È accaduto un fatto. Laura Pignataro è morta, venuta giù dall’ultimo piano di un palazzo a Bruxelles, e no, non è l’incipit di un romanzo noir, quanto piuttosto la spia di una crisi politica ad ampio spettro. Il quotidiano francese Libération avanza delle ipotesi sui moventi di una scelta all’apparenza del tutto arbitraria, ipotesi raccolte in questi ultimi giorni dalle testate di tutta Europa.

Come funzionaria della Commissione europea, Laura Pignataro sarebbe stata assorbita, prima della scomparsa, da preoccupazioni di varia natura, fra le quali la sorprendente nomina a segretario generale di Martin Selmayr, esponente tedesco del Partito Popolare Europeo. Nomina – a quanto sembrerebbe – irregolare, ottenuta secondo procedure stabilite da Selmayr in persona. Fedelissimo di Jean-Claude Junker, sarebbe passato dalla carica di capo di gabinetto del presidente a quella di segretario generale di commissione – andando a sostituire Alexander Italianer – per poi lasciare il proprio posto alla sua vice spagnola Clara Martinez Alberola.

Ma come si inserisce in questo scenario Laura Pignataro?

Giurista, incaricata di sovrintendere alla legalità delle nomine, nonché capo delle risorse umane dell’ufficio legale, sarebbe stata oggetto di non meglio precisate pressioni da parte dei vertici della commissione. Al di là delle ragioni del caso – non possiamo affermare con assoluta certezza né che Pignataro sia stata uccisa, né che sia stata indotta al suicidio, né che tantomeno abbia agito per ragioni che esulano totalmente dalla nomina in questione – quel che risulta lampante è che Juncker e gli strettissimi della sua cerchia sgomitano senza troppa vergogna per ritagliarsi i posti d’onore all’interno della Commissione Ue, incuranti di partiti e stati membri. Jean-Claude Juncker, presidente, avrebbe infatti in passato lasciato carta bianca all’ex capo di gabinetto su questioni di largo respiro – Selmayr, a suo tempo, richiese e ottenne come ministro dei trasporti il tedesco Alexander Dobrint, promotore dei pedaggi autostradali per gli automobilisti stranieri, per dirne una.

Quindi in Europarlamento la legge è uguale per tutti, eccezion fatta per Selmayr. Sono i socialisti a muovere le critiche più feroci ad un Partito Popolare che con malcelato imbarazzo continua a nascondere polvere sotto al tappeto. Come possiamo ritenere accettabile, infatti, che proprio dalla sede parlamentare garante dell’Europa tutta, provenga un simile esempio lobbista e decisamente autoreferenziale in termini di gestione della dinamica politica? C’è chi ha colto l’occasione per scagliare una lancia a favore dell’Italia, patria per antonomasia di politiche approssimative e giustizia “fai da te”. Bersaglio per la maggioranza dell’opinione pubblica d’oltralpe, il nostro profilo politico sembra infatti riprendere vigore dalle macerie dell’esterofilia rampante tipica dell’arena d’opinioni nostrane e non. Insomma, disincanto: le istituzioni europee non sono quel sepolcro imbiancato che la comune vulgata ha da sempre voluto venderci.

Mal comune mezzo gaudio, quindi? No di certo. L’ingresso in Parlamento europeo di un’amministrazione della politica alla “cosa nostra” non è sufficiente a dimezzare la pena, ma la raddoppia semmai. Se la politica può essere infatti definita articolazione simbolica della cosa pubblica, è proprio tutelando dinamiche di interesse privato che questa stessa cessa di essere politica. Un simile disegno non ricalca di certo le clausole dei trattati che segnarono i natali di questo continente e ad essere di preminente interesse è qui non solo l’atmosfera stantia formatasi attorno a Juncker, da lui caldeggiata e portata avanti piuttosto spudoratamente dal burocrate Martin Selmayr, ma anche e soprattutto la facilità con cui certi disegni sembrano prender piede, assieme alla naturalezza con cui si legittimano le conseguenze, seppur tragiche, di certe meccaniche. Nessuna lettera di condoglianze è arrivata alla famiglia di Laura Pignataro, stando al resoconto del giornalista Jean Qatremer, e nessuno dei componenti della Commissione europea ha presenziato alla cerimonia di cremazione. Se le ipotesi formulate dal giornale francese si rivelassero per qualche ragione fondate, ci troveremmo davanti ad un episodio di una gravità inaudita.