendono oltre il 20% del loro reddito solo per l’affitto. I motivi di questa tendenza sono facilmente intuibili: impoverimento e maggiori incertezze economiche, regali della crisi. Altrettanto facili da immaginare sono le nefaste conseguenze di questo trend: ancora più famiglie si troveranno in emergenza abitativa e dovranno rivolgersi a soluzioni quali anche l’occupazione.

E’ dunque miope ed inefficace analizzare la questione occupazioni solo in un’ottica di scontro tra legittimi proprietari ed occupanti. Cosa fare dunque? Una efficace soluzione ci sarebbe. Per iniziare siamo costretti a smentire la precedente supposizione riguardo al fatto che in Italia non ci siano abbastanza tetti per i cittadini. Di abitazioni sfitte in Italia ne abbiamo infatti un numero esorbitante: oltre sette milioni. Una grandissima quota di queste appartengono a grandi gruppi bancari ed immobiliari, i soliti padroni senza nome e volto di questo sistema malato, che le tengono vuote anche per proprio tornaconto. Il bacino da cui attingere è potenzialmente enorme, ed è anche approvato dalla nostra costituzione. L’articolo 42 infatti consente l’esproprio per motivi di interesse generale. Siccome ciò che i suddetti padroni perpetrano alla cittadinanza è un vero e proprio danno, un crimine, non si vede proprio il motivo per cui lo Stato non potrebbe per una volta porsi a difesa del suo popolo ed espropriare la quota necessaria di case a risolvere l’emergenza abitativa.

Chi si oppone ideologicamente a questi ragionamenti, vedendo in essi una violazione della proprietà privata, non è dissimile da chi reagisce istericamente all’impennata dello spread o alle manovre in deficit. Bisogna saper anteporre il bene collettivo ed il benessere degli individui sempre prima degli interessi dei potenti, e l’emergenza abitativa sarà forse uno dei campi di prova più importanti per comprendere questo governo da che parte si porrà.