Ancora Rousseau. Luigi Di Maio, all’indomani della batosta elettorale che ha sancito la perdita di circa 6 milioni di voti in poco meno di un anno, accerchiato da coloro che – all’interno del Movimento – gli attribuiscono l’intera responsabilità della sconfitta, cerca di uscire dall’angolo chiedendo agli iscritti di confermare la sua leadership.

Anche stavolta insomma, costretto a reagire di fronte all’ennesima fase critica, il Movimento 5 Stelle tira in ballo il voto online e quei pochi attivisti – per il caso Diciotti furono poco più di 52mila – che accettano di prestarsi a questo deprimente simulacro di democrazia diretta.

Sappiamo che l’esito del voto su Rousseau molto difficilmente ha tradito le aspettative di Grillo e, soprattutto, di Casaleggio, che in queste ore non hanno fatto mancare il proprio sostegno al capo politico di fronte ai suoi grandi accusatori: Roberta Lombardi, Elena Fattori, Carla Ruocco, Paola Nugnes tra i più noti. Si fa il nome anche di Roberto Fico, il presidente della Camera spesso in disaccordo con la linea del governo giallo-verde, che però non si è ancora esposto pubblicamente sulla faccenda. Si potrebbe obiettare – e in molti lo hanno fatto – che si tratta di esponenti ormai da tempo critici nei confronti della leadership, personaggi che potrebbero aver semplicemente aspettato il momento più opportuno – la prima grave crisi di consenso che ha investito il Movimento – per far esplodere il malcontento e provare a disarcionare Di Maio. E probabilmente è così.

Ma la risposta politica del leader è stata all’altezza?

Il ministro, vicepremier e capo politico dei 5 Stelle, ha ottenuto il passaggio sulla piattaforma Rousseau – tra l’altro recentemente giudicata dal Garante della privacy non adatta al voto online, perché facilmente manipolabile, e costretta ad adottare misure correttive. Di Maio dovrebbe così potersi fregiare, salvo imprevisti, del timbrino della democrazia diretta e puntellare la propria posizione ancora per qualche mese di fronte a coloro che chiedono la sua testa.

Eppure è stata proprio una decisione presa su Rousseau, qualche settimana fa, a concorrere alla perdita di qualche milione di voti per il Movimento 5 Stelle. Il “salvataggio” del ministro Salvini nel caso Diciotti – il famoso “” che significava “no, non va processato” – è passato proprio grazie ai 52mila attivisti che hanno votato online, non più della popolazione di un piccolo comune di provincia. Nulla più che la ratifica di una decisione già presa altrove – d’altra parte probabilmente non c’erano alternative, se si voleva restare al governo –, ma i danni al consenso nei confronti del Movimento sono stati incalcolabili.

È vero ciò che scrive Beppe Grillo sul sacro blog: Di Maio non ha commesso alcun reato, non è coinvolto in scandali di alcun genere. Ma di certo essere “salvato” da Rousseau – tra l’altro poche ore dopo la resa dei conti nell’assemblea dei gruppi parlamentari – non ne rafforzerà la leadership.