Quella dell’immigrazione è una delle sfide più divisive dei nostri tempi, a partire dalla quale si giocherà il futuro delle democrazie nei prossimi anni. Che le opinioni a riguardo siano dunque discordi e polarizzate è insito nella natura stessa della partecipazione democratica; lo è molto meno che il composito carrozzone chiamato PD non abbia ancora elaborato una politica unitaria e condivisa sul tema, nonostante sia stato al governo per tutta la sedicesima legislatura.

L’eccessiva litigiosità e fragilità, causata dall’incapacità di tenere insieme le varie anime del partito, è da sempre il grande limite del PD e della sinistra in generale in tutta la sua storia repubblicana. Da un lato ci sono i renziani, che restano in silenzio dopo aver barattato con l’Europa un briciolo di flessibilità con l’accoglienza unilaterale e deregolamentata; dall’altro c’è la linea dura interpretata da Marco Minniti, volta a favorire i rapporti con le autorità libiche per frenare gli sbarchi, che si scontra con la becera propaganda anti-italiana di Del Rio e Orfini. Quest’ultimo, peraltro, oltre a solidarizzare con il capitano Carola Rakete per aver violato la legge italiana e aver speronato la GdF – per una lezione circa la sovranità della Repubblica italiana, farebbe bene a rivolgersi ad un socialista che risponde al nome di Bettino Craxi durante la crisi di Sigonella -, preoccupato per i diritti umani ha presentato una risoluzione insieme a Leu e +Europa per chiedere la fine della cooperazione con Tripoli. Così facendo, l’intellighenzia di sinistra ha bollato come non solidale ed inumano il buon lavoro svolto da Minniti al Viminale.

Sentir dire dall’ex-ministro dei trasporti: “In caso di necessità si possono violare le leggi”, è indice non solo di mancanza di senso dello Stato, ma anche di irresponsabilità politica e civile, la stessa dimostrata dalla Capitana tedesca che ha ben pensato di infrangere la legge italiana, prima attraccando senza autorizzazione nel porto di Lampedusa, poi speronando la GdF.

In questo grottesco e surreale teatro dell’assurdo, a richiamare all’ordine i “compagni” (si fa per dire ormai) Orfini e Del Rio è niente meno che  l’immacolato Vincenzo De Luca, ertosi a paladino dello Stato di diritto, il quale, nell’attesa tra una frittura di pesce e l’altra, deve aver ben riflettuto sull’importanza del rispetto della legge, tanto da arrivare giustamente ad affermare che: “Chi viola le leggi e pretende di entrare nei nostri confini, deve essere arrestato, non c’è niente da fare. Il fatto che i parlamentari del PD non abbiano colto questo aspetto del problema è un altro atto di ottusità politica”. Perfino a Romano Prodi, uomo non proprio di destra per usare un eufemismo, risulta difficile giustificare in toto l’azione svolta dai parlamentari del PD.

La soluzione al problema dell’immigrazione, se si vuole ottenere come risultato un’integrazione che sia controllata, non può essere né l’accoglienza tout court predicata da Orfini e Del Rio, né tanto meno la strategia della tensione comunicativa sfruttata da Salvini per far percepire come un’emergenza contingente un problema strutturale con cui dovremo fare i conti nei prossimi anni. La quadratura del cerchio potrebbe risiedere nell’accoglienza diffusa e controllata, realizzabile soltanto attraverso un’equa redistribuzione delle quote migranti tra tutti i paesi europei e grazie ad operazioni quali Frontex e Sophia ora interrotte.

La sinistra deve ritrovare se stessa prima che sia troppo tardi. L’unico vero naufragio, infatti, è quello del PD, a cui si potrebbe ricordare, scomodando Seneca, che: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.