Finalmente ci siamo. Dopo giorni di estenuanti trattative, le due camere hanno designato le rispettive massime cariche. I nomi sono: Roberto Fico, per la Camera e Maria Elisabetta Alberti Casellati – nome che riporta alla mente la sempre verde Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare –, per il Senato; un pentastellato ed una berlusconiana, dunque. L’epoca delle grandi intese può pertanto continuare. Come detto, le ore che hanno preceduto la fumata bianca, prevedibilmente, tenendo conto dell’alta funzionalità del Rosatellum, partorito dal “Nazareno”, sono state segnate dai colloqui fra le diverse forze politiche. Subito dopo la chiusura delle urne il 4 Marzo scorso, tralasciando i bei discorsi e le secche smentite di circostanza, non era arduo immaginare un patto, verificatosi puntualmente, tra 5 Stelle e Lega, dato che, proprio a causa della sciagurata legge elettorale vigente, nessuno dei due partiti poteva aspirare a governare in autonomia.

La Lega, pur di non dilapidare la leadership da poco conquistata nel centrodestra, non ha esitato ha pugnalare gli alleati di Forza Italia appoggiando come presidente del Senato, senza prima aver discusso con loro, Anna Maria Bernini. Questa scelta era stata presa in concerto con il partito di Di Maio, che non era disponibile ad appoggiare Paolo Romani – nome su cui Berlusconi si era mostrato irremovibile –, poiché “macchiato” da una condanna. Istantaneamente sono giunte le furenti dichiarazioni dei luogotenenti di Forza Italia che hanno parlato apertamente di “atto ostile” e di “rottura della coalizione”. Saputo del diniego di Silvio la Bernini – da buona vassalla – si è affrettata a ritirarsi dalla corsa allo scranno presidenziale. Tutto, perciò, visti i toni forti, faceva pensare ad una cessazione dei rapporti entro il sodalizio di centrodestra. Ma come si sa in politica, soprattutto di questi tempi, la parola vale quanto i personaggi che la pronunciano – ovvero molto poco – e la sete di potere fa placare rapidamente i bollenti spiriti. Fatto sta che dopo un confronto a Palazzo Grazioli i due litiganti – Salvini e B. -, assistiti da una Meloni in versione balia, sono giunti ad accordarsi sul nome della summenzionata “contessa”. Più facile è stata la scelta del nuovo presidente della Camera, visto che era già stata promessa al MoVimento.

Per ciò che concerne i grillini, vale lo stesso discorso fatto poc’anzi per il Carroccio. Hanno provato subito di accordarsi con l’altro vincitore, per cercare di creare un governo che esautorasse le forze considerate maggiormente di sistema, ossia PD e Forza Italia. I pentastellati, in questa maniera, hanno dimostrato di essersi adattati velocemente alle dinamiche di palazzo, mostrando un atteggiamento molto meno intransigente rispetto ai tempi passati. Nonostante la presidenza del senato sia stata concessa come contentino all’ex Cavaliere, l’esecutivo che si formerà, molto probabilmente, sarà a trazione penta-leghista. Questa novella “strana coppia” si proporrà come “rottamatrice dei vecchi rottamatori” – vedi Berlusconi negli anni novanta e Renzi all’inizio del proprio mandato -. Quello che resta da capire è quali programmi verranno portati avanti, viste le divergenze tra i due protagonisti e le molte ambiguità, mostrate su argomenti d’importanza capitale da Di Maio & Co.

La speranza è che i due leader non rinneghino totalmente, appiattendosi e facendosi fagocitare dalle logiche di potere, la loro vocazione populista. Se così fosse, tradirebbero quelle persone che hanno votato per loro con l’intento di affossare i vecchi partiti, nella speranza di una scossa in grado di far muovere questo paese agonizzante. Su tutta la situazione, comunque, è l’incertezza a farla da padrona. Ai posteri l’ardua sentenza.