Sauver ou périr! I Vigili del Fuoco francesi non avrebbero mai pensato che il loro motto potesse essere calzante anche in una normalissima rimostranza sindacale. Le immagini dei manganelli  (e delle granate a basso potenziale GM2L) della polizia francese che colpiscono i colleghi pompieri rendono l’idea dell’enorme divario oramai scavatosi tra la nomenclatura di governo e il paese reale, nelle cui fila è oramai riscontrabile una presenza sempre maggiore di lavoratori statali.

La protesta dei Vigili del fuoco francesi ha radici lontane. Da anni, sette delle nove sigle sindacali che rappresentano gli uomini del corpo, hanno intrapreso una durissima battaglia contro le politiche liberali del governo Macron. Per le sigle sindacali è inaccettabile la riforma, prospettata dalla maggioranza, che vorrebbe portare l’età pensionistica dai 57 ai 62 anni, nonché i continui tagli al budget del corpo e l’inadeguata rivalutazione di stipendi e indennità di rischio, fermi ad accordi sindacali degli anni ‘90. Vedere uomini che dipendono dallo stesso ministero scontrarsi con così tanta violenza è il sintomo più evidente del tramonto dell’entità statale così come l’abbiamo conosciuta fino ad ora. L’ordine di caricare i propri uomini, una scelta unilaterale e invisa dagli alti gradi della polizia, getta una nota di discredito difficilmente rinegoziabile sulla presidenza Macron. Del resto, proprio all’inizio del mese, il capo della polizia Éric Morvan, in polemica con il Ministro dell’interno, è andato in pensione anticipata, rimarcando la solitudine del governo e la lontananza della macchina statale da quest’ultimo.

I pompieri francesi sono evidentemente arrivati al limite della sopportazione: c’è stato chi si è dato fuoco, chi ha scalato con le fiaccole il monumento di Place de la République e la statua di Place de la Nation, altri ancora hanno sfidato i blocchi della polizia e sono stati colpiti dagli idranti e dalla granate di cui sopra. Lasciando sull’asfalto decine di feriti, i Vigili del fuoco sono riusciti ad accendere i riflettori mediatici sulla loro protesta e a mettere in difficoltà il governo. Troppo impopolare manganellare chi, nell’immaginario collettivo, rimane un eroe. Così la trattativa è ripartita, e il ministro Castaner sembra realmente disposto a concedere qualcosa di importante. Assurdo che un corpo dello stato debba arrivare a tanto per poter essere ascoltato. Assurdo che un governo si permetta tanta licenza con i suoi stessi servitori. Ma lo stato francese, forse, esiste ancora. Vive nei suoi uomini e nella quotidianità della profonda provincia. Diversamente, il governo ha smesso da tempo gli abiti cucitigli dalla volontà popolare, per indossare il cuoio da boia fornitogli dalla finanza internazionale.