Nella giornata di martedì la Duma di Stato della Federazione russa ha approvato un emendamento costituzionale che prevede un reset della struttura istituzionale del Paese, che consentirà a Putin di azzerare il suo conteggio di mandati da presidente, consentendogli così di ricandidarsi e, potenzialmente, restare in carica fino al 2036. La deputata Valentina Tereshkova, ex cosmonauta e prima donna della storia nello spazio, ha proposto durante i lavori della camera bassa del parlamento russo, un emendamento al comma terzo dell’articolo 81 della Costituzione, nel quale si sottolinea espressamente che anche il presidente in carica al momento della presente riforma ha il diritto di avere due mandati a disposizione, quindi de facto azzerando il conteggio di mandati ad oggi effettuati da Putin.

Questo emendamento fa parte di una lunga lista di modifiche alla Costituzione russa, che il prossimo 22 aprile passeranno al vaglio di un referendum. Putin è intervenuto nel mentre della seduta della Duma, pronunciando un breve discorso nel quale sottolinea la necessità di apportare modifiche alla Costituzione, conferendo maggiore stabilità al sistema politico russo, perché “la Russia si trova in un momento difficile e necessita di stabilità sociale, politica ed economica”. Lo stesso Putin, che ha sostenuto le parole della Tereshkova, ha voluto ribadire che l’accettazione di tali emendamenti è competenza della Corte costituzionale, che si pronuncerà in merito. In Russia le disposizioni legislative necessitano di tre votazioni per essere poi sottoposte a firma del presidente, tant’è che dopo la terza consultazione, appannaggio del Consiglio della Federazione, Putin firmerà il 18 marzo la legge di modifica costituzionale, in una giornata che è passata agli annali come l’anniversario della riunificazione della Crimea allo stato russo.

Ricorre, dunque, un simbolismo politico che ritrova ancora nel culto della personalità dell’uomo forte al potere la sua pietra miliare, ma che nasconde nelle radici del sistema degli equilibri di potere russo l’indecisione e la mancanza di convergenza sulla successione al “presidentissimo”. Questo processo di revisione costituzionale confligge, tuttavia, con il provvedimento annunciato solo poche settimane fa, sempre a carico di Putin, di una transizione ad un sistema semi-presidenziale, che avrebbe affidato la nomina del primo ministro al Parlamento, e non più a presidente. La Russia sta vivendo un periodo di incertezza economica dovuta a vari fattori, primo tra tutti il crollo del prezzo del petrolio per il mancato accordo con l’Arabia Saudita sul taglio della produzione giornaliera, ripercuotendosi con effetti negativi sul valore della divisa nazionale e su un’inflazione galoppante. Putin ha dovuto, in questi mesi, fare i conti con una pressione pubblica scaturita dalla proposta della riforma pensionistica che cancellava l’ultimo baluardo sovietico nella società, causando una parziale perdita dei consensi a vantaggio del Partito Comunista. Allo stesso tempo, la società russa sta cambiando. Tutti coloro i quali sono nati o cresciuti con il mito occidentale vivono oggi con parziale malessere i dettami di una società strutturata e costrittiva come quella russa; questi, probabilmente, sono stati visti dai gruppi di potere del Paese come segnali d’allarme contro il potenziale cambiamento che Mosca si troverebbe ad affrontare nella transizione del 2024. Le Torri del Cremlino non sono ancora pronte ad accogliere il nuovo.