In Italia il fenomeno della sanità negata ha spinto 4.5 milioni di famiglie alla scelta di limitare le spese mediche o alla decisione di non curarsi affatto. E’ ciò che riporta uno studio del C.R.E.A dell’Università di Tor Vergata di Roma, nel quale si sottolinea come il più significativo indicatore di iniquità sociale sia il divario tra il Nord e il Sud del Paese.

Infatti, tra quel 17,6 % di famiglie residenti colpite dall’impoverimento economico e l’insostenibile spesa della sanità pubblica e privata, il 5,6% si trova concentrato nel meridione; il quale, tallonato dalle regioni del Centro (5,1%) e osservato distrattamente dal Nord Ovest (3,0%) – Nord Est (2,8%) Italia, si ritrova a confermare una tendenza cresciuta esponenzialmente dal 2015 e che sembra intenzionata a non voleri arrestare. La problematica sociale che aggrava il divario economico tra le famiglie italiane, preesistente alla crisi del 2008, non ha trovato certamente compensazioni nella trovata politica del ticket sanitario: oggetto misterioso e discutibile, esso ha contribuito negli anni a diminuire considerevolmente la fiducia con cui gli italiani guardano e vivono la sanità pubblica italiana, che ha lasciato il fianco scoperto alle più reattive e preparate assistenze del privato.

In questa classica divisione tra due realtà sanitarie che differiscono per intensità e qualità del servizio, la sfera pubblica si trova chiaramente in difficoltà nei confronti di un’industria capitalista creata ad hoc per il consumatore, per il malato. Chiaramente, l’induzione sempre maggiore di capitale nelle strutture private non può e non deve essere addotta come unico movente della disparità tra le due sfere: la sanità pubblica è stata sì, defraudata da tutti i governi che si sono succeduti dalla fine della prima repubblica, ma non ha perso il suo retaggio di alto livello, figlio di un’educazione universitaria importante e storica. Tuttavia, quando ci si approccia al mondo moderno, l’istituzione stessa di una sanità pubblica è messa in difficoltà, lesa dalle continue sfide che sono poste dall’orizzonte politico e sociale di ogni paese travolto dal fenomeno dell’accumulazione capitalista.

La tensione sociale che si percepisce dalla differenziazione sulla crescita del reddito, non solo è inevitabile per lo sviluppo capitalista della società, ma è per di più indivisibile con la figura della differenziazione, della divisione e dell’inequità tra le classi. Detto ciò, spetta al governo Conte cercare di trovare una soluzione, anche se, pur avendo stanziato un miliardo nell’ultima legge di bilancio, non sembra aver destato ulteriore attenzione nel quadro generale del contratto di governo la problematica della condizione disumana in cui i medici sono costretti a lavorare nella sanità pubblica. Questa è un diritto sacro e inalienabile in ogni Stato che si professi socialista, e per questo torna ancora più importante il sisma della coscienza sociale odierna, filtro con il quale le masse si approcciano alle differenziazioni della “cosa pubblica”, dettami su come viverla e come perderne, inevitabilmente, coscienza.